Ezra Pound e la sciara

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Tratto dal sito di Heliodromos
Questa foto, probabilmente inedita, ritrae il poeta Ezra Pound a Zafferana Etnea nel Settembre del 1968, affiancato dall’allora comandante dei vigili urbani della cittadina siciliana, in uniforme estiva e sigaretta nella mano sinistra. Ma come c’era arrivato Ezra Pound in quell’estate del ‘68 sulle falde dell’Etna; in quel luogo che fece esclamare a sua moglie: «Questo è proprio un paradiso per un poeta»? Lui che era stato in grado di trarre ispirazione dall’inimmaginabile, dotato di una cultura immensa e di una conoscenza smisurata, di uno stile e una tecnica insuperabili; che aveva avuto contatti e aveva collaborato con i maggiori letterati del ‘900 (William Butler Yeats, Thomas Stearns Eliot, James Joyce, fra gli altri); oltre che autore di un poema, i Cantos, ai vertici della poesia contemporanea.
La risposta la si trova “tirando in ballo” Pier Paolo Pasolini, il quale un anno prima, il 26 ottobre del 1967, aveva intervistato Pound per un programma televisivo curato da Vanni Ronsisvalle (quando la RAI si occupava ancora di cultura!), raggiungendolo nella sua casa di Venezia. Nel corso di quell’intervista egli aveva dichiarato il suo “pentimento” per gli attacchi e l’ostracismo rivolti in precedenza al grande poeta americano, in ossequio alle disposizioni del Partito Comunista Italiano. Ponendosi così sul medesimo versante del governo americano, che aveva sequestrato Pound per dodici anni nell’Ospedale psichiatrico di St. Elisabeth, presso Washington, con la diagnosi di schizofrenia paranoide, depressione e narcisismo. Non potendo, ovviamente, che essere matto da legare chi aveva assunto posizioni critiche verso il “paradiso” capitalistico ed il liberalismo, a cui aveva contrapposto l’organizzazione dello Stato secondo i principi tradizionali confuciani; che aveva duramente condannato l’usura, in quanto “peccato contronatura”; e, colpa massima, aveva manifestato ammirazione per Mussolini e il Fascismo. Un destino da esule in parte simile a quello di Thomas Mann, emigrato dalla Germania negli USA per sottrarsi al regime nazista. Ma dagli esiti totalmente diversi e senza alcuna implicazione psichiatrica, avendo Mann scelto il campo dei “buoni”!
Pasolini, per esternare lo stato d’animo con cui si trova difronte a Pound, parafrasando la sua poesia giovanile “Patto”, contenuta nella raccolta Lustra del 1916 e dedicata da Pound al poeta americano Walt Whitman (quello di «O Capitano! Mio Capitano!», reso celebre al pubblico non letterato dal film L’attimo fuggente), in apertura dell’intervista gli recita i seguenti versi: «Stringo un patto con te, Ezra Pound:/ti ho detestato ormai per troppo tempo. Vengo a te come un fanciullo cresciuto/che ha avuto un padre dalla testa dura;/ora sono abbastanza grande per fare amicizia./Fosti tu ad intagliare il legno/ ora è tempo di abbattere la nuova foresta./Abbiamo un solo stelo e una sola radice: che i rapporti siano ristabiliti tra noi».
A cui Pound risponde, laconico: «Bene, amici allora? Pax tibi, Pax mundi».
Pasolini, da uomo libero e irregolare quale egli fu (a modo suo) per tutta la vita, poco incline alla disciplina di partito, nell’occasione mise da parte l’ideologia comunista e il pregiudizio democratico per dare libero sfogo alla sua passione poetica; evitando ogni demonizzazione preventiva — tipica dei comunisti! — nei confronti di colui che aveva assunto posizioni culturali e artistiche totalmente contrarie e non riconducibile agli interessi egemonici del partito fedele a Mosca. Ed è molto probabile che fu proprio questa ritrovata “amicizia”, in accordo con Ronsisvalle, a spingerlo ad invitare Ezra Pound a far parte della giuria del premio Brancati-Zafferana, di cui egli era uno dei componenti, insieme ad Alberto Moravia, Elsa Morante, Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo.
Pier Paolo Pasolini (seduto) al premio Brancati-Zafferana 1968
Il Brancati-Zafferana fu, di fatto, una delle manifestazioni più importanti nella stagione dei premi letterari italiani. Istituito nel 1967 su suggerimento di Vanni Ronsisvalle dal sindaco di Zafferana Etnea dell’epoca Alfio Coco per ricordare la memoria dello scrittore siciliano Vitaliano Brancati, che proprio a Zafferana era solito trascorrere le vacanze estive in compagnia della moglie, l’attrice teatrale Anna Proclemer, e che nella cittadina etnea aveva ambientato il suo romanzo più celebre “Paolo il caldo”; nel corso degli anni vide premiati numerosi scrittori fra quelli che dominavano la scena letteraria italiana ed internazionale del secondo ‘900, fra cui Elsa Morante, Maria Luisa Spaziani, Cesare Zavattini, Ercole Patti, Lucio Piccolo (cugino di Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo, e barone di Calanovella, che per prendere parte alla prima cerimonia di premiazione, arrivò da Capo d’Orlando a Zafferana Etnea a cavallo della sua moto), Jorge Amado, Giuseppe Bonaviri, Maria Occhipinti, Stefano D’Arrigo, Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Alexander Solgenitsin e lo stesso Ezra Pound.
Quell’anno che vide la partecipazione di Pound, Pasolini venne accolto in Sicilia col lancio di finocchi da parte dei rappresentanti del Guf (Gruppo Universitari Fiamma) di Catania, che intendevano protestare, con quel dispiegamento di ortaggi, per la prevalenza di elementi di sinistra fra i giurati e per l’omosessualità dichiarata dello scrittore friulano. Qualcuno scrisse: «Pasolinidi occupano Zafferana, banchettano a spese della regione, scrittori comunisti scialacquano il denaro del popolo». Una trovata, il lancio di finocchi, tutto sommato goliardica e sicuramente meno omofoba (come si dice oggi) dell’espulsione dal Partito Comunista inflitta allo stesso Pasolini, a causa delle sue tendenze sessuali. Tempi oramai lontani ed epoche remote, quando le cose e le persone stavano ancora ognuna al loro posto e il termine “compagno” indicava ben altro che le odierne devianze LGBT!
Ad ogni modo, il “Brancati Zafferana Etnea” di quell’anno vide una spaccatura fra il gruppo romano dei giurati, che parteggiava per Elsa Morante, ex moglie di Moravia, e quello siciliano, che invece voleva assegnare il Premio allo scrittore di Castelbuono Antonio Castelli, e al suo romanzo Entromondo. Essendo stata premiata la Morante col romanzo Il mondo salvato dai ragazzi — come da copione, del resto, dato che queste manifestazioni sono sempre state gestite da quelle “massonerie letterarie” stigmatizzate, a suo tempo, da Julius Evola — Leonardo Sciascia diede le dimissioni dalla giuria e andò via da Zafferana indignato per l’esito della votazione.
Non sappiamo quale posizione prese allora Ezra Pound, ma da uno come lui, che durante la sua lunga vita (sarebbe morto quattro anni dopo a Venezia, il 1° Novembre del 1972, all’età di 87 anni) era stato a stretto contatto con autentici “giganti” della letteratura mondiale, non ci si poteva certo aspettare una grande considerazione per i “nani” con cui si trovò ad avere a che fare in quell’occasione. Per cui ci sembra del tutto naturale e molto significativo quanto si disse a proposito del suo soggiorno etneo.
Alloggiato a Zafferana all’Albergo Airone — di proprietà della famiglia Longo, dove in passato era stato collocato il primo televisore del paese, facendolo diventare meta di pellegrinaggio di tutti i telespettatori del circondario, e dove aveva alloggiato lo stesso Brancati durante le sue vacanze estive — a un certo punto si persero le tracce del poeta e non si riusciva a trovarlo da nessuna parte. Come raccontò in seguito Vincenzo Consolo: «Un pomeriggio come un mezzogiorno senza fine, in quell’ora sospesa su un mondo senza ombre (…), nell’ora del sonno e del silenzio, Pound, eludendo ogni vigilanza, scende dalla sua camera, attraversa il salone dell’albergo immerso nella penombra, esce all’aria infuocata, alla luce accecante del terrazzo. Si porta alla balaustra, lì rimane rigido e immobile, nella contemplazione di quel nero mare, di quel mondo folgorato, di quella distesa ferrosa e sonante».
E possiamo immaginarcelo il vecchio poeta, dal corpo oramai rinsecchito e senza linfa, ma dallo sguardo ancora vigile e dotato di una profonda luce, davanti alla sciara, in contemplazione di quel paesaggio che già tanti poeti aveva attratto ed ispirato prima di lui. Quel mare di pietra lavica cristallizzata in onde nere, ai piedi del vulcano più grande d’Europa. Quel deserto arido e forte che nulla concede ai sentimenti e che non asseconda le passione umane; indicando, piuttosto, la via secca e solare che conduce, colui che sa percorrerla, alla dimora degli dei e alle più alte vette della condizione umana.
Pound, in quei momenti intensi, già prossimo alla fine del suo percorso terreno, avrà forse ripensato a certi suoi antichi versi giovanili, che recitavano: «Immobile, fui un albero nel bosco,/seppi la verità di cose prima ignote;/di Dafne e della fronda d’alloro/e di quei vecchi sposi che ospitarono gli dèi/e divennero roveri in mezzo alla brughiera./Non prima che gli dèi fossero stati/benignamente invitati ed accolti/al focolare della casa diletta/poteron essi compiere il miracolo./Eppure sono stato un albero nel bosco/ed ho compreso molte cose nuove/che prima erano follia per la mia mente».