Incise sulla pietra | L’indicazione e la determinazione del beato

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Una volta il Sublime dimorava presso Sâvatthî, nella Selva del Vincitore, nel parco di Anâthapindiko. Là il Sublime si rivolse ai monaci: “Vi esporrò l’indicazione e la determinazione del beato; ascoltate con attenzione:

Il passato non persegua né aspiri al futuro:
abbandonando il passato e rinunziando al futuro,
non si faccia afferrar dal presente:
solo a ciò il savio inclini la mente.

Oggi è da fare battaglia! Chi sa, se si è morti dimani?
Non c’è per noi tregua con la grande armata della morte!
Chi vive così, giorno e notte instancabil lottando:
quei si fa beato, e santo si chiama sapiente.


E come, monaci, si persegue il passato? ‘Tale forma avevo nel tempo passato’; ‘tale sensazione’; ‘tale percezione’; ‘tale concezione’; ‘tale coscienza’: di ciò si compiace. E come non lo si persegue? ‘Tale forma avevo nel tempo passato’; ‘tale sensazione’; ‘tale percezione’; ‘tale concezione’; ‘tale coscienza’: di ciò non si compiace. E come si aspira al futuro? ‘Di tale forma sia io nel tempo futuro’; ‘di tale sensazione’; ‘di tale percezione’; ‘di tale concezione’; ‘di tale coscienza’: di ciò si compiace. E come non si aspira al futuro? ‘Di tale forma sia io nel tempo futuro’; ‘di tale sensazione’; ‘di tale percezione’; ‘di tale concezione’; ‘di tale coscienza’: di ciò non si compiace. E come si è afferrati dalle cose presenti? Ecco, monaci, un ignorante uomo comune non discerne i santi, è ignaro della santa dottrina, non è istruito in essa; non discerne i buoni, è ignaro della dottrina dei buoni, non è istruito in essa; considera la forma come se stesso, o se stesso come inerente alla forma, o la forma in se stesso, o se stesso nella forma: considera allo stesso modo la sensazione, la percezione, la concezione, la coscienza. E come non si è afferrati dalle cose presenti? Ecco, monaci, un istruito santo discepolo discerne i santi, conosce la santa dottrina, è educato in essa; discerne i buoni, conosce la dottrina dei buoni, è istruito in essa; non considera la forma come se stesso, o se stesso come inerente alla forma, o la forma in se stesso, o se stesso nella forma: non considera allo stesso modo la sensazione, la percezione, la concezione, la coscienza.

(Canone pāli – Suttapitaka – Majjhima Nikaya – Raccolta dei discorsi medi 131)