Fuoco 7 | Cento anni dalla Marcia su Roma: l’anniversario scomodissimo

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Tratto da leggifuoco.it


La Holding Antifascismo S.p.A. si getta a capofitto sulla ghiotta occasione. Il resto del mondo politico, economico, culturale e artistico, saprà rimanere immune dalla lettera scarlatta della reductio ad predappium?

Nel parafrasare un noto saggio di Julius Evola, non ci si poteva esimere dal soffermarsi sull’anniversario scomodissimo che quest’anno casca a fagiolo, a un mese dalle elezioni politiche anticipate e in prossimità della costituzione di un governo. Quest’ultimo, presumibilmente più filo Euro-UE-NATO come mai si era visto in Italia. Del resto, il direttore è stato chiaro: ‘mezza parola fuori posto e finisci a scrivere per il giornalino della parrocchia’. Queste, le simpatiche premesse per affrontare comodamente un anniversario decisamente scomodo per i sinceri democratici.

È fuori discussione il fatto che, a prescindere da come si vogliano ricordare, commemorare o registrare negli annali della storia e del giornalismo, la Marcia su Roma e il Fascismo rimangono due fenomeni intimamente legati non solo nella sostanza ma, soprattutto, nella forma. Irruzione violenta delle masse sullo scenario politico che stravolge completamente le narrazioni sin lì affermatesi. Evento che ha cambiato la storia dell’umanità e anche i più tiepidi se ne dovranno fare una ragione: non basteranno cento anni di studi, ricerche, investigazioni, cronache e saggi; questo anniversario genererà lacerazioni e conflitti, frutto di una memoria tutt’altro che condivisa e più che mai irrisolta. Sostanzialmente per due ragioni: in primis è evidente che se si vuol comprendere il presente, da quei fatti – nonostante ogni partigianeria – non se ne può prescindere; poi, diciamola tutta, il fascismo ancora tira. E di brutto.

Da un lato, c’è da tentare la disamina di un fenomeno, in un contesto nel quale si concede ribalta mediatica a pseudo-giornalisti, i quali affermano che da 300 anni «non esistono intellettuali di destra». Dall’altro, ci siamo noi che non abbiamo pregiudizi, che nella triade ‘Dio, Patria, Famiglia’ non vediamo la vita che vede la Cirinnà, in ragione del fatto che la ritroviamo da Hammurabi a Donald Trump (ed è tutto dire), passando per le rivoluzioni nazionaliste islamiche e per il tercerismo sudamericano. Non è un caso infatti che, proprio secondo le indicazioni evoliane, non facciamo di tutto il fascismo un fascio e che non abbiamo remore ad affermare che nella Marcia su Roma e nel fascismo stesso ci sia a dir poco più di qualche aspetto problematico. 

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