Cosa succede in Irlanda del Nord?

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Dopo la storica vittoria del Sinn Fein alle ultime elezioni di maggio, l’Irlanda del Nord tornerà al voto per via del mancato appoggio del partito Unionista.
In Irlanda del Nord vige infatti una regola, nata in seguito agli accordi di pace del Venerdì Santo, che impone una condivisione di forze fra maggioranza e opposizione. Opposizione che ha volutamente boicottato il raggiungimento di un accordo per riportare il paese alle elezioni.
La premier nordirlandese Michelle O’Neil, frustrata dall’opposizione unionista, ha giustamente ricordato come questo clima, unito ai problemi legati alla Brexit e al sistema doganale fra Irlanda del Nord, l’isola e il resto del mondo, siano un problema per famiglie e lavoratori, le vere vittime della cieca retorica del partito unionista. Secondo lei infatti: “… è importante che i lavoratori e le famiglie siano messi a conoscenza di cosa accadrà ora…” e che “non è accettabile che dopo sei mesi da quando il popolo si è espresso … gli unionisti continuano a bloccare la formazione dell’esecutivo”. 
Una critica più che giusta, vista anche la situazione di caos in cui da qualche mese a questa parte è sprofondato il Regno Unito. Le dimissioni di Boris Johnson prima e di Liz Truss poi hanno infatti bloccato dei processi fondamentali utili a risolvere il protocollo che delimita il confine doganale nel Mare d’Irlanda e il controllo delle merci che dall’Irlanda del Nord entrano in Britannia. 
A soffrire di tutti i problemi, interni ed esterni del Regno Unito è come sempre il popolo irlandese, che a maggio aveva dato una chiara indicazione di voto e di indirizzo politico, e che ora, a pochi mesi di distanza, si ritrova obbligato ad andare alle urne. La storica vittoria del Sinn Fein aveva infatti scatenato il malumore degli Unionisti e di coloro che dipendono da Londra, che sono contrari alla tanto attesa riunificazione dell’isola.

(tratto da ilfattoquotidiano.it) – Brexit, stallo politico in Irlanda del Nord per i veti dei partiti sul protocollo. Londra: “Obbligati a indire nuove elezioni”

Il tempo è scaduto. La Brexit ha congelato Stormont (il parlamento dell’Irlanda del Nord), portando le sorti politiche della nazione dallo stallo alla totale incertezza, fino a una nuova tornata elettorale. Sei mesi non sono bastati per formare il nuovo governo di unità nazionale tra i repubblicani indipendentisti dello Sinn Fein e gli unionisti del DUP, dopo la sorprendente scalata dello Sinn Fein che a maggio era riuscito a vincere le elezioni per la prima volta nella storia travagliata e violenta del paese.

Gli accordi di pace del Venerdì Santo impongono infatti che la formazione dell’esecutivo sia presieduta dalla condivisione di poteri tra le forze politiche di maggioranza, ma gli unionisti democratici (DUP), arretrati a secondo partito in campo, hanno boicottato il processo per fare pressioni su Downing street, annunciando che avrebbero disertato le consultazioni con lo Sinn Fein fino a che non avessero ottenuto lo stralcio del protocollo Brexit sugli accordi commerciali tra Londra e Belfast, già siglato da Boris Johnson e dall’Unione Europea.

Un disegno di legge per la modifica di alcune parti del Protocollo che delimita un confine doganale nel Mare d’Irlanda per il controllo delle merci in entrata dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord, è sul tavolo della Camera dei Lord in seconda lettura. Intanto però Liz Truss, la premier che l’ha proposta, si è dimessa e il governo di Londra si trova in una tempesta politica ed economica, sotto gli occhi di Europa e Stati Uniti pronti a cominciare una guerra commerciale con il Regno Unito se la legge, che consentirà a Downing Street di ribaltare unilateralmente gli accordi stretti a Bruxelles, otterrà il consenso di re Carlo III.

Così dalla mezzanotte di venerdì, l’Irlanda del Nord non ha di fatto un esecutivo e le regole imporrebbero che il paese andasse a nuove elezioni. Se solo la politica seguisse un manuale. “Ho limitate opzioni davanti a me, continuerò ad avere colloqui con i partiti che sono contrari ad avere un nuovo voto. Ma hanno sottoscritto gli accordi e dunque per legge ora ho l’obbligo di indire nuove elezioni”, ha detto il ministro all’Irlanda del Nord, Chris Heaton-Har, che però non comunicherà la data (inizialmente prevista per il 15 dicembre) prima della prossima settimana.

Le nuove elezioni dovranno essere indette entro 12 settimane ed il ministro sta prendendo tempo mentre la squadra del neo premier Rishi Sunak cerca di sistemare la questione del Protocollo, tra la frustrazione di un popolo lasciato orfano di ministri che possano risolvere la crisi economica e sociale del paese.

“Abbiamo bisogno di un esecutivo funzionante in Irlanda del Nord, è importante che i lavoratori e le famiglie siano messi a conoscenza di cosa accadrà ora e che sappiano in che modo potranno avere politici che lavorano insieme per sostenerli in questo momento difficile, tra carovita e crisi del sistema sanitario – ha tuonato Michelle O’Neill, leader dello Sinn Fein – Non è accettabile che dopo sei mesi da quando il popolo si è espresso e noi abbiamo avuto il mandato per lavorare insieme al DUP – ha detto ancora O’Neill – gli unionisti continuano a bloccare la formazione dell’esecutivo perché non gli è piaciuto il risultato delle elezioni”.