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Mistica della Rivoluzione Fascista

Dalla recensione di Rutilio Sermonti alla prima edizione:
«[…] Del Giani possono leggersi numerosi articoli, scritti dal 1932 al fatale 1941, in cui la natura mistica erompe al calor bianco, collocando tutto il resto su un piano secondario e, in fondo, anche opinabile. Ma più ancora ci rivela tutto il suo stile di vita e la sua stessa morte. La mistica è coerenza assoluta: non ammette contraddizioni. E, se è vero che essa non si può enunciare come un progetto o come un teorema, ma si può soltanto vivere, l’opera recensita consegue certamente il risultato di farci intendere come essa illumini e non contrasti nessuno dei concetti a noi cari. Così quello di ‘Tradizione’, di cui Giani scrive […]: “Il Fascismo è un richiamo violento alla Tradizione, non è un ritorno o una ripetizione. Per noi fascisti, la Tradizione è (…) e non può essere che dinamica. Altrimenti si parlerebbe di conservatorismo e di reazione”. […] Il libro va letto tutto e in pensosa solitudine, per respirare lo spirito che sottende tutti gli interventi […]. Si troverà in esso anche un’esortazione oggi attualissima, nello smarrimento generale del mondo liberaldemocratico».

Dall’introduzione della Comunità Militante Raido alla seconda edizione:
«Gli eroi, si dice, son tutti giovani e belli. Non è vero. Gli eroi non sono tutti uguali, alcuni hanno una personalità e dei meriti così forti che superano tutti gli altri. E? questo il caso di Niccolò Giani, domenicano del Fascismo, eroe fra gli eroi. Quando curammo la prima edizione di Mistica della Rivoluzione Fascista (Il Cinabro, Catania 2010), infatti, non volemmo limitarci ad un semplice tributo a Giani, a un’operazione nostalgica o, peggio ancora, commerciale. L’idea di una raccolta integrale degli scritti di quell’illustre sconosciuto che codificò la Mistica Fascista, semmai, nacque dall’esigenza di rispondere ad una domanda ineludibile: che cosa fu il Fascismo? In molti, nel tempo, si sono cimentati offrendo interpretazioni interessanti e stimolanti – a volte – o, molto più spesso, del tutto fuori bersaglio. Noi, che come militanti politici proprio dall’esperienza storica del Fascismo siamo partiti per approdare ad una Weltanschaaung che si chiama Tradizione, quando poi ci siamo imbattuti in Giani, in Guido Pallotta o in Berto Ricci, ci siamo in realtà ricongiunti al Fascismo ma, finalmente, in una dimensione più completa, autenticamente ortodossa perché universale e romana. L’incontro con la Scuola di Mistica Fascista dirime, infatti, molte delle incomprensioni e delle letture a senso unico del fenomeno fascista – fatte sia da destra che da sinistra – perché obbliga a tornare al cuore di questo, impone il riconoscimento dell’essenzialità, di ciò che è centro e non periferia all’interno del Fascismo».

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Fascismo e antiborghesia

Documenti per il Fronte della Tradizione. Collana “Mistica del Fascismo”. Fascicolo 51.
L’uomo fascista pone se stesso al servizio della propria comunità, in funzione dell’Idea; per questo, egli è in perpetua lotta contro la meschinità borghese, del borghese che si nasconde in ognuno di noi, che in ogni momento ci suggerisce di imboscarci ed abbandonare la lotta, offrendoci sempre delle buone scuse.
Possiamo allora identificare la Rivoluzione Fascista come l’ultima grande rivoluzione contro lo spirito borghese, quello che alberga in ognuno di noi.
Per questo, nel centenario della Marcia, si ripropone lo scritto con cui Enzo Leoni, già docente della Scuola di Mistica Fascista, identificò, con la tipica e scanzonata ironia fascista, il nemico della Rivoluzione nel borghese: colui che agisce vigliaccamente e unicamente per il proprio tornaconto e sempre preoccupato per ciò che sta per perdere secondo il pavido ideale del “giusto mezzo”.

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Contro l’impero delle menzogne

L’operazione militare speciale in Ucraina e la fine della globalizzazione nei discorsi di Vladimir Putin.

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Fuorigioco n°1 Primavera 2022

La prima rivista italiana dedicata alla storia delle curve italiane ed europee, alle vicende del tifo organizzato dagli Anni ’70 agli Anni ’90, il primo trimestrale sulle sottoculture a 360° (musica, stadio, birra, strada, ecc), con ampio apparato iconografico.

Il numero 1 della prima rivista italiana dedicata alla storia del mondo ultras, delle vicende del tifo organizzato italiano ed europeo, delle sottoculture. Nella prima uscita del trimestrale: la storia delle fanzine italiane ed europee, l’intervista a Fabio Bruno, chiacchierata con i fondatori degli Ultras Ghetto Reggiana, le foto tifo anni ’70, rare e inedite e tanto altro. Poi musica: bovver rock, intervista ai Faz Waltz e Hard Wax. Racconti dal bancone, recensioni, Andy Capp…

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