Guerrieri d’Europa | La Guerra civile russa

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La storia del nostro Continente è costellata da innumerevoli di esempi di valore incarnati da altrettanti di eroi che si sono distinti in battaglia, indipendentemente da vittoria e sconfitta.  

Riscoprirne le gesta è un dovere e l’obiettivo di questa rubrica a cadenza mensile.


Un po’ di tempo fa su questa rubrica avevamo trattato dei Freikorps e della rivoluzione rossa, che per poco non vinse la Germania. Oggi parleremo invece di una guerra civile il cui esito ha spedito negli abissi un intero popolo per oltre 70 anni. La guerra civile russa. Qualcuno si potrebbe chiedere che cosa questa rubrica, che tratta di gesta eroiche avvenute sul nostro continente, abbia a che fare con una guerra che ha portato il comunismo in un Paese immenso come la Russia trucidando la famiglia imperiale.
La risposta è semplice: un eroe va elogiato non solo dopo una vittoria, ma anche dopo una sconfitta, perché se da una parte c’erano i “rossi” dall’altra c’erano i “bianchi”, che nonostante la sconfitta fecero vedere i cosiddetti “sorci verdi” più di una volta ai rossi. 
Prima di iniziare a narrare le gesta degli eroi più valorosi di questo sanguinoso conflitto, è giusto dire che tra i bianchi non tutti furono dei tenaci difensori della centenaria monarchia dei Romanov. Tra le file bianche troviamo anche molti di coloro che avevano fatto la rivoluzione di febbraio (di stampo repubblicana) e addirittura i socialrivoluzionari, di sinistra non marxista e acerrimi rivali dei bolscevichi. 
Subito dopo la rivoluzione d’Ottobre e la conseguente salita al potere dei bolscevichi, cominciarono a crearsi, un po’ a macchia d’olio, vari eserciti controrivoluzionari in tutto lo sconfinato territorio russo.
Ad esempio, a sud troviamo i cosacchi, che, oltre a essere in prevalenza anticomunisti, volevano l’indipendenza per le loro terre. Ad essi si aggiunsero, dopo un’avventurosa ritirata, le  poche truppe russe del generale Kornilov, che cadrà nell’aprile del 1918 nel tentativo di conquistare Ekaterinodar (il suo corpo fu poi trovato dai rossi e barbaramente seviziato).
Sempre a sud è dove durante i primi tempi della guerra combatterono alcuni dei generali bianchi più valorosi di tutto il conflitto: oltre al già citato Kornilov troviamo anche il generale Markov, un vero e proprio mito per i suoi uomini, che cadrà combattendo contro i rossi, o il generale Drozdovskij, che cadrà combattendo sul fronte del Don dopo aver marciato con i suoi uomini dalla Romania (dalle sue memorie risulta che a volte lui e i suoi uomini marciavano per oltre 40 miglia al giorno).
Questi generali, soprattutto a inizio guerra, furono proprio coloro che permisero alla controrivoluzione di non essere strangolata sul nascere, anche perché almeno a inizio guerra, la qualità tra i due schieramenti era notevolmente a favore dei bianchi, non tanto da un punto di vista dell’equipaggiamento (che per tutta la durata sarà veramente scarso per entrambe le parti, con alcuni reparti costretti a combattere scalzi) ma dal fatto che i bianchi  continuavano ad avere il ferreo inquadramento dell’esercito zarista, al contrario dei rossi che nonostante l’enorme quantità di soldati peccavano gravemente (almeno nella prima parte del conflitto) di una cronica mancanza di disciplina.
A conferma del tradizionale rapporto inversamente proporzionale tra qualità e quantità. Il conflitto fu talmente totalizzante da potervi trovare personaggi di tutti i tipi: dal leggendario barone Von Ungern Sternberg alla romantica figura del generale Kolcak. Sarà proprio lui, nel momento cruciale della guerra, a diventare il comandante de iure di tutte le forze bianche fino alla sua morte, avvenuta nel febbraio del 1920 a Irkutsk. Proprio nella città siberiana campeggia dal 2004 una statua del generale, raffigurato con il suo caratteristico mantello posato sulle spalle.
Per concludere, è doveroso ricollegarsi al passaggio iniziale, ribadendo come non sia tanto la vittoria o la sconfitta quello che conta (anche se, ahinoi, ha sradicato un popolo dalle sue origini per decenni), ma il sentire comune che portò tanti giovani russi a farsi ammazzare per un Impero che era già morto, e per un’Idea che sembrava esser sempre più oscurata dalla marea rossa.
 Ma senza perdere mai la fede.