Furor | Riscoprire il Dono come arma contro l’ipocrisia

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È sempre brutto venire a conoscenza di notizie di cronaca nera, specialmente se riguardano la propria città natale. Ma ancora più brutto e soprattutto provoca disgusto, è l’ipocrisia relativa all’indignazione che si genera quando tutti si lasciano andare a sterili sentimentalismi.
La famiglia colpita da questa tragedia aveva più volte chiesto aiuto a chi, invece, si è occupato degli affari propri, abbandonando i propri cittadini al loro – in questo caso atroce – destino. Uno Stato dovrebbe essere  composto da istituzioni in grado di fornire aiuto ai cittadini che realmente ne abbiano bisogno. Oggi invece assistiamo ad uno scenario squallido in cui spesso chi ha bisogno viene abbandonato, mentre chi invece potrebbe svolgere diverse mansioni, riceve sussidi e aiuti di vario genere. La degradazione dell’essere umano non può che portare a queste conseguenze. Con questo scritto non vogliamo fare una guida sul nostro stato ideale, sappiamo che parlare di uno Stato organico, in un momento in cui gli individui rifiutano i valori Sacri ed Eterni, è un concetto per coloro i quali detengono determinate e ormai rare attitudini. Speriamo soltanto che nessuna famiglia venga più abbandonata da chi ha il dovere e la responsabilità di doverla tutelare.
L’aiuto, però, potrebbe essere almeno in parte colmato dai cittadini stessi. Per fare questo occorrerebbe mettere da parte individualità ed egoismi, riscoprire la bellezza del Dono puro ed impersonale, per essere sempre pronti ad aiutare “il fratello ferito dalla sventura”. Se gli individui tornassero a riscoprire la bellezza (anche del Dono e del Sacrificio), ogni famiglia sarebbe composta da uomini differenti da quelli moderni, e fonderebbe i propri pilastri su fondamenta differenti.
Si tornerebbe ad accettare i vari ruoli che compongono la famiglia, come quello del pater familias: figura eroica in grado di indirizzarla e rappresentarla davanti a Dio. Oggi invece i ruoli non vengono rispettati perché non si ha la concezione che essi siano stabiliti dall’Alto, e l’uomo moderno crede che ogni tipo di autorità sia sinonimo di brutalità e comando. In questo mondo che ormai tutto brucia per non ricostruire, dobbiamo ricordarci di mantenere vivo quotidianamente il nostro giuramento.

(Tratto da Rainews.it) – Cosa sappiamo dell’incendio di Catanzaro che ha strappato la vita a tre fratelli

La notte del 22 ottobre dormivano tutti a casa Corasoniti, al quinto piano di un edificio popolare nella zona sud di Catanzaro. Via Caduti XVI marzo 1978, quartiere Pistoia.

Poi le fiamme, le urla, il fumo, e il suono delle sirene dei mezzi di soccorso dei vigili del fuoco e delle ambulanze. 

Pochi attimi, una manciata di minuti, che hanno per sempre strappato la vita a Saverio, 22 anni, Aldo Pio di 16 anni e Mattia, 12 anni. Tre fratelli. 

Il padre Vitaliano, 42 anni, la madre Rita Mazzei, 41, e gli altri due figli della coppia, Zaira Mara di 10 e Antonello di 14 sono stati salvati dai soccorritori.

Dal balcone i vigili sono riusciti a raggiungere i genitori, la sorellina e l’altro fratello che sono stati portati a terra con l’autoscala.

La madre, come ha raccontato una vicina tra le lacrime, ha anche tentato di proteggere la figlia con un abbraccio prima di essere avvolta dalle fiamme. 

Adesso la donna lotta tra la vita e la morte nel centro grandi ustionati di Bari mentre la piccola è stata ricoverata in un centro pediatrico specializzato di Napoli.

Il padre delle vittime, Vitaliano, invece, intossicato e intubato si trova ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro insieme all’altro figlio Antonello.

I ragazzi più grandi, Saverio e Aldo Pio, hanno tentato di mettersi in salvo ma i loro corpi sono stati trovati a poca distanza dal balcone, semicarbonizzati. 

La vittima più piccola, Mattia, invece, è stata trovata nel bagno. 

È una storia difficile e drammatica quella vissuta dalla famiglia Corasoniti.

Il maggiore dei figli, Saverio, morto nell’incendio, era autistico. Il padre Vitaliano, venditore ambulante di abbigliamento, parlava spesso di lui su Facebook, denunciando la situazione che il giovane viveva e chiedendo alle istituzioni assistenza domiciliare e figure esperte che potessero rendere più semplice la vita del figlio. 

La famiglia Corasoniti, inoltre, aveva subìto minacce e furti nella casa in cui vivevano precedentemente, poi occupata abusivamente al rientro da una giornata al mare. 

Così dovettero lasciare la casa. I nuovi occupanti non vollero neppure restituire il cagnolino che i Corasoniti avevano lasciato sul balcone: dovettero intervenire i vigili del fuoco con una scala. 

A quel punto cominciò una battaglia per ottenere una nuova sistemazione e alla famiglia fu assegnata la casa in cui si è verificata, due notti fa, la tragedia. 

“Una giornata da incubo nei quartieri a sud della città, due inquietanti episodi che sono entrambi figli dell’emarginazione e del degrado”, scrive su Facebook il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita, che fa riferimento non solo all’incendio in casa Corasoniti, ma anche ad una sparatoria avvenuta nella stessa zona nella serata di ieri che ha provocato tre feriti.

“Ieri sera ho di nuovo interloquito con il Prefetto che oggi stesso procederà alla convocazione del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico che si riunirà domani alle 17”, fa sapere il primo cittadino. 

“Ieri è stato un giorno triste per Catanzaro ma non possiamo limitarci alle lacrime e alle parole – scrive ancora il sindaco di Catanzaro-. Sappiamo che occorre una risposta forte dello Stato e che essa deve essere accompagnata da un analogo sforzo sul versante sociale, con un adeguato investimento nei quartieri dimenticati da decenni. Catanzaro deve essere una comunità forte e unita, deve isolare le mele marce e aiutare chi è rimasto indietro”.

Anche il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha espresso cordoglio e solidarietà invitando a pregare, ha detto, “per chi non c’è più”.

Intanto, nuovi sopralluoghi saranno svolti nei prossimi giorni da vigili del fuoco e carabinieri per accertare le cause che hanno provocato l’incendio.

Il primo sopralluogo, effettuato ieri dopo l’estinzione del rogo, infatti, non ha permesso ai tecnici di accertare l’origine delle fiamme perché all’interno dell’appartamento, di poco meno di 100 metri quadrati, è andato tutto bruciato. 

I nuovi accertamenti dovranno essere affidati dalla Procura della Repubblica di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri che ha aperto un fascicolo contro ignoti con le ipotesi di reato di omicidio e disastro colposo. Un atto necessario per poter effettuare le autopsie sui corpi delle tre giovani vittime.