Nuove Distopie Alimentari: Il latte senza mucche

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Potremo aprire una rubrica oramai. Latte Cow Free dalla Danimarca, grattacieli per l’allevamento intensivo della carne di maiale dalla Cina, sono solo due delle distopie alimentari che in questi giorni tornano in auge nel mondo dell’agroalimentare e dei social media (ma in realtà se ne parlava delle stesse situazioni già da alcuni anni, quello che ora si vede altro non è che i risultati di tali passate, “in sordina”, notizie). 
Dopo l’entomofagia di cui abbiamo già parlato recentemente ecco arrivare dalla Danimarca la mega fabbrica per produrre il “latte senza mucche”, nuova (ma neanche troppo visto che se ne parla da almeno il 2018) deriva distopica del futuro agroalimentare europeo. 
“Real dairy. No cows”. Lo slogan dei suoi ideatori, la start up israeliana Remilk, pronta a produrre latte e formaggi senza utilizzare vacche o altri animali. 
Il capitale raccolto in questi anni per partire è stato di 120 milioni di dollari e pare abbia già avviato i cantieri a Kalundborg, Danimarca, per la realizzazione della più grande fabbrica/laboratorio per la produzione di latte sintetico, sfruttando un’area vasta quasi 70mila metri quadrati. Chissà quanto sfrutta un allevamento a pascolo “vero”. 
“Non un sostituto vegetale, ma un prodotto che verrà impiegato come alternativa al latte di origine animale e per la produzione di frullati, bevande a base di caffè o tè”, così dicono i loro produttori. Ma come faranno? Presto detto. In poche parole, “copiano” il gene responsabile della produzione delle proteine ​​del latte nelle mucche e lo inseriscono in alcuni microorganismi per la fermentazione, dei lieviti (sì, lieviti – della stessa famiglia dei lieviti di birra e di panetteria che conosciamo così bene). Il gene va praticamente a “insegnare” al lievito come produrre la proteina del latte in modo efficiente. Viene quindi posto nei fermentatori dove si moltiplica rapidamente e produce vere proteine ​​del latte, identiche assicurano, a quelle prodotte dalle mucche, che sono i mattoni fondamentali del caseificio tradizionale che conosciamo e amiamo. Queste preziose proteine ​​vengono poi combinate con vitamine, minerali, grassi e zuccheri (tutto sempre da sintesi) per formare ogni possibile genere di latticino o derivato del latte…
Beh, dobbiamo commentare? Sembra fantastico vero? Praticamente vi hanno fatto una testa tanta contro gli OGM e ora se è un lievito geneticamente modificato va bene, ma i problemi nascosti sono gli stessi! E non si parla solo di rischi sulla salute nel lungo periodo. Fare un formaggio non è una cosa banale, porta con sé millenni di arti e tradizioni umane, i nostri antenati hanno scoperto e praticato la caseificazione già durante l’Età del Bronzo, e noi già stiamo perdendo tutto questo senza il latte “cow free”, figuratevi con l’aumentare di iniziative del genere.
 
Esiste una civiltà pastorale che è stata il fulcro dello sviluppo umano per secoli e secoli, esiste una dignità nell’attività di allevamento e pastorizia, una sapienza antica nei processi di caseificazione e una qualità organolettica irraggiungibile. Vacche, pecore e capre (solo per citare gli animali con vocazione da latte) hanno permesso di tracciare quella rete della transumanza che ha fatto grande e crescere tutta l’Europa, nel 2019 l’Unesco riconosce la transumanza quale patrimonio immateriale dell’umanità, ma quanto resterà di tutto questo se non belle parole? Formaggi e latticini sintetici sempre a miglior prezzo e basso costo di produzione, e poi un pastore appenninico che alleva per un anno, degnamente e con rispetto dell’animale, proseguendo una tradizione millenaria, transumando e mantenendo vivi i pascoli antichi e i sentieri, permettendo di non perdere biodiversità e che la forestazione da abbandono prenda il sopravvento distruggendo interi ecosistemi, sapete quando guadagna in un anno con un montone da lana? Circa 14€. Bisogna commentare? 
Questi di Remilk (e le informazioni potete trovarle sul loro sito), affermano che i loro prodotti sono “incredibilmente deliziosi, intelligenti e belli”. Che i loro sono “prodotti indistinguibili dai latticini vecchio stile, sfoggiando lo stesso gusto, consistenza, morbidezza e bontà!” Ci credete? Stanno per sbarcare sul mercato europeo…
Qualcuno, seppur blandamente sembra accorgersi dell’inganno: “Un’aggressione che, dietro belle parole come “salviamo il pianeta” e “sostenibilità, nasconde l’obiettivo di arrivare a produrre alimenti facendo progressivamente a meno degli animali, dei campi coltivati, degli agricoltori stessi” ha detto Coldiretti, aggiungendo poi “Assieme a Filiera Italia, abbiamo smontato una dietro l’altra le bugie che ci celano per esempio, sulla presunta bistecca green, che in realtà non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore e non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato.”
Non si sono fatte attendere difatti anche le critiche di Filiera Italia, per bocca di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato: “inaccettabile di fronte a tutto ciò l’atteggiamento di quelle istituzioni che nulla fanno per controllare l’effettivo impatto sulla salute umana e sull’ambiente di questi alimenti sintetici. Attenzione, carne e latte di sintesi sono solo i primi prodotti a cui seguiranno tanti altri alimenti nessuno escluso se si lascerà continuare impunemente questa programmata e capillare politica di disinformazione fatta da multinazionali in grado di investire risorse praticamente infinite”.
Già è qualcosa, ma molto poco, la verità è che serve molta più attenzione, e non solo alle dinamiche economiche e alle paure, legittime, alimentari. Bisogna attenzionare il fenomeno a 360°, penetrare i problemi e risalire alle cause originarie, è un attacco alla natura, all’uomo, allo spirito, bisogna capirlo.