Le fiabe tradizionali | Cuib femminile (Il pastore e il serpente)

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Parola chiave: GRATITUDINE
Buona lettura!

C’era qualcuno, non c’era qualcun altro, oltre al buon Dio non c’era nessun altro. Sotto la cupola turchina del cielo, c’era una volta in un villaggio sperduto, un buon pastore che prendeva in consegna le pecore di tutte le case e le portava al pascolo e naturalmente rientrava prima del tramonto consegnandole ai proprietari.
 
Un giorno il pastore prese il suo fagotto e si appoggiò ad un muretto per pranzare ma vide che nel terreno adiacente c’era un agricoltore che aveva dato fuoco a della paglia.
 
Il pastore salutò l’agricoltore e si mise a mangiare ma sentì qualcuno che gli chiedeva aiuto. Guardò bene intorno e vide che…era addirittura un serpente che lo chiamava; il rettile era rimasto intrappolato sotto una pietra e sarebbe stato arso vivo se non si fosse liberato da quel posto. Il pastore chiese: “Ma come sei finito lì. Questa grande pietra com’è caduta su di te?”.
 
Il serpente rispose: “La mia tana era in questo muretto. Il fuoco acceso dall’agricoltore mi ha costretto alla fuga e mentre scappavo questa pietra si è staccata dal muro e mi è caduta addosso. Ti prego, fai un’opera di bene e liberami; non lasciarmi morire qui”.
 
Il buon pastore allora andò a spostare la grande pietra ed il serpente si liberò. Subito dopo essersi salvato, però, si attorcigliò intorno al piede del pastore e disse: “Dato che mi hai salvato la vita voglio rimediare; scegli tu, vuoi essere morso al piede o alla testa?”.
 
Il pastore rispose: “Morso? Perché cosa ti ho fatto io?”.
 
Il serpente disse: “Tu non mi hai fatto niente ma morsicare è la mia natura e devo farlo. Ora dimmi solo dove devo colpire”.
 
Il pastore rispose: “In qualunque punto arrivi il tuo morso mi ucciderà sul colpo. Ma non capisco perché dopo averti salvato la vita tu la vuoi togliere a me. Da quando in qua il premio per il bene è il male?”
 
Il serpente rispose: “Il premio del bene non è il male ma avrai anche sentito che il leone va a caccia ed il serpente morsica”.
Il pastore disse: “No, io non posso darti ragione perché il tuo è un parere di parte. Chiediamolo ad un terzo; lui ci dirà se ho ragione io e cioè se tu stai rispondendo al bene con il male o se hai ragione tu e cioè il serpente deve agire in ogni caso in base al proprio istinto”.
 
Il serpente accettò e così il pastore, sempre col serpente attorcigliato intorno al piede, consultò le sue pecore e le sue capre, ma loro si rifiutarono di rispondere per paura del serpente. Dunque il serpente stava per dare il morso fatale al pastore quando passò di lì una volpe. A lei raccontarono ciò che era accaduto e le chiesero di dare un giudizio.
 
La volpe rispose: “Voi mi state prendendo in giro?”.
 
“Cosa intendi dire?”, ribatté il serpente.
 
 “Questo gracile pastore come ha fatto a spostare una pietra così grossa”.
 
Il pastore disse: “Giuro che l’ho spostata proprio io”.

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La volpe disse: “Mi dispiace ma non ci crederò fino a quando non vedrò tutto con i miei occhi. Devo riassistere a tutta la vicenda per poter dare un giudizio equo e preciso”.
 
Il serpente ed il pastore accettarono di ricostruire la scena. E così il serpente si levò dal piede del pastore e si sdraiò per terra. Il pastore prese la pietra e la pose sul corpo del serpente in modo che non potesse muoversi.
 
La volpe chiese: “Era proprio così la situazione?”.
 
Ed il pastore ed il serpente dissero: “Sì, esattamente”.
 
La volpe allora disse: “Ecco il mio giudizio. Caro serpente è meglio che tu rimanga sotto a quella pietra fino alla morte. Così capirai che al bene non si risponde con il male. Se vuoi essere salvato e poi morsicare il tuo salvatore distoglierai tutti i benefattori dal compiere opere di bene”.
 
Il serpente allora riprese a implorare aiuto ma ormai nessuno gli diede più ascolto.
 
Siamo saliti e c’era cielo e la nostra fiaba era vera, siamo scesi e c’era acqua e la nostra fiaba era menzogna.