Armati di KULTUR! Novità dagli scaffali

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Città divise. In viaggio dove i muri sono ancora realtà

A oltre trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino esistono ancora in giro per il mondo diverse città divise da barriere di calcestruzzo, tornelli o checkpoint: Belfast, Sarajevo, Mostar, Mitrovica, Skopje, Nicosia, Gerusalemme, Betlemme ed Hebron. Il reporter Daniele Dell’Orco le ha visitate e ha deciso di raccontare le loro storie, vitali per la comprensione del mondo contemporaneo, dei suoi paradossi, delle sue ingiustizie e delle sue direzioni future. Le radici storiche, il contesto politico-sociale, le sensazioni provate percorrendo le strade di ognuna di esse fanno emergere insiemi di condizioni culturali del tutto particolari e localizzate. Eppure, ognuna condivide con le altre una serie di fattori esistenziali, appartenenti a quella che potremmo chiamare una “condizione globale emergente” fatta di settarismo, esclusione sociale, autoisolamento, interessi geopolitici e neocoloniali. Raccontare le Città divise vuol dire tracciare un ritratto doloroso delle condizioni in cui vivono nell’indifferenza generale centinaia di migliaia di persone. Sono vite al limite, frutto però di processi socio-culturali che potrebbero contagiare anche quelle che sembrano più “protette”.

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Guerra e capitalismo

Che relazione c’è tra guerra e capitalismo? Storicamente la guerra è stata considerata figlia del capitalismo. È il caso della concezione materialistica della storia nell’ottica dell’imperialismo come fase suprema del capitalismo. Ma la guerra è anche, se non soprattutto, madre del capitalismo.

Innovando completamente lo scibile sociologico dell’epoca come quello dei nostri giorni, e invertendo l’ordine della relazione tra i due fenomeni, con questa opera Werner Sombart documenta tutti i processi sociali che hanno portato il mondo militare ad essere una delle fonti principali del capitalismo.

Unica nel suo genere per intuizioni originali e capacità di dimostrazione dei relativi assunti, allora come oggi quest’opera costituisce un riferimento imprescindibile per comprendere la storia economica e militare di tutte le società moderne (se non la modernità tout court) e sopratutto le origini del capitalismo.

L’analisi minuziosa di un patrimonio enorme di dati rende inoltre il lavoro uno tra i più autorevoli studi classici della (allora nascente) sociologia, quale scienza sociale empirica.

Werner Sombart (1863-1941) è stato uno dei maggiori autori europei nel campo delle scienze sociali, capocorrente della nuova scuola storica tedesca e Professore di Sociologia all’Università di Breslavia e di Berlino. è stato uno dei sociologi più influenti del suo tempo, all’epoca anche più di Max Weber suo contemporaneo. Nonostante la critica tardi a riconoscerlo, è annoverabile a pieno titolo tra i classici e padri fondatori della sociologia. I suoi studi costituiscono delle pietre miliari anche per l’economia e la storia economica.

Roberta Iannone è Professore associato di Sociologia generale presso il Dipartimento di Scienze politiche della Sapienza, Università di Roma, dove insegna Sociologia generale e Sociologia corso avanzato. Diversi i suoi contributi sul pensiero di Sombart.

Recentemente ha curato la prima edizione in italiano di Vom Menschen (1940) in Umano ancora umano. Per un’analisi dell’opera “Sull’Uomo” di Werner Sombart (2013) e, per i tipi MIMESIS, l’edizione italiana de L’avvenire del capitalismo (2015).

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Continente Russia

Dugin (…) dirige la rivista “Elementy”: rassegna euroasiatica che si occupa soprattutto di geopolitica e predica la “rivoluzione conservatrice”; per primo ha tradotto in russo i testi di Evola e di Guénon, e già li diffondeva anni fa in samizdat (…) era dissidente con i comunisti, lo è adesso con quelli che chiama liberisti. In Italia (…) è stato pubblicato il suo Continente Russia.

(Natalia Aspesi, “La Repubblica”, 26 giugno 1994)

In Continente Russia, dopo l’articolo omonimo e quello su L’inconscio dell’Eurasia, Dugin passa a trattare del Nemico, dell’unico, vero “impero del Male”: l’America. (…) Il pensatore russo conclude Continente Russia con una panoramica su Le radici metafisiche delle ideologie politiche. (…) Padroneggiando da maestro una tematica filosofico-religiosa quanto mai complessa, con conoscenze culturali più uniche che rare, il nostro conduce una disamina su alcune “visioni del mondo” riscontrabili nella storia delle società tradizionali, fino alle loro forme degenerative moderne.

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Il Bosco e l’Aratro

Descrizione

«Gli scritti e i discorsi qui pubblicati rappresentano un monito per l’ecologismo dei tempi moderni che dello spirito sembra aver perso completamente memoria»
Frutto di una lunga ricerca tra archivi e riviste condotta dal gruppo abruzzese di Coscienza e Dovere, il libro racchiude, oltre a quattro discorsi, tutti i trentaquattro articoli, in tema di rilancio dell’agricoltura e difesa della terra, che Arnaldo Mussolini pubblicò sulle pagine de Il Popolo d’Italia tra il 1928 e il 1931.
Questa raccolta – venuta alla luce la prima volta nel 1932 all’indomani della sua prematura dipartita rappresenta a tutti gli effetti il lascito politico e spirituale, dal punto di vista agrario e ambientale, di Arnaldo. Da queste pagine emerge infatti una viva testimonianza del noto sforzo da lui profuso per il rinato culto dell’albero, per l’attenzione verso il problema forestale, per la bonifica dei monti oltre che delle pianure: una «bonifica integrale» che – secondo le sue stesse parole – prima che «sulla terra» doveva essere fatta «sugli spiriti». Gli scritti e i discorsi qui pubblicati rappresentano un monito per
l’ecologismo dei tempi moderni che dello spirito sembra aver perso completamente memoria.

L’Autore:

Arnaldo Mussolini (Dovia di Predappio, 11 gennaio 1885 – Milano, 21 dicembre 1931), diplomatosi alla scuola agraria di Cesena, divenne dottore in Scienze agrarie per conferimento della laurea honoris causa, impersonando, più di ogni altro, l’anima naturalista del regime. Nella sua breve vita, partecipò alla Prima guerra mondiale con il grado di sottotenente, fu guida politica del Comitato Nazionale Forestale e
guida spirituale della Scuola di Mistica fascista. Serio studioso e docente di agraria dalla grande sensibilità ecologica, animò riviste e inserti di carattere agrario e forestale come Il bosco e La domenica dell’agricoltore.
Fu inoltre direttore de Il Popolo d’Italia dal novembre 1922 sino ai suoi ultimi giorni di vita, dedicata alla rinascita forestale e agricola dell’Italia.

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Stato, movimento, popolo. Con un saggio sul nazionalsocialismo

In “Stato Movimento Popolo” il giurista e filosofo del diritto tedesco Carl Schmitt, esponente di rilievo della cosiddetta “Rivoluzione conservatrice”, postula quelle che dovevano essere le “tre membra dell’unità politica” del nuovo stato nazionalsocialista che in quei mesi stava sorgendo in Germania sulle ceneri della Repubblica di Weimar. Ma anche l’elemento unificante. Per Schmitt, infatti, “il movimento è tanto Stato quanto Popolo”.

Il saggio “Note sul Nazionalsocialismo” fu scritto nell’aprile 1934 da Delio Cantimori, all’epoca assistente all’Istituto italiano di studi germanici, dove era stato chiamato da Giovanni Gentile.

In queste “note” documenta le origini e l’ascesa al potere del N.S.D.A.P.

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Fuoco n°7 – Attenti ai “buoni”. La solidarietà tra menzogna e realtà

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La Comunità vivente

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Gilles

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