Coscienza e Dovere | Vivere la quotidianità: una scelta di coraggio

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A Cura della Comunità Coscienza e Dovere


Ci sono, potremmo dire sistematicamente, dei momenti duri e delle sfide difficili nella vita di ogni militante. Già, perché per ogni vero militante, che possa definirsi tale, la militanza non si riduce alle sole l’attività politiche o metapolitiche in senso stretto – che diventerebbero, sennò, delle via di fuga dalla realtà – ma ricomprende ogni aspetto e attività della vita nella sua totalità, divenendo così verifica integrale delle virtù, rifiutando arroccamenti e isolamenti dal mondo.
Questa attitudine è ciò che permette all’uomo di crescere, di arricchire la sua esperienza durante il cammino terreno, ma anche di conoscersi e identificarsi attraverso le scelte e, quindi, le azioni che lo coinvolgono quotidianamente. La routine giornaliera – che a volte può essere artificialmente costruita o data per scontato – fatta di studi, lavoretti per mantenersi, impegni sportivi, la donna, gli amici, svaghi, interessi o anche la stessa militanza, può essere bruscamente interrotta da problemi familiari, difficoltà economiche o l’irruzione di nuove priorità. Il castello di sicurezze, di presunzione di poter controllare il proprio destino, crolla. La fatica si accumula facendosi ben sentire e più di una cosa inizia ad andare storta. Fermarsi è impossibile e il rompicapo crea angoscia.
Non ci sono formule o scorciatoie. L’unico vero modo è quello di vivere la propria esistenza con lo stesso grado di tensione, nella gioia e nello sconforto, nella pace o nella battaglia. Essere sempre vigili sulla propria esistenza significa anche questo: ricordare che all’angolo c’è sempre una sfida da affrontare e prepararsi a vincerla. Questa consapevolezza chirurgica di se stessi è l’unica via per vivere al meglio il nostro presente; perché il camerata, il fratello, la famiglia o anche l’intera Comunità al proprio è un salutare sostegno, ma la battaglia contro il drago la si combatte sempre da soli.
In ogni caso, la forza di tali sostegni è nel loro esempio, coltivato in un rapporto non di circostanziale aiuto, ma di comune ed eterno destino, dove a prevalere non sarà l’interesse per il “benessere” dell’altro bensì la reciproca rettitudine di fronte agli eventi. Siamo ben consapevoli che possa essere duro sostenere spostamenti e i costi annessi in un periodo economicamente insidioso come quello presente, così come siamo altrettanto consapevoli di quanto sia difficile lavorare e simultaneamente incastrare gli altri doveri e le sane passioni da coltivare legittimamente.
Conosciamo il vento freddo e umido dell’inverno quando ti entra nelle ossa, soprattutto quando c’è una affissione da fare nonostante i tanti problemi o la tensione e la stanchezza anche di 24 ore passate senza dormire. Il nostro bigliettino da visita non sarà mai il titanismo della retorica: non c’è da vergognarsi se non si riesce a fare tutto, ma c’è bisogno di mettere in chiaro le proprie intenzioni, innanzitutto con se stessi, poi con tutte le altre persone coinvolte nelle attività da dover compiere: è una questione di onore. Lì dove si sarà tentati di abbandonare tutto, di rinchiudersi in calcoli “strategici” (solo per se stessi) come altre persone un tempo vicino a noi o prima di noi hanno fatto, si dovrà essere svegli e lucidi. 
Come Ulisse, che, tentato dal seducente canto delle sirene, si fece legare all’albero maestro della nave e ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie con la cera, i problemi troveranno la nostra risposta intransigente e attiva: dissidi con un camerata, incomprensioni, squilibri personali, turbolenze familiari e affettive, ad esempio, saranno per noi delle verifiche della nostra aderenza alla Tradizione, il nostro albero maestro, e non le sirene della deriva. 
Poche cose nella vita sono davvero più grandi di noi e, nel momento in cui ci si presenteranno di fronte, dovremo esser pronti ad affrontarle, con impersonalità, distacco e coraggio. Tutto ciò che saremo chiamati a vivere sarà a nostra misura: , perché non si ricevono mai croci più gravose di quelle che è possibile sostenere; l’equilibrio non è nella quantità di cose per cui spendersi, né in eccesso né in difetto, ma solo la qualità conta e fa la differenza: ritmo, volontà e gerarchia, nella vita e nell’azione.
Non aiuteremo né la Comunità né tutte le persone che abbiamo a cuore né noi stessi, se in un modo o nell’altro non rivedremo attentamente cosa facciamo e soprattutto come lo facciamo. Per questo motivo la fatica (fisiologica) si fa sempre più presente nelle nostre vite fino a intaccarci in modi più sottili generando così lo sconforto e la voglia di abbandonare tutto.
Per questo motivo il militante non fugge dalla fatica, ma affronta il “drago” che questa rappresenta: sa che Dio strazia chi lo ama, proprio perché forte, suggellando la propria vita in una militia sulla terra.