In piedi tra le rovine: la perfezione dell’uomo sta nella persona assoluta

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Da tempo ormai ci poniamo una questione, che nel vorticoso scorrere dei tempi ultimi, riteniamo essenziale, ovvero se viene l’uomo prima della società o viceversa se sia l’uomo a costruirne il fine e quale sia il fondamento di ogni vero Stato.
Analizziamo la questione sotto un punto di vista tradizionale chiamando in causa uno sei suoi massimi interpreti, Julius Evola, che ne “Gli uomini e le Rovine” ci dice che <<essa va decisamente risolta nel senso del primato dell’uomo (elemento maschile), non della società (elemento femminile).>>
Il Barone a riguardo è categorico, <<ogni tesi sociale è una deviazione legata alla stessa tendenza livellatrice regressiva da noi stigmatizzata>>, tutto quanto è sociale rientra nella migliore delle ipotesi nell’ordine dei mezzi non dei fini. A solo titolo di reazione contro di essa, l’individualismo e l’anarchismo hanno un carattere meno degradante, ma comunque, sempre compreso in esso.
La società come ente a sé è un feticcio, un’astrazione personificata; come realtà, il piano proprio della società è del tutto materiale, fisico, subordinato, inferiore. Infatti, società e collettività sono sinonimi, significano una somma di atomi associatici in base di un ipotetico contratto.
Di fronte a ciò Evola traccia un solco, ogni società ed ogni Stato si compongono di uomini, e gli uomini, i singoli, ne costituiscono l’elemento primario, ne deriva il primato dell’uomo sulla società.
Ma quali uomini? Non gli uomini dell’individualismo, gli uomini non come atomi o massa di atomi bensì appunto come persone assolute, esseri differenziati, a ciascuno dei quali compete un diverso rango, un diverso diritto nelle gerarchie del creare, del costruire, nell’obbedire e nel comandare.
<<Con tali uomini si mette su il vero Stato, cioè quello antiliberale, antidemocratico e organico>>
Con l’uomo purificato dalle scorie del mondo moderno e finalmente, tornato all’origine, divenendo persona assoluta.
La persona assoluta è evidentemente l’opposto dell’individuo; all’unità atomica e priva di qualificazioni, socializzata o standardizzata. Questa è pertanto la disposizione richiesta per incorporare la pura auctoritas, per assumere il simbolo e il potere della sovranità, della forza dall’alto, dell’imperium divino il quale designa la <<potenza pura del comando, forza luminosa dall’alto e di sacra potenza>>.
Secondo Evola, queste persone assolute dovranno ricreare <<una sostanza virile sotto specie di una élite politica a che intorno ad essa si produca una nuova cristallizzazione, questo è il compito vero, ed altresì la premessa affinché anche la “nazione” rinasca, riprenda forma e coscienza>>.