Il principio della Regalita’

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Tratto da Raido – Contributi per il Fronte della Tradizione n. 20
Sulle pagine di Azionetradizionale, abbiamo più volte trattato le questioni riguardanti i rapporti esistenti tra la gerarchia e l’eguaglianza.
Fra queste due realtà, Autorità e Democrazia, non vi è possibilità di conciliazione, le distanze e i confini sono netti, le loro caratteristiche non possono essere confuse e ogni pensabile compromesso è un’aberrazione. Si è sottolineato, in più riprese, come l’essenza dell’Autorità risieda nel suo carattere “sacro” e nel principio gerarchico, che in un rapporto organico e solidale, riunisce tutte le parti di un organismo sociale. Al contrario nella democrazia, che ha le sue fondamenta nel principio egualitario, predomina l’idea individualistica che determina una scissione delle singole parti.
Infatti nella concezione democratica predomina l’idea della “separazione dei poteri”, l’autorità viene divisa in tre parti distinte e separate: il potere legislativo che appartiene al Parlamento, il quale ha la funzione di legiferare; il potere giurisdizionale che appartiene alla Magistratura, la quale deve far rispettare la legge; ed infine il potere amministrativo che spetta al Governo, al quale spetta la guida politica dello Stato.
La sovranità, cioè la legittimità a decidere, spetta al “corpo elettorale”, il quale per convenzione demanda al Parlamento ogni potere. Tutta questa “baraonda” è la dimostrazione che l’idea democratica è pura astrazione e serve per illudere il popolo che è lui a governare… In realtà il potere è sempre nelle mani di poche persone e di piccoli gruppi, che abilmente traggono vantaggio da questa situazione manipolando l’informazione e dirigendo nell’ombra l’opinione pubblica e la politica delle varie nazioni.
Nella visione tradizionale l’autorità è un potere unitario, pieno ed assoluto, proprio perché la sua origine non deriva dal popolo, ma direttamente dalla Divinità.
Il Re è il Pontifex, il costruttore di ponti tra il Cielo e la Terra, il mediatore tra gli uomini e la Divinità. Il Re si colloca nel posto più alto della gerarchia umana e in quello più basso della gerarchia celeste, divenendo così l’anello di congiunzione tra i due mondi. Egli è tale per la presenza dell’elemento divino che caratterizza la sua natura e che lo rende superiore dinanzi agli altri uomini, poiché in lui il Principio Sacro è una presenza viva ed efficace. Non si tratta d’intelligenza, ambizione, furbizia o forza, bensì di un’energia spirituale vivificatrice i cui simboli diventano la gloria, la vittoria, la vita.
È questo il caso dei “re taumaturgici”, che con un semplice gesto erano capaci di guarire da tutte le malattie, compresa la peste e l’epilessia, e per questo motivo era d’uso dire: “Le Roi te touche, Dieu te guèrit”( traduzione: Il Re ti tocca, Dio ti guarisce).
Estranea è la concezione che l’autorità del Re risieda nel popolo che egli governa, così come le sue leggi o il suo potere debbano ricevere una qualsivoglia approvazione popolare; non si tratta quindi di un potere limitato o in qualche modo privo della sua efficacia.
Per questo motivo i simboli dell’Oro, del Sole, del Centro, della Stabilità, della Pace, della Giustizia e dell’Ordine, da sempre sono stati identificati con la figura del Re e con la sua autorità. Tale potere ha in sé però un pericolo: il Re prima ancora di essere il signore di altri uomini deve essere il signore di sé stesso. A. Coomaraswamy a tal proposito si esprimeva:
“La sola via regale verso il potere è il divenire il proprio maestro; la signoria di tutto il rimanente deriva da ciò. È questo il “segreto del governo” tradizionale, un segreto che è tanto cinese o platonico che indù”.
Ciò che guida il Re, quindi, deve essere il suo “sovrano interiore” – l’Egemonikon – non i suoi desideri, pulsioni e umori, in contrario non sarà un buon re, poiché sarà preda delle forze inferiori, una dipendenza funesta per l’insieme della società. Il Re è l’immagine vivente del mondo delle origini e nell’autorità si realizza il significato profondo della Tradizione.
Nella sua persona si realizza la sintesi fra Autorità Spirituale e Potere Temporale, che non sono mai in competizione fra loro, bensì in un rapporto organico e gerarchico. Nella società tradizionale, nella persona del Re si riuniscono e prendono vita le tre funzioni essenziali: il Re è il sovrano-sacerdote, il guerriero, il produttore.
Egli è il sacerdote che presiede ai riti, il conoscitore per eccellenza della loro tecnica, il sovrano che amministra la giustizia: da lui, infatti, sono promulgate e fatte rispettare le leggi. È il comandante dell’esercito al quale si attribuiscono i simboli guerrieri di gloria e vittoria, che garantisce a tutto il popolo, la protezione dai nemici visibili e da quelli invisibili. È il produttore che attraverso la “grazia” e la giustizia dispensa e garantisce la prosperità, da lui derivano l’ordine e la pace.
Questa visione Tradizionale del Re, viene contestata da chi considera l’istituzione monarchica non più attuale, ma come un semplice “ricordo” del passato.
A questo giudizio non incoraggiante, contribuisce il comportamento soprattutto negli ultimi due secoli della casa regnante italiana e lo spettacolo non molto dignitoso che ultimamente viene offerto dalle monarchie europee. Julius Evola così si esprimeva in merito:
Esistono delle idee che, per via della loro radice metafisica, sovrastano i tempi, non sono di ieri, di oggi o di domani ma posseggono una perenne attualità… Fra tali idee, retaggio di quel mondo che noi chiamiamo il mondo della Tradizione, rientra la Monarchia2
Indipendentemente dai rappresentanti e dai loro comportamenti, la Monarchia deve tornare a significare prima di tutto, un punto di riferimento per quanti contrastano il sovvertimento politico e spirituale del mondo moderno. La Monarchia, infatti, conserva in sé l’eticità dell’onore, della lealtà, della gerarchia, e della fedeltà, che sono i valori necessari per la ricostruzione dell’uomo e della società. Lì dove, l’idea monarchica ha perso la sua forza tanto da non riuscire più a formare una élite capace di incarnarne i valori, è da tempo già iniziato quel ciclo di decadenza che si concluderà con la negazione assoluta di ogni autorità. E se oggi, nella maggioranza delle persone, questa idea si è affievolita è il segno del regresso e dell’involuzione del tempo in cui viviamo.
Per questo è necessario ristabilire una rinnovata sensibilità per una visione del mondo aristocratica e spirituale che trovi nel Re la sua essenza e il suo naturale centro.
“Come nella bussola,
la lancetta segue il punto
cardinale Nord,
la vera autorità si
impone non per violenza,
ma per presenza”
 
NOTE
1) cfr. Raido n. 15 Gerarchia e individualismo; n. 16 Individualismo e libertà; n. 17 Individualismo ed eguaglianza
2) “Monarchia come principio e come idea-forza”. In Monarchia n. 3 del 1956.