Il filosofo del Grande Reset

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La civiltà di oggi è arrivata ad un punto tale di evoluzione in virtù del quale è possibile arrogarsi il diritto di decidere autonomamente del proprio destino. Possiamo scegliere cosa fare di noi stessi, come trasformarci e come modellare in maniera globale l’umanità del domani. Il Prof. Yuval Noah Harari non ha dubbi: “Non c’è più spazio per il libero arbitrio”. Gli algoritmi sapranno scegliere quello che è meglio per noi e questo ci permetterà di diventare un “Homo Deus”.
Nato in Israele nel 1976, Harari ha ricevuto il suo dottorato di ricerca presso l’Università di Oxford nel 2002, ed è attualmente docente presso il Dipartimento di Storia dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Nel 2019, in seguito al successo internazionale dei suoi libri, Yuval Noah Harari e Itzik Yahav hanno co-fondato Sapienship: una società a impatto sociale con progetti nel campo dell’intrattenimento e dell’istruzione. L’obiettivo principale di Sapienship è quello di focalizzare il dibattito pubblico sulle più importanti sfide globali che il mondo sta affrontando oggi.
Darwiniano convinto, vegano e sedicente buddhista Yuval Noah Harari ha tenuto discorsi sul futuro dell’umanità a Davos 2022, 2020 e 2018, sul palco principale della Congress Hall del World Economic Forum. L’uomo è semplicemente il prodotto di un’evoluzione, siamo giunti ad una fase che va oltre l’homo sapiens perché il progresso tecnologico e scientifico ci permettono di eliminare tutta una serie di problematiche con le quali inevitabilmente abbiamo dovuto convivere nel corso della storia, come ad esempio le malattie, la carestia, la povertà e la guerra.
Il “filosofo” non si limita solamente a tracciare in linea generale la direzione che l’umanità dovrà perseguire in futuro, si sofferma anche sulle modalità con cui poter attuare tale trasformazione. Per far ciò infatti sarà necessario utilizzare la biotecnologia e gli elementi informatici messi a disposizione dal progresso tecnologico.
Nel giro di pochi anni le teorie di Harari hanno fatto il giro del mondo e in poco tempo sono arrivate nei grandi salotti del potere. Discute regolarmente di questioni globali con i capi di stato e ha dialogato con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il primo ministro olandese Mark Rutte e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. Harari ha anche incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente argentino Mauricio Macri, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier e il sindaco di Shanghai Ying Yong. Nel 2019, Harari si è seduto per una discussione filmata sulla tecnologia e il futuro della società con il CEO di Facebook Mark Zuckerberg, e nel 2018 ha presentato il primo discorso TED mai tenuto da un avatar digitale. 
Fino a questo momento il controllo dell’uomo tramite l’ausilio della tecnologia è stato esercitato al di fuori dell’uomo, adesso invece è il momento in cui la microtecnologia può e deve entrare all’interno dell’uomo. A tal proposito, è imprescindibile produrre una ristrutturazione del corredo genetico individuale cosi da consentire all’uomo del futuro di sconfiggere malattie, conoscere se stesso ancor più in profondità e vivere più a lungo.
Il processo di robotizzazione tuttavia non rappresenterà un cambiamento drastico dal punto di vista esterno e quindi estetico dell’uomo, dovrà avvenire in modo sottile e impercettibile tramite un inserimento sotto pelle all’interno del nostro corpo.
Noi siamo un organismo biologico che funziona in modo tale da garantire una sopravvivenza e un’evoluzione a questo organismo sulla base di algoritmi.
Darwiniano convinto, vegano, sedicente buddhista e con le amicizie giuste, Harari sembra rappresentare perfettamente la figura di colui il quale potrà indirizzare gran parte dell’umanità verso una nuova religione mondiale tecno-scientista. La visione diabolica di Harari si sposa perfettamente con quel transumanesimo che va tanto di moda negli ambienti di Davos e questo non è un caso, perché il personaggio in questione sembra trovarsi proprio al posto giusto nel momento giusto.