Armati di KULTUR! Novità dagli scaffali

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Tradizione è Militanza

«Chi intenda dedicare la propria persona e la propria esistenza alla militanza nel segno della Tradizione è invitato a riflettere sulle motivazioni che lo inducono a intraprenderne il cammino».

«Cosa è la “Tradizione”? Cosa è “tradizionale”?» sono le domande che preliminarmente il militante della Tradizione è chiamato a porsi. Infatti, se il militante è colui che combatte per Amore, come può egli amare ciò che ancora non conosce ma da cui è magneticamente attratto? Ancora una volta è Mario Polia a indicarci la via, consegnando ai giovani militanti un breviario di fede e di lotta, inciso a parole chiare, dirette e semplici, forgiate dalle battaglie, dalle intuizioni e dalla testimonianza di una vita autenticamente consacrata alla Tradizione. Una chiamata alle armi e un setaccio con cui saggiare le intenzioni e discernere le profonde e reali vocazioni dai facili e illusori entusiasmi. I punti di riferimento qui evocati dall’Autore guidano nell’assimilazione di una conoscenza che deve precedere e informare l’azione e indirizzano nella maturazione di quei semi d’oro che rappresentano il primo fondamento di una stabile, efficace e reale iniziativa militante e che sono in grado di germogliare con il sole di un’alba nuova, attesa dopo una lunga notte trascorsa vegliando alla luce delle stelle. Pagine ardenti, scritte d’impeto per incendiare i cuori con quel fuoco interiore che, nonostante i tentativi, sempre più violenti e sfacciati, dell’Avversario, non potrà mai soffocare perché arde dell’eternità.

Mario Polia (Roma, 20 maggio 1947), archeologo, antropologo ed etnografo, nonché specialista in antropologia religiosa e storia delle religioni, ha diretto in Perù un programma di ricerca sulle tradizioni indigene e sullo sciamanesimo andino. Vincitore del Premio Paolo Toschi (1999) per la ricerca sul campo, è oggi curatore del Museo Demo-antropologico di Leonessa (Rieti). Già docente di “Antropologia Medica” presso la Pontificia Universidad Católica di Lima e di “Antropologia” alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha all’attivo una prolifica attività di saggista. Per Cinabro Edizioni ha scritto Exempla. L’ideale eroico nell’epica greca e romana, L’etica del guerriero. La via dell’azione nella Bhagavad Gita, Il drago e l’eroe nei miti del nord e Reges Augures. Il sacerdozio regale nella Roma delle origini, pubblicati nella collana Paideia da lui fondata e diretta.

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Il Bosco e l’Aratro

«Gli scritti e i discorsi qui pubblicati rappresentano un monito per l’ecologismo dei tempi moderni che dello spirito sembra aver perso completamente memoria»
Frutto di una lunga ricerca tra archivi e riviste condotta dal gruppo abruzzese di Coscienza e Dovere, il libro racchiude, oltre a quattro discorsi, tutti i trentaquattro articoli, in tema di rilancio dell’agricoltura e difesa della terra, che Arnaldo Mussolini pubblicò sulle pagine de Il Popolo d’Italia tra il 1928 e il 1931.
Questa raccolta – venuta alla luce la prima volta nel 1932 all’indomani della sua prematura dipartita – rappresenta a tutti gli effetti il lascito politico e spirituale, dal punto di vista agrario e ambientale, di Arnaldo. Da queste pagine emerge infatti una viva testimonianza del noto sforzo da lui profuso per il rinato culto dell’albero, per l’attenzione verso il problema forestale, per la bonifica dei monti oltre che delle pianure: una «bonifica integrale» che – secondo le sue stesse parole – prima che «sulla terra»
doveva essere fatta «sugli spiriti». Gli scritti e i discorsi qui pubblicati rappresentano un monito per l’ecologismo dei tempi moderni che dello spirito sembra aver perso completamente memoria.

L’Autore:
Arnaldo Mussolini (Dovia di Predappio, 11 gennaio 1885 – Milano, 21 dicembre 1931), diplomatosi alla scuola agraria di Cesena, divenne dottore in Scienze agrarie per conferimento della laurea honoris causa, impersonando, più di ogni altro, l’anima naturalista del regime. Nella sua breve vita, partecipò alla Prima guerra mondiale con il grado di sottotenente, fu guida politica del Comitato Nazionale Forestale e guida spirituale della Scuola di Mistica fascista. Serio studioso e docente di agraria dalla grande sensibilità ecologica, animò riviste e inserti di carattere agrario e forestale come Il bosco e La domenica dell’agricoltore.
Fu inoltre direttore de Il Popolo d’Italia dal novembre 1922 sino ai suoi ultimi giorni di vita, dedicata alla rinascita forestale e agricola dell’Italia.

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DUGIN E PLATONE

Con una postfazione di Aleksandr Dugin e uno scritto di Darya Platonova Dugina: Esiste una filosofia politica nella tradizione neoplatonica?.
Uno strumento per comprendere il pensiero di Aleksandr Dugin, il “filosofo più pericoloso del mondo”: è ciò che desidera essere questo libro, che l’Autore propone con un linguaggio fra l’academico e il divulgativo, in modo da rendere accessibile la filosofia di uno degli autori più noi e controversi del presente.
Partendo dal pensiero di Platone, l’Autore mette in luce i meccanismi del pensiero duginiano, descrivendone le chiavi essenziali e i fondamenti filosofici, per poi addentrarsi nell’analisi degli elementi della QUARTA TEORIA POLITICA, ovvero l’opera magna di A. Dugin.
Un percorso di conoscenza e consapevolezza che viene proposto ai lettori con una consegna finale: mettere a frutto la sapienza ricevuta per fare la propria parte in questo mondo.

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Yukio Mishima. Conservare il fuoco

Poliedrico, eccentrico, dirompente e raffinato: Yukio Mishima è un personaggio straordinario, la cui eredità integrale – spesso banalizzata, edulcorata o storpiata – necessita di essere interpretata correttamente. Questo saggio – composto di vari interventi ed arricchito da immagini e scritti originali – si pone l’obiettivo di offrire un ritratto nitido e documentato del grande scrittore nipponico: dal profilo biografico alle grandi doti letterarie; dal tema dell’eroismo al concetto della dualità; dalla visione spirituale dell’esistenza al confronto con la modernità mercantile; dalla pratica marziale al rapporto tra anima e corpo; dall’esempio degli antenati alla volontà di edificare un Giappone sovrano, passando per il patriottismo, per l’estetica artistica, per il senso del vuoto e per l’approccio alla morte. La parabola dell’ultimo samurai – plasticamente incarnata dall’epilogo sacrificale del suo seppuku – continua a rammentarci l’esempio supremo dell’esteta guerriero, nel solco di una Tradizione che non è banale adorazione delle ceneri, ma perenne e disinteressata custodia del fuoco.

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XXX cantos. Testo inglese a fronte

Come Byron ai primi dell’Ottocento, Ezra Pound inaugura il Modernismo novecentesco con un viaggio poetico lungo le coste del Mediterraneo: da Gibilterra alla Provenza, alla Grecia omerica, all’Italia del Rinascimento e di scabri paesaggi esotici – “Come lo scultore vede la forma nell’aria…” Con qualche puntata a Parigi e a Londra, dove trova fra l’altro un Inferno contemporaneo in cui finiscono coloro “che hanno messo la voglia di denaro davanti ai piaceri dei sensi”. Scritti nell’età delle avanguardie, fra scambi intensi con James Joyce e T.S. Eliot e scorribande sulle tracce di trovatori e condottieri, riuniti in volume nel 1930, i “XXX cantos” costituiscono la prima avventurosa cantica del poema a cui Pound lavorò tutta la vita, un libro compiuto in cui il passato rivissuto appassionatamente dialoga con la strage della Prima guerra mondiale e regala modelli libertari e appaganti. Questa nuova traduzione commentata consente di riscoprire una delle opere epocali del moderno, intrico di riscritture e rivelazioni, in tutta la sua corrusca freschezza e progettualità.

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