Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 54

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«Se per esempio vieni alle quattro del pomeriggio, io dalle tre comincerò a essere felice. Più passerà il tempo, più io sarò felice. Alle quattro comincerò già ad agitarmi e preoccuparmi: scoprirò il valore della felicità! Ma se vieni quando ti salta, non saprò mai a che ora agghindarmi il cuore… Abbiamo bisogno di riti». 
(Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry – ed. BUR Rizzoli)
Nel suo primo girovagare sul pianeta Terra, il Piccolo Principe incontra una volpe non ancora addomesticata dall’uomo ma desiderosa di instaurare con il nuovo conoscente un legame di reciproco affetto e di sano attaccamento.
L’arrivo di una persona cara regala grande felicità già durante l’attesa.
Viceversa, un’attesa più lunga del previsto può determinare preoccupazione e agitazione. Chi non ha nessuno da attendere non ha gioie né dolori. Lo sa bene la volpe, abituata a vivere ogni giornata uguale a un’altra e a considerare ogni uomo come una persona qualsiasi. Per questo vuole essere amica del Piccolo Principe, riconoscerlo tra gli altri e provare per lui emozioni.
Per fare ciò devono instaurarsi tra loro delle abitudini, dei piccoli riti, in virtù delle quali le giornate non sia tutte uguali e i momenti non valgano tutti allo stesso modo.
L’abitudine, per esempio, a un appuntamento fisso in un preciso momento della giornata, rappresenta un’occasione di valore superiore rispetto ad ogni altra, da vivere con il giusto approccio.
Il rito è qualcosa di più importante rispetto a una consuetudine o a una cerimonia. È una circostanza in cui ricollegarsi al sacro e donare felicità al cuore.
Con il rito il singolo essere umano supera se stesso, abbandona l’individualità, riscopre l’appartenenza a una comunità e rafforza l’unione al sacro.