Come è bello essere brutti

68

La rubrica “Ribelli per Tradizione” presenta: “Come è bello essere brutti”, in regia il mondo moderno, sul palco, le masse, sempre più giovani. Il genere è tragicomico, la trama già vista, quella del falso ribelle, figura tetra oramai, svuotata della sua essenza.  
Ebbene sì, oggi il ribelle non è che una scatola senza contenuto, solo apparenza, solo slogan, nessun essere.
È all’interno della cornice di un mondo fluido, sempre più confuso, sempre più sradicato, sempre meno a contatto con la Tradizione, sempre più moderno, in cui si consuma la storia di un’umanità inerme davanti il suo stravolgimento.
Questa è l’epoca dove essere “Ribelli” assume una condizione di comodo, strano a dirsi, sembra assurda una ribellione che non contempli sacrificio, eppure in Occidente è prassi: ci si ribella anzitutto alla Bellezza.
Concetto antico, antichissimo, legato a ciò che è luminoso, che splende, che fa splendere una propria interiorità, una compostezza ed una trasparenza spirituale. Il riferimento è classico, romano e greco, dove fioriscono le arti, il culto del corpo, dove essere belli e sani significava essere Uomini di virtù.
Tutto ciò oggi è sovvertito, sovversivo nel momento in cui è tossico e non vale più, l’uomo deve essere morbido, femmineo, la donna “anti-donna”, abbrutita. Svolgere attività fisica, mangiare bene, prendersi cura di sé appartiene ad un altro universo.
Oggi, il fantomatico ribelle utilizza la poltrona per mettere in atto la sua rivoluzione. Non più allenamento, non più combattimento, non più ginnastica, raggiungere una vetta, niente di tutto questo, il pericolo è che possa renderci sani. Attenzione però: non è tutto oro quel che luccica. Lo stesso concetto di “salute e bellezza” oggi, tra marketing e pubblicità, è il rifugio del codardo, una maschera in cui non è più virilità e “corpo come mezzo” ad orientare la nostra azione, ma edonismo.
Non si tratterà quindi di forgiare dal marmo un corpo che rispecchi la propria anima, ma solo carne, un involucro creato ad hoc affinché qualcuno ci ammiri per la nostra apparenza, spesso esagerata e disarmonica. La società occidentale, quindi, piena di palestre, di prodotti per la cura di sé (in realtà, solo del proprio “io”), non può che rappresentare una deviazione, in qualche modo un cortocircuito. 
Questa è la società dell’accettarsi sempre, del non mettersi mai in discussione, del non gettare mai il cuore oltre l’ostacolo. Qualsiasi cosa è relativa ad un parere personale, bellezza compresa, ogni canone è abbandonato, ogni riferimento è perduto.
Alla base di tutto però, c’è pigrizia: facile dunque ribellarsi, basta rimanere nel proprio letto, magari mangiando, perché no, un bel McDonald, oppure utilizzare certe sostanze, mangiando in quantità smodata, per apparire come titani, ma mai come Eroi.
Tale ribellione è fasulla e i suoi rivoluzionari non sono protagonisti, ma solo comparse letargiche, svogliate. Ciò che è proprio dell’Uomo della Tradizione, viceversa, è il giusto rapporto con il suo corpo, dargli dignità, affinché questo rispecchi una visione di mondo pura e limpida.
La Bellezza, così come il corpo, non conoscono compromesso con i vizi, né con gli eccessi, peculiari del borghese. È questo il testimone da tramandare, coerenza naturale tra lo Spirito e il Corpo, equilibrio come chiave, vera ribellione, distacco dal mondo ingannatore.