Dies Natalis. Gesù è nato veramente il 25 dicembre?

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In concomitanza di ogni Natale, sorge la polemica per cui la data del 25 dicembre sarebbe stata abusivamente appropriata da parte del Cristianesimo per soppiantare il ‘culto solare’ del Sol Invictus e i culti precedenti a quello cristiano.
Al di fuori da ogni sterile polemica, tipica di un essere “tifosi” dell’una o dell’altra tradizione, che è la negazione vera di una visione universale e metafisica, tale posizione non può convincerci, perché esprime un approccio alla storia tipicamente materialista e illuminista, che tradisce l’idea per cui questa sarebbe l’effetto di mere cause materiali, orizzontali, e per cui tanto più quelle religiose e spirituali non sarebbero in realtà che dinamiche meramente umane, soggette a un avvicendamento meramente empirico e contingente, tanto da ‘copiarsi’ a vicenda.
Al contrario, da un punto di vista eminentemente tradizionale, noi sappiamo che tutto ciò che è manifesto è espressione di cause non visibili. Tra questi, in primis la natura è espressione del Princìpio divino da cui procede e di cui conserva le ‘leggi’, tali per cui le vicende cosmiche e storiche sono sempre espressioni di realtà, dinamiche e dimensioni spirituali (1).
Da ciò, non ci si deve stupire del fatto che i fondatori, i rinnovatori e gli eroi tradizionali trovino la loro nascita al Solstizio d’Inverno: momento cosmico di crisi, in cui la luce esteriore, che vince le tenebre, non è altro che l’immagine di una Luce fissa, intramontabile, che in quella data vicenda cosmica si manifesta nel mondo e nei cuori puri, per rinnovarli.
A ciò, chiaramente, non può far eccezione la Natività di Gesù Cristo, Verbo che si manifesta nel mondo in carne ed ossa il 25 dicembre: proprio al Solstizio d’Inverno. Nella vita di Cristo – della cui esistenza storica non esistono dubbi – il mito e la storia combaciano e ciò non risparmia la sua Nascita, così come sembra essere confermato anche da studi ed evidenze storiche. A tal proposito, si riporta un interessante passaggio dal testo La Vergine di Nazaret di Andrea Sartori (IBUC, 2022):
«L’evangelista [Luca] afferma che l’Annunciazione a Maria avvenne sei mesi dopo l’annuncio della nascita del Battista a Zaccaria, sacerdote della classe di Abia, mentre prestava servizio al Tempio di Gerusalemme. Sappiamo che le classi sacerdotali in Israele erano ventiquattro e dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, due volte l’anno, secondo un ordine preciso. La classe sacerdotale di Abia, cui apparteneva Zaccaria, era l’ottava. Grazie ai rotoli esseni di Qumran e agli studi del professor Shemarjahu Talmon dell’Università Ebraica di Gerusalemme si è riuscito a ricostruire l’ordine cronologico dei turni delle classi sacerdotali al Tempio. E la tradizione pare confermata: il turno di Zaccaria era tra il 23 e il 25 settembre. Sei mesi dopo, tra il 23 e il 25 marzo, l’Annuncio a Maria. E nove mesi dopo l’annuncio a Maria, in un tempo tra il 23 e il 25 dicembre, la nascita di Gesù» (2).
Secondo Ippolito di Roma, nel suo commento al Libro di Daniele (203 d.C. circa), la data di nascita del Cristo è il 25 dicembre (e, contestualmente, della sua morte è il 25 marzo); secondo Sesto Giulio Africano, nelle Cronografie (221 d.C.), la data dell’Incarnazione nel grembo di Maria è il 25 marzo (nove mesi, appunto, prima della sua nascita); mentre per Clemente d’Alessandria (II – III secolo), il giorno di Natale cadrebbe nel periodo ricompreso tra il 25 dicembre e il 6 gennaio. 
Parallelamente, il culto del Sol Invictus si affermò a Roma tra il III e IV, almeno cento anni dopo le tradizioni cristiane che festeggiano il Natale il 25 dicembre sin dal II secolo, tra cui quella della venerazione della Grotta della nascita del Bambino a Betlemme, attestata da Giustino.
A conclusione, ribadiamo la necessità di affermare la centralità e la valenza simbolica di una data, quella solstiziale: eventi mitici e storici a valenza sacra, collocati in tale momento dell’anno, esprimono in maniera indipendente, l’uno dall’altro, la medesima Verità metafisica, della Vittoria della Luce sulle tenebre, che aspetta solo di essere vissuta, vivificata e incarnata.
A conclusione, per meglio esprimere il presente concetto, riportiamo come sul punto si espresse René Guénon
«Quello che diciamo dei fatti astronomici è altrettanto valido per tutti i fenomeni naturali, i quali, per il fatto stesso di derivare da principi superiori e trascendenti, sono veramente simboli di questi ultimi; il che evidentemente non può in alcun modo infirmare la realtà che questi fenomeni possiedono come tali, nell’ordine di esistenza che è loro proprio; al contrario, proprio in ciò risiede questa realtà, perché, al di fuori della loro dipendenza dai principi, queste cose non esisterebbero nemmeno. Quel che si è detto vale per i fatti storici come per tutto il resto; anch’essi si conformano necessariamente alla suddetta legge di corrispondenza, e appunto per questo traducono, al loro livello, le realtà superiori di cui in certo qual modo non sono che l’espressione umana; ed è questo, aggiungiamo, a determinarne tutto l’interesse dal nostro punto di vista, che, va da sé, è completamente diverso da quello degli storici “profani”. Questo carattere simbolico, benché comune a qualsiasi fatto storico, deve essere particolarmente chiaro per quel che si riferisce alla cosiddetta “storia sacra”, ed è per ciò che lo si ritrova con impressionante evidenza in tutte le circostanze della vita di Cristo.
Se si sono ben comprese le nostre parole, si vedrà immediatamente che non solo non c’è alcuna ragione per negare la realtà di questi avvenimenti o per interpretarli come puri e semplici miti, ma, al contrario, tali avvenimenti non potevano essere diversi da quelli che sono effettivamente stati. Come si potrebbe, altrimenti, attribuire un carattere sacro a cose sprovviste di qualsiasi significato trascendente? Se Cristo è morto sulla croce, è proprio, si può ben dirlo, per il valore simbolico che la croce ha in se stessa e che le è sempre stato riconosciuto in tutte le tradizioni; ed è per ciò che, senza volerne sminuire il significato storico, si può considerarla come una semplice derivazione da questo stesso valore simbolico» (3).

NOTE:

  1. «La stessa verità storica non è salda se non quando deriva dal Principio» (Chuang-tse, c. XXV)
  2. Andrea Sartori, La Vergine di Nazaret, IBUC, 2022, pp. 159-160. Per approfondire lo studio del Prof. Talmon, cfr. The Calendar Reckoning of the Sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls, in “Scripta Hierosolymitana”, vol. IV, Jerusalem 1958, pp. 162-199
  3. Dall’introduzione a Il simbolismo della Croce, di René Guénon