Gerarchia e democrazia

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La tendenza attuale, nel solco delle molteplici inversioni e sovversioni a cui siamo tristemente abituati, è quella ad assecondare le tendenze più basse dell’uomo, o meglio dell’ “animale uomo”. Si tende cioè, in quelle che dovrebbero essere le “elites” culturali, politiche, giuridiche e via dicendo, ad accettare determinate “parole d’ordine” in quanto sarebbero “socialmente sentite”, ed esprimenti sentimenti collettivi.
Che queste “parole d’ordine” e sentimenti non siano affatto casuali, ma anzi si manifestino per una ragione, abilmente eterodirette da personalità e gruppi, ed anche “enti” veri e propri, costoro non arrivano minimamente a consideralo, nella migliore ipotesi; quand’anche non siano anch’essi parte di quelle correnti che dirigono tali “prese di coscienza”.
Di ciò è stato dato ampio risalto nelle opere sulla “guerra occulta” a cui  rimandiamo. Ci sono idee, convinzioni, correnti collettive di pensiero, che improvvisamente nascono, non si sa bene dove e come, e si diffondono. Di punto in bianco, e tanto più pervasivamente nell’epoca della “comunicazione di massa”, diventano delle “bandiere” di un epoca, quasi dotate di propria forza. Spesso nascenti in ambito anglo-americano (culla di molteplici tra le sovversioni post 1789), si diffondono poi quasi per “necessità” in tutto il mondo e specie nella “arretrata” Europa, che le accetta supinamente e si fa un vanto di essere “al passo coi tempi”, quasi che l’essere “indietro” sia necessariamente un male, in ossequio alla logica materialistico-evoluzionista che permea l’occidente da più di due secoli.
 Perciò noi vediamo che “trend” assolutamente deleteri divengono obbiettivi da raggiungere: dalle nozze tra omossessuali, all’aborto indiscriminato e legalizzato, all’incentivo alla distruzione della famiglia tradizionale tramite il femminismo e l’esaltazione dell’edonismo sfrenato. Dalla distruzione del senso di comunità con il culto della “libertà”, anodina e senza scopo, condotta anche tramite l’utilizzo della “società multiculturale” e dell’immigrazione per recidere quei residui legami etnico-nazionali che ancora sussistevano fino a ieri in Italia, a differenza dei Paesi vicini, ove questo stato di cose è la regola da tempo. Ma l’elenco potrebbe essere ben più corposo.
Ma ciò che qui interessa è la funzione che dovrebbe avere l’elite dei governanti, o platonicamente, reggitori, nonché di coloro che indirizzano la “cultura” (le virgolette sono di rigore) e i comportamenti. Anche e non ultimo mediante la creazione delle norme e l’applicazione del diritto, notorio collante sociale e barometro degli stati patologici che la collettività può assumere.  Ciò ci porta ad una differenziazione di orizzonti.
Compito dello Stato che definiamo per comodità espositiva “tradizionale”, era quello di elevare la comunità alla retta vita, a valori etici e, infine e soprattutto, al Sacro. Tale funzione anagogica aveva il compito di portare l’uomo come singolo e la comunità come insieme, al di là e al di sopra del “limite animale”, ossia di una vita spesa in funzione delle mere funzioni organiche e dell’appagamento dei propri bisogni fisiologico-emozionali. Non contava tanto la “felicità” o la “libertà” del singolo (come modernamente e profanamente intese, ossia come soddisfacimento delle proprie pulsioni con contestuale noncuranza di altro che esuli da esse), ma il realizzare la propria natura profonda, e, tramite questa, l’ “eudemonia” della collettività e del gruppo.
Si trattava dell’ordine contro il caos degli istinti individuali, delle brame e delle passioni dettate dalla parte più bassa e “caduta” dell’uomo. Di questa esigenza e di questa missione delle civiltà tradizionalmente orientata troviamo tracce in figurazioni come quelle dell’Arcangelo Michele, che sovrasta e domina il principio egoistico bramoso luciferico, come anche nelle figurazioni Mitriache. Era quindi dall’ “Alto” che si dava una forma e un ordine alla comunità, alla collettività. Era lo Stato, quale principio propriamente romano, a far si che il “popolus” marciasse nella giusta direzione, verso valori tendenti a “risvegliare” la parte migliore dell’uomo, e a canalizzare e sublimare le inevitabili influenze “demoniche” che sempre stanno in agguato sotto la superficie della coscienza.
Di ciò non è più il caso di parlare, specie nei tempi attuali, dove le residue “barriere”, quantomeno morali ed etico-prescrittive dettate dalla religione cattolica, sono venute a cadere. Ci si trova di fronte ad uno Stato che invece di riprendere in maniera pedagogica i suoi membri, cercando di mantenere alti valori come senso della disciplina, del sacrificio, di comunità, di solidarietà tra pari e di onore, asseconda qualsiasi capriccio individualistico possa affacciarsi nei singoli, sulla scorta di supposti ed inesistenti “diritti” che l’uomo avrebbe per nascita, e che un tempo, nella propria becera ignoranza, egli avrebbe ignorato di avere.
Invece di essere inflessibili e di creare uomini e donne responsabili, che dicano “noi” prima di “io”, che antepongano valori come la famiglia, il sacrificio per qualcosa che li trascende, e il Sacro al consumo, alla “carriera”, all’apparire e al possedere, lo Stato attuale e le sue “elites” ratificano queste deviazioni, accettando supinamente le convinzioni irrazionali e distruttrici, ma non per questo casuali, che si generano tra le masse. Cosi vediamo giudici interpretare estensivamente norme di legge, per includere “nuovi bisogni” da tutelare, quando determinate condotte andrebbero invece scoraggiate e viste come “cadute di livello”.
Vediamo politici votare leggi tendenti non ad assicurare il benessere e la crescita, anche e soprattutto etico-spirituale della Nazione, ma ad assicurarsi il consenso, solleticando demagogicamente le più svariate abiezioni umane. Uomini di “cultura” che abbassano le lettere e i grandi testi della tradizione patria, alla “comprensione” e al livello del volgo, contaminandole e scempiandole.
Non uno Stato che chieda ai suoi membri di superare le loro pochezze, ma uno Stato che le asseconda e istituzionalizza sotto l’egida di “diritti” e “segni dei tempi”, a cui è ineluttabile adeguarsi. Brocardo della Tradizione è che “il più non può derivare dal meno”: ma sembra che in questi tempi sia vero il contrario, e in “alto” ci si preoccupi solo di accontentare il “basso”, trascinando il mondo sempre più a fondo, nella notte oscura del Kali-yuga.
Gemini