Persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori

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Forse è il libro più noto di Ernst Jünger tra i militanti politici, e forse questa è una delle citazioni più diffuse ma, allargando il focus e rileggendola in questi giorni, l’attenzione cade su un passaggio che col cambiare dei tempi non smette di riacquistare attualità.
Nessun accenno da parte del Pontefice al perché si sia arrivati ad un conflitto armato in Ucraina, e a chi tra le due parti lo ha provocato e cercato in tutti i modi in quasi un decennio.
Dal papa “politico” sono arrivati solo appelli alla pace, e condanne a quello che, per l’opinione pubblica ben costruita dai media occidentali, è un “mostro aggressore”.
Non farà certo male a noi e ai nostri lettori tornare su queste parole e meditarle alla luce degli avvenimenti in corso.

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Da Ernst Jünger – TRATTATO DEL RIBELLE

Le masse seguiranno la propaganda, che le costringe a un rapporto tecnico sia con il diritto sia con la morale. Non così il Ribelle. Quella che egli deve prendere è un’ardua decisione: riservarsi sempre di esaminare ciò per cui è richiesta la sua approvazione o la sua adesione. Non saranno sacrifici di poco conto. Tuttavia ne trarrà un guadagno immediato in fatto di sovranità – anche se solo pochissimi, allo stato attuale delle cose, lo percepiranno come tale. 

Ma il dominio può venire unicamente da quegli uomini che hanno mantenuto intatta la consapevolezza della dimensione originaria dell’uomo; e che da nessun potere superiore potranno mai essere indotti a rinunciare ad agire da uomini. In che modo ciò sia possibile è un problema della resistenza, che non necessariamente deve risolverlo alla luce del sole. Pretendere che ciò avvenga è una tipica idea di chi sta a guardare, e in pratica equivale a consegnare in mano ai tiranni l’elenco degli ultimi uomini.

Quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che ancora non si è piegato. 

Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice.