Svelamenti

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Velo Islamico
Svelamenti
Tratto dal sito Heliodromos
La fantasia e l’intelligenza che si affacciano all’Anima tramite lo Spirito — essendo l’intelligenza un attributo divino che attraverso la mente l’intelletto e l’intenzione giunge all’immaginazione — sono due qualità dell’essere umano riscontrabili in coloro che nutrono pensieri elevati ed hanno nobili comportamenti. Per contro, esse sono del tutto assenti presso le ignobili comparse che si affaccendano dietro le macchinazioni sovversive e le mistificazioni antitradizionali. In costoro, non tanto di intelligenza si deve parlare quanto di astuzia e furbizia; mentre in loro all’inventiva creatrice si sostituisce la rigida applicazione di trucchi e stratagemmi ripetitivi. E questo ce lo conferma la monotona reiterazione delle medesime tecniche tutte le volte che vengono orchestrate certe campagne mediatiche e determinate manifestazioni di protesta. Il copione è sempre lo stesso: si esagera ed amplifica un caso singolo ed estremo al fine di confondere e perturbare la società, com’è stato per il divorzio, l’aborto, l’omofobia, le faccende Lgbt in genere, l’eutanasia e il fine vita, e come sarà negli anni a venire per le frottole e le panzane della transazione green, dieta insettivora compresa.
Prendendo spunto da una crisi economica, da un malcontento qualsiasi o da un’emergenza sociale più o meno grave, si dà grande risalto mediatico al problema, inscenando manifestazioni di protesta solidarietà e indignazione, scagliandosi con tutti i mezzi a disposizione contro il regime o il capo che si è deciso di colpire, per provocarne qualche passo falso o una eccessiva risposta repressiva che ne giustifichino l’abbattimento, anche per via militare. Marchio distintivo e vera “impronta digitale” di simili conformistiche sceneggiate è sempre l’unanimità mediatica ed il complice sostegno del Potere e delle varie autorità, più o meno morali.
Ed è proprio una campagna di questo tipo e con queste modalità quella che è in corso contro l’Iran, in seguito alla morte della studentessa Masha Amini, avvenuta fra il 15 e il 16 settembre 2022 per le presunte violenze dei basiji, il corpo volontario iraniano impegnato a vegliare sulla morale islamica, che avrebbero infierito sulla ragazza per il modo non corretto in cui indossava il velo con cui ci si deve coprire in pubblico i capelli.
Sul motivo di questa improvvisa “accelerazione” degli attacchi al regime degli ayatollah, che durano da quando l’Iran è riuscito a sottrarsi alle grinfie statunitensi in seguito alla rivoluzione islamica del 1979, ristabilendo il primato della religione e quindi dell’ordine, dell’equilibrio e dell’armonia nel Paese prima in balia dello Shah, potrebbe però avere influito un precedente episodio verificatosi un mese prima (12 agosto 2022), quando lo scrittore Salman Rushdie venne aggredito fisicamente in America durante un evento pubblico nello stato di New York, in esecuzione della fatwa emessa nel 1989 dall’ayatollah Khomeini, in seguito alla pubblicazione della sua opera blasfema I versi satanici.  
Se si tiene presente il ruolo fondamentale di personaggi come Rushdie e i suoi simili in funzione della “narrazione” con cui è costruita l’illusione della modernità, l’ipotesi non apparirà del tutto insensata. Infatti, tale narrazione crea a tutti gli effetti la realtà fasulla che ci circonda, e per rendersene conto basterà pensare alla più grande narrazione artificiale di tutti i tempi, cioè il denaro: una finzione che è diventata realtà onnipotente e indiscutibile, a cui tutti devono essere devoti e sottoposti. Oppure, sul piano storico, il modo in cui vennero narrati i cosiddetti “secoli bui” del Medioevo a partire dal Rinascimento, con l’odierno coerente passaggio e scivolamento dall’Umanesimo di allora al transumanesimo prossimo venturo. Oggi, di fatto, le definizioni arbitrarie e contraffatte hanno preso il posto del linguaggio quale espressione delle evidenze e delle verità naturali, stravolgendo ogni conoscenza ed ogni rapporto autentico con la realtà.
«Vendicarne uno per rassicurarne cento!», potrebbe essere questo lo slogan che giustifica l’attacco all’Iran; poiché il moderno Principe necessita dell’ausilio narrativo dei buffoni di corte e degli scribacchini prezzolati, ai quali riesce solo ad assicurare carriere, prebende e guadagni economici, ma non è in grado di evitargli il “costante stato d’insicurezza fisica” che il loro sporco lavoro comporta. Se — richiamando la metafora usata dal Papa a proposito di Nato e Russia — dei cani vengono ad abbaiare e latrare dietro la mia porta o addirittura in casa mia, una pietra gliela scaglio volentieri e senza pensarci su due volte: indipendentemente dal loro essere consapevoli o meno dei veri disegni del padrone che me li ha aizzati contro.
E c’è del grottesco nel sentir cianciare di libertà femminile e dignità delle donne iraniane («oppresse e calpestate per via del velo islamico») le “libere” donne occidentali, zitte e consenzienti sui nostri mascheramenti sanitari, che giungono a sfoltirsi la capigliatura in segno di solidarietà. Certo, per loro sarà una scelta dignitosa e un segno di libertà la prostituzione sui social e su certi siti internet diffusa da noi, che sta fra l’altro rendendo obsoleta e superata la stessa industria del porno; dove una massa enorme di “carne da letto” e di “dilettanti allo sbaraglio” — comprese minorenni del tutto ignare delle cose della vita e dei pericoli connessi con la potenza dell’eros, che solo il rito e il sacramento sono in grado di controllare e indirizzare — esibisce a pagamento una spudoratezza da navigata meretrice.
La verità è, come tutte le donne sanno molto bene, che i capelli costituiscono un forte richiamo sessuale — le suore se li tagliano al momento di prendere i voti, come segno di rinuncia alla vita secolare — per cui la cultura islamica, piaccia o non piaccia ai nostri ipocriti e pedanti libertari, considera il mostrarli in pubblico al pari dell’esibizione delle parti intime del proprio corpo; senza che questo abbia nulla da spartire e a che vedere con gli estremismi tribali dei
fondamentalisti o con le mutilazioni genitali africane. Del resto, la legittima e naturale pudicizia che dovrebbe caratterizzare ogni Donna veramente libera e padrona di se stessa nelle pubbliche apparizioni, destinando solo ed esclusivamente al proprio coniuge e compagno grazia bellezza e armonia, nonché gli ardori anche più estremi, è l’unico antidoto alla commercializzazione e allo sfruttamento del corpo femminile a discapito del suo prezioso e insostituibile ruolo di creatrice della vita: la sola cosa che colloca veramente ogni essere femminile in prossimità di Dio. L’alternativa essendo l’estinzione del genere umano, come dimostra la perdita della fecondità e il calo delle nascite nelle nostre società progredite; al contrario dell’elevata fertilità (ancora per quanto?) delle donne iraniane, e delle orientali e africane in generale.
Dato dunque all’Iran quel ch’è dell’Iran; per amor di verità, ci tocca riportare quanto riferitoci dal compianto Carlo Corbucci — che il Paese degli ayatollah lo conosceva molto bene — riguardo al modo in cui qualche donna iraniana usava il velo per coprirsi i capelli. Raccontava infatti Carlo che molte di loro lo indossano lasciando volutamente scoperto parte del capo, mostrando così di farlo solo perché costrette, e per evitare sanzioni. E nel riferirci questo particolare, apparentemente marginale, egli manifestava una seria e profonda preoccupazione riguardo alla tenuta tradizionale del paese sciita. Essendo fondamentale e decisiva la differenza fra le leggi imposte con la forza e quelle accolte liberamente e convintamente. Ogni potere tirannico e sovversivo controlla i corpi e condiziona le menti, come accade sempre più spesso nelle contrade occidentali. La vera Autorità tradizionale, al contrario, conquista i Cuori: unico modo per assicurarsi l’appoggio incondizionato ed il convinto sostegno della popolazione governata. Evitando a priori, fra l’altro, fenomeni come quelli dei sempre più frequenti femminicidi; oltre a garantire rispetto solidarietà e protezione anche verso i bambini e gli anziani, essendo ogni società di impronta religiosa caratterizzata dall’amore per la gente e volta a fare il bene a tutti.