Rigenerazione Evola | Le emittenti del Diavolo

274

Tratto da RigenerazionEvola


Riprendiamo il filone di articoli su tematiche connesse ai tempi ultimi. Dopo gli approfondimenti sulle orde di Gog e Magog e sulle fenditure della Grande Muraglia, e sul rimanifestarsi del principio della regalità divina dallo stato di latenza, tocchiamo il tema delle cd. “Torri del Diavolo”, strettamente legato alla problematica degli influssi negativi generati sulle coscienze individuali e collettive da forze di tipo psichico-sottile, argomento su cui già in passato ci siamo soffermati, e che è quanto mai attuale. Secondo alcune tradizioni, esisterebbero infatti luoghi più o meno definiti geograficamente dai quali le forze della contro-iniziazione irradierebbero influssi sottili in grado di alterare, suggestionare e deviare le menti, e di generare anche veri e propri aggregati psichici “al servizio” di certi movimenti d’opinione, rivoluzioni “culturali”, ecc… René Guénon, di cui pubblicheremo quanto egli ebbe modo di scrivere sul tema, definì tali centri “centri di proiezione delle influenze sataniche nel mondo“. Apriamo la tematica con un articolo di Julius Evola pubblicato sul “Roma” nel 1956; seguiranno, oltre a quello di Guénon, altri interessanti approfondimenti. Da notare gli ultimi due capoversi dell’articolo di Evola, in cui, tra le riflessioni svolte, risalta il riferimento alle suggestioni post-ipnotiche, che richiama alla mente le tecniche di controllo mentale basate sull’annullamento e la riprogrammazione (psychic driving) della psiche umana elaborate ed applicate dalla CIA e da altri servizi segreti dagli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso in poi (progetto MK-ULTRA, parcellizzazione della mente cd. “alveare”, con attivazione della stessa tramite segnali post-ipnotici in determinati missing times, ecc.).

***

di Julius Evola

Tratto dal Roma, 21 settembre 1956

Secondo una leggenda diffusa in varie parti dell’Asia e le cui origini sono difficili a rintracciare, esisterebbero sette centri, sette torri aventi il carattere di altrettante «emittenti diaboliche». Da esse si irradierebbero nel mondo non radio-onde bensì idee destinate a provocare i maggiori disastri, non appena trovino ricezione nella mente di dati individui o di dati gruppi. Secondo la credenza prevalente, queste torri sarebbero disseminate in regioni montane deserte e impervie comprese fra l’India e l’Asia Minore.

Il carattere fantastico che, almeno in questi termini, presenta una tale idea, non ha impedito perfino ad Europei di considerarla seriamente. Un certo capitano del servizio segreto inglese giunge fino a vedere in simili emanazioni diaboliche la causa occulta di avvenimenti, quali la prima guerra mondiale, la rivoluzione russa e il crollo di Wall Street del 1929. E tale idea lo prese fino al punto che egli si ritirò dal servizio, si mise a studiare le scienze occulte – e finì in una casa di salute.

Non è nemmeno mancato chi, in certi luoghi, ha creduto di cogliere impressioni riportabili allo stesso ordine di cose. Uno scrittore abbastanza noto, F. Yeats-Brown, andato alla ricerca dei superstiti centri del misticismo indù, nei riguardi di un dato personaggio da lui conosciuto a Rishkesh e indicato con le sole iniziali, ha scritto, nel suo libro Lancer at large: «Chi sa che forze sono qui in opera? Quest’uomo mi è sembrato un posseduto, ma non da Dio. Donde nascono le idee? I grandi inventori e i grandi dirigenti nel mondo sono uomini che costruiscono mediante altri cervelli. Dietro ad essi vi è però uno sfondo di altri uomini più o meno sconosciuti. R. A. K. Mi è sembrato terribilmente vivo, eppure simile ad un vaso del male, ad una fiala il cui contenuto potrebbe operare terribili devastazioni se si riversasse sul mondo». È una impressione che concorda più o meno con la leggenda delle emittenti diaboliche.

Circa queste ultime, vi è chi ha voluto metterle in relazione con la setta arabo-persiana degli Yezidi, chiamata anche degli «Adoratori del Diavolo». Data la denominazione, verrebbe infatti naturale stabilire una relazione del genere. Senonchè presso gli Yezidi non si tratta propriamente di satanismo. Il loro è un Satana tutto speciale, non è l’eterno antagonista malvagio di Dio bensì il primo di sette spiriti che Dio avrebbe creato e al quale avrebbe demandata, per un periodo di diecimila anni, la sovranità sul mondo inferiore. E gli Yezidi adorano questo ente semplicemente nei termini, diciamo così, dell’autorità gerarchica più vicina ai mortali.

Comunque, riguardo tale setta, si parla anche di magia e di riti oscuri. Uno scrittore americano particolarmente interessato al mondo arabo-persiano, W. B. Seabrook ebbe modo di essere introdotto fra gli Yezidi e di visitare la regione in cui essi ancora vivono. E non dimenticò la faccenda delle torri sinistre. In effetti, in un luogo impervio trovò una torre abbastanza simile a quelle della leggenda. Era di pietra bianca levigata, con un pinnacolo sferico dorato o di rame tale da lanciare riflessi in ogni direzione. Da ciò potrebbe essere nata l’idea delle radiazioni occulte inviate di continuo, giorno e notte, da ognuna delle sette torri della leggenda. La torre reale era disabitata. In tempi antichi, era stato luogo di culto. Ma al Seabrook fu detto che in essa dei kolchaks, cioè non dei sacerdoti regolari della setta, bensì una specie di fachiri e di stregoni vi si recavano tuttora restandovi alcuni giorni.

Il Chermera Temple (Tempio dei Quaranta Uomini) Yazida sulla cima più alta dei Monti del Sinjar (Iraq); da notare le analogie con la “torre” descritta da Seabrook

Ciò – dice il Seabrook – non basta di certo per convalidare la leggenda: però cose analoghe sono credute da molte persone non chiuse in case di salute e non prive di cultura; egli ritiene che quanto vide in quel viaggio fra gli Yezidi si presterebbe abbastanza a corroborare le loro peggiori fantasie.

Se dopo tutto ciò volessimo venire a qualcosa di sensato, il problema da porsi sarebbe appunto quello della origine prima di molti pensieri umani e della parte effettiva che ha la coscienza desta nella loro genesi. Certi studi sull’ipnotismo e sulla subcoscienza potrebbero indicare il dominio di cui eventualmente si tratta. Un caso assai istruttivo è quello delle cosiddette suggestioni post-ipnotiche. Ad un soggetto ipnotizzato si ordina di compiere un certo atto dopo che sia tornato allo stato normale, anche a distanza di giorni. Il che, di massima, accade. Il caso più interessante è quello in cui il soggetto al momento di eseguire il comando non ricade quasi in stato ipnotico, ma resta perfettamente desto e, qualora gli si chieda perché ha compiuto quell’atto, ossia come è che gli è venuto in mente di compierlo, sa trovare ogni specie di ragioni plausibili, non avendo dunque il menomo sospetto della suggestione a cui ha soggiaciuto.

Ebbene, proprio come dice lo Yeats-Brown, qualcosa di analogo potrebbe avvenire più in generale per molti pensieri umani; anche per quelli che han fatto da punto di partenza a particolari dottrine e ad avvenimenti politico-sociali. Esse possono essere state «suggerite» da dietro le quinte della coscienza ordinaria. E a considerare tutti i casi in cui, anche involontariamente, attraverso nessi lontani e poco ricostruibili di causa ed effetto, molte di tali idee hanno avuto conseguenze calamitose, coloro che possono averle «ispirate» non sono di certo da considerarsi come degli angeli di luce. Nelle leggende su riferite l’elemento fantastico potrebbe dunque riguardare unicamente i centri concepiti grossolanamente come centri materiali e addirittura come torri abitate da figure sinistre intente a lanciare nell’etere, giorno e notte, i loro incantamenti. Magari fosse così: senza nemmeno ricorrere ad esorcismi e a contro-incantamenti, con un’azione organizzata di ricognizione e di bombardamento aereo sarebbe allora possibile eliminarle, tanto da lasciare il mondo degli uomini aperto soltanto a irradiazioni di bene e di virtù. Altrimenti stanno, se mai, le cose; e la concezione accennata potrebbe perfino servire come ciò che nelle scienze si chiama una «ipotesi di lavoro», se si pensa a tutto quello che gli uomini escogitano per la loro rovina e la loro miseria, tanto da essere spinti a ciò che essi meno vogliono.