Pro vita e famiglia | Giubilei: «Vogliono rieducare l’uomo: ritorniamo ai valori della tradizione»

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(Pro Vita e Famiglia)

Francesco Giubilei, scrittore, giornalista e consigliere del ministro della Cultura Sangiuliano, è membro del comitato scientifico di varie fondazioni ed è stato membro del Comitato Scientifico sul Futuro dell’Europa del governo italiano.

Lo abbiamo sentito per un’intervista a largo spettro su crisi antropologica, politicamente corretto fino ai problemi e alle incognite di nuovi orizzonti etici come quelli del metaverso.

Su questi temi Giubilei è intervenuto sabato 25 febbraio durante il convegno dal titolo “Se questo è l’uomo”, evento tenutosi a Roma e promosso da Cinabro Edizioni con la collaborazione di Pro Vita & Famiglia Onlus e della rivista Fuoco.

Francesco Giubilei da che cosa nasce la crisi antropologica dell’uomo oggi?

«La crisi antropologica oggi nasce da una crisi innanzitutto culturale: viviamo in una società in cui si sono persi tutta una serie di valori di carattere tradizionale che facevano storicamente parte della storia europea e occidentale negli ultimi secoli ma che si sono progressivamente persi dal ’68 in avanti quindi è avvenuta una secolarizzazione, si è perso un collegamento con l’ambito spirituale e si è perso il ruolo e la centralità della religione, in particolare del Cristianesimo, e ciò ha fatto sì che si avessero conseguenze di carattere religioso/sociale con la perdita dell’etica. Perciò anche un concetto fondamentale come quello di libertà è stato usato talvolta per fare in modo che venissero realizzate prese di posizione che erano scollegate dalla visione etica. Questa perdita di valori ha portato a una messa in discussione dell’uomo all’interno della società che sempre di più è considerata, a causa delle nuove tecnologie, un elemento non più centrale, come invece nella visione cristiana, ma un elemento che è uno dei tanti che caratterizzano la nostra società».

Il relativismo di oggi spinge a considerare solo il pensiero unico quale verità. Che ne pensa?

«Il relativismo, per altro come scriveva Ratzinger, è uno dei principali mali della nostra epoca oggi prevale il fatto che tutto può essere messo in discussione. Non esistono più dei valori che il mondo conservatore definisce principi permanenti, con Prezzolini, ma che anche nel pensiero controrivoluzionario sono legati alla religione, e porta alla narrazione a senso unico che si ricollega a due grandi problematiche della nostra epoca ovvero la cancel culture e il pensiero unico. Chi non porta avanti questa narrazione viene etichettato per essere messo fuori dal dibattito. Idem con la cancel culture che è il tentativo di non ricordare la nostra storia, di riscriverla, cancellando ciò che è realmente avvenuto attraverso il revisionismo».

A quale scopo nasce il pensiero unico?

«Il pensiero unico nasce con l’obiettivo di rieducare i cittadini e riscrivere l’attuale società in cui stili di vita, usanze e tradizioni, che fanno parte della nostra identità, devono essere cambiate. Vale per la scuola, per la famiglia, i due ambiti più messi in discussione da questa visione. Ma vale anche per l’ambiente, emblematico da questo punto di vista. L’ambientalismo ideologizzato fa si che vi sia un tentativo di cambiare il nostro modo di vivere, di comportarci. Vedi le auto elettriche, vedi il tema dell’alimentazione, l’attacco alla dieta mediterranea. Sono tutti tasselli che vogliono cambiare il nostro modo di vedere, il nostro modo di vivere».

Si può uscire dalla bolla del pensiero unico?

«Sì deve cercare di uscire dalla bolla del pensiero unico riscoprendo quei valori tradizionali che invece sono stati messi in discussione. Serve prima di tutto un cambiamento di carattere culturale per mettere in campo poi una visione che vada a incidere sulla società. L’elemento importante è che sia garantita la libertà di espressione, messa in discussione soprattutto sui media digitali, quindi il rischio è che emerga una visione di carattere censorio a chi si oppone alla visione del pensiero unico».

La formazione delle nuove generazioni prevede di basarsi su tematiche legate a nuove ideologie quali la transizione digitale, l’AI ecc. Che ne pensa? Il futuro delle nuove generazioni è segnato?

«Sulle nuove generazioni è necessario fare una battaglia culturale a partire dalla scuola e dalla famiglia, i due ambiti che sono stati attaccati dopo il Sessantotto. In discussione è stato messo il principio di autorità. Se vogliamo fare delle scelte politiche a sostegno dei giovani e promuovere una identità culturale che eviti che le nuove generazioni crescano con visione liberal, bisogna far si che cessi questo attacco alla famiglia, che ne sia tutelato il ruolo, e che la scuola abbia funzione pedagogica e non di indottrinamento di determinati temi».

Il Metaverso sarà il nostro futuro?

«Non so se il Metaverso sarà il nostro futuro ma dobbiamo tenere in considerazione che la tecnologia che ci ha migliorato la vita sotto tanti punti di vista al tempo stesso però quando diventa tecnocrazia diventa pericolosa. Non possiamo pensare che macchine e tecnologia si sostituiscano all’uomo: la tecnologia deve essere al servizio dell’uomo. Se la tecno si sostituisce all’uomo, penso all’AI e agli algoritmi ciò diventa un problema e mette ancora una volta in discussione il ruolo dell’uomo. La tecnologia deve avere un argine. Nessuno avrebbe potuto immaginare uno sviluppo enorme delle tecnologie in così breve tempo ma è importante che ogni ambito tecnologico metta al primo posto l’uomo».