Jalāl al-Dīn Rūmī sul digiuno

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Ci appropinquiamo al termine della Quaresima e, contestualmente, inizia per i musulmani il mese di Ramadan, anch’esso, come noto, caratterizzato dal digiuno: due grandi ramificazioni della Tradizione, chiave anche dal punto di vista escatologico, che significativamente oggi, in questi critici tempi ultimi, si incontrano nei momenti alle stesse più forti e sacri.
A tal proposito, riportiamo questi versi di Mevlana Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī sul digiuno, che potranno essere proficui per gli uni e per gli altri: per i primi per appropinquarsi alla Santa Pasqua, per i secondi per affrontare con forza il santo mese.
C’è una dolcezza nascosta
in uno stomaco vuoto.
Noi siamo liuti, niente di più,niente di meno.
Se la cassa di risonanza
è piena di qualunque cosa, niente musica.
Se il cervello e la pancia sono purificati
dall’ardere del digiuno, ogni momento
una nuova canzone sale da questo fuoco.
La nebbia si dirada, e una nuova energia
ti fa salire di corsa
i gradini di fronte a te.
Sii più vuoto e grida come gridano gli strumenti di canna.
Più vuoto, scrivi segreti con la penna di canna.
Quando ti sei rimpinzato di cibo e bevande,
un’orribile statua di metallo siede dove dovrebbe sedere il tuo spirito.
Quando digiuni,
buone abitudini si raccolgono come amici
che vogliono aiutarti.
Il digiuno è l’anello di Salomone.
Non darlo a qualche illusione e non perdere potere,
ma anche se, anche se hai perso tutta la volontà e il controllo, loro tornano quando digiuni, come soldati che appaiono dal terreno, e stendardi volano sopra di loro. Una tavola discende sulle tua tenda, la tavola di Gesù. Aspettati di vederla, quando digiuni, questa tavola imbandita di altro cibo, migliore del brodo di cavoli.