Ribelli per Tradizione | Sport, disciplina e ribellione

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Ribelli per Tradizione, rubrica a cura della Comunità Militante Raido.
In latino, ribelle è chi torna alla guerra, assumendosi il dovere della milizia, non reclamando diritti.
Ebbene, oggi è il momento di tornare nell’agone, di affilare le nostre lance per combattere per le nostre radici, contro il nulla che avanza.
Occorre essere ribelli, sì, ma “per Tradizione”, cioè per affermare i princìpi della Tradizione – onore, fedeltà, coraggio, Verità e Giustizia -, che sono stati la base di ogni civiltà normale e giusta, ma che giacciono apparentemente sepolti sotto strati di materialismo ed edonismo.

Tra i problemi più grandi che affliggono i giovani di oggi c’è l’assenza di valori e principi. Sempre più spesso, ci si imbatte in giovani senza sogni, che non aspirano a niente di più che uscire il sabato sera per ubriacarsi.
La voglia di lottare è stata completamente persa. È più facile lamentarsi delle cose che non vanno invece di impegnarsi attivamente per cambiarle. E se si decide di lottare, spesso si scelgono mezzi sbagliati.
Un tempo i giovani come noi erano quelli che facevano le rivoluzioni, che si impegnavano attivamente nella vita politica e sociale. Oggi, purtroppo, sembra che questa sia una rarità.
Spesso, dai media, vengono definiti “ribelli” coloro che in realtà si agitano in piazza o sui social senza un reale progetto. La loro “ribellione” è vana e fine a sé stessa, priva di un reale obiettivo costruttivo per il futuro, sia per loro stessi che per le generazioni successive. Invece di costruire qualcosa di nuovo, la loro unica preoccupazione sembra essere quella di distruggere ciò che già esiste, spesso anche le poche cose positive rimaste nella nostra società.
Lanciare vernice su opere d’arte o bloccare le strade, impedendo alle persone di andare al lavoro, non ha alcun valore rivoluzionario. Piuttosto, questi gesti sono una chiara espressione della mancanza di valori nel mondo moderno.
È importante per noi giovani riconoscere gli esempi di comportamenti scorretti e chiedersi cosa significhi essere ribelli in questi tempi moderni. Essere ribelli oggi significa identificarsi con un’Idea e con determinati valori, quelli della Tradizione, e mettersi al loro servizio. Per prima cosa, è necessario combattere internamente, riconoscendo i propri limiti e le proprie debolezze, per poter migliorare e crescere. 
In altre parole, essere ribelli non significa semplicemente andare controcorrente, ma piuttosto abbracciare una visione positiva e impegnarsi per essa, anche se ciò richiede un duro lavoro interiore per superare i propri limiti.
È importante trovare esempi autentici da seguire, e uno dei luoghi migliori dove cercarli sono gli sport. 
Gli sport da combattimento e l’alpinismo sono esempi ancora vivi di una concezione tradizionale dello sport, in cui i valori come il sacrificio e il rispetto sono ancora presenti. In particolare, nelle arti marziali, uno dei compiti delle cinture nere è quello di essere un modello di comportamento, di stile, di coraggio e di disciplina per le cinture più basse.
In questo modo, gli sport possono diventare un’occasione per la crescita personale e per imparare a superare i propri limiti. Tuttavia, è fondamentale approcciare la pratica sportiva con un atteggiamento propositivo all’apprendimento e alla formazione personale, invece che pensare allo sport solo come un passatempo o una forma di guadagno.
Il concetto di disciplina sembra sempre più assente nel mondo moderno, ma è fondamentale per i giovani. Senza una disciplina adeguata, infatti, rischiamo di non sviluppare un’identità forte e di diventare vulnerabili alle influenze esterne, lasciando che altri decidano per loro.
Gli sport rappresentano una vera e propria scuola di disciplina, in cui chi li pratica impara a formare il proprio carattere seguendo delle regole, cercando di superare le proprie debolezze e limiti. In questo modo, gli sport possono essere un’opportunità preziosa per i giovani di imparare a sviluppare una disciplina personale e un senso di responsabilità, che saranno fondamentali per il loro futuro.
Spesso si pensa che il ribelle sia colui che non segue le regole, ma in realtà il vero ribelle deve essere disciplinato, agire seguendo delle regole e avere uno stile di vita conforme a queste ultime.
Anche nello sport, un atleta indisciplinato potrebbe vincere un incontro o un titolo, ma quel successo sarà effimero e non potrà essere costruito nel tempo senza una disciplina costante. Allo stesso modo, nella vita e nella militanza, avere disciplina significa essere in grado di costruire qualcosa di duraturo per sé stessi e per gli altri, vivendo secondo i principi della Tradizione.
In sintesi, il ribelle vero non è colui che infrange tutte le regole, ma colui che è in grado di riconoscere quelle giuste e seguirle con disciplina e consapevolezza, costruendo un percorso di crescita interiore e di coerenza con i propri valori.
Lo sport rappresenta uno strumento efficace per incarnare lo spirito del ribelle, soprattutto in una società in cui la debolezza è esaltata e vista come una virtù. La vera ribellione sta nel combattere i propri limiti attraverso lo sport, riconoscendo i propri punti deboli e superandoli.
La ribellione autentica comincia dentro di noi, attraverso una lotta interiore che ci renderà veri ribelli, capaci di portare questa lotta anche nel mondo esterno. La pratica sportiva ci aiuta a sviluppare la disciplina, la determinazione e la capacità di superare le difficoltà, rendendoci forti. In questo modo, diventiamo protagonisti attivi della nostra vita e del nostro futuro, anziché subirne passivamente le influenze esterne.