Tributo a Diapason: riprende vita un’esperienza che ancora scalda i cuori

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Un album che non è solo musica ma è anche ricordo di un’esperienza fatta di militanza e comunità: Tributo a Diapason è tutto questo e anche di più. Recentemente diffusa gratuitamente da Il Cinabro (con l’autorizzazione di Heliodromos) su tutte le principali piattaforme digitali, la raccolta vuole essere appunto un tributo ad un gruppo che, con i suoi pezzi, ha significato molto nell’ambiente di provenienza. Non solo musicalmente.
Nati a Catania nell’ambito del progetto aggregatosi attorno al Centro Studi di formazione Tradizionale Heliodromos, i Diapason, in un periodo abbastanza breve ma molto intenso, hanno prodotto canzoni che raccontano di idee vive e vissute non sempre facilmente con impegno, dedizione ed entusiasmo giovanile. Come è infatti spiegato in una lettera che presenta la pubblicazione del Tributo, “sarebbe riduttivo parlare di un gruppo musicale, perché prima di ogni altra cosa i componenti si  sentivano militanti politici” che “oltre alla testimonianza nel quotidiano, la stampa e la diffusione di giornali, opuscoli e volantini, elaborarono testi e li musicarono, realizzando alcuni canti che hanno vinto il tempo sopravvivendo anche a coloro che li hanno prodotti”. E questo perché “evidentemente lo spirito che animò quell’esperienza aleggia ancora e scalda il cuore”.
I brani, registrati nel 1984 su una musicassetta,  dunque “riprendono vita” grazie a protagonisti della musica identitaria di oggi che hanno voluto riarrangiarli a loro modo e proporli, in nuove versioni, ad un pubblico più ampio. La tracklist è composta da nove pezzi, due dei quali – Hobbit e Belfast – già inseriti dagli Hobbit e dagli Imperium in loro precedenti album (rispettivamente “Viaggio al termine della notte” e “Vita est militia”). Ci sono poi Dopo la battaglia (Imperium e Massimo UF), Canzone per Berlino (La Vecchia Sezione e Mario H), Come cometa (Imperium), No para hasta conquistar (Antica Tradizione), Certe volte (Ada), Strade (Imperium) ed infine Vedo migliaia di occhi vuoti (Skoll). A questo notevole lavoro, figlio dei nostri tempi e diversità musicali, seguirà la pubblicazione dell’album originale restaurato e digitalizzato, che andrà presto anch’esso in distribuzione digitale gratuita.
Senza entrare troppo nel racconto dettagliato di ciascun pezzo (perché la musica non va descritta ma ascoltata), si può comunque dire in conclusione una cosa: questo Tributo, che ha permesso ai Diapason di superare il tempo e lo spazio, dimostra che tutto quello che esprime un determinato spirito, che ha radici in ideali che traggono linfa dalla tradizione, rinnovandosi continuamente vince l’oblio e vivifica l’identità.