Guerrieri d’Europa | Filippo Corridoni Il sindacalista guerriero

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La storia del nostro Continente è costellata da innumerevoli di esempi di valore incarnati da altrettanti di eroi che si sono distinti in battaglia, indipendentemente da vittoria e sconfitta.  

Riscoprirne le gesta è un dovere e l’obiettivo di questa rubrica a cadenza mensile.


Esiste una schiera di guerrieri, che, anziché combattere guerre in senso stretto, lotta tutti i giorni contro le ingiustizie, e, quindi, in conformità con una visione del mondo tradizionale, essendo la Tradizione basata sulla Giustizia, non nel senso piagnucoloso dei diritti, ma in quello virile del “suum cuique”. 
Esiste poi una schiera di guerrieri i quali coniugano la giustizia sociale con la guerra vera e propria, come Filippo Corridoni. 
Corridoni nasce a Pausula (oggi Corridonia, nome adottato, non a caso, durante il Fascismo) nelle Marche, nel 1887. Figlio di un operaio, ben presto si interessa alla politica, legge le opere di Marx e di Mazzini, e più tardi si interesserà anche a Sorel. 
Nel 1905 si trasferisce a Milano dove trova lavoro: è qui che intraprende le prime battaglie sociali, entra presto nel Partito Socialista, e viene condannato a 4 anni di prigione per aver espresso opinioni antimilitariste. Non sarà l’ultima volta che Filippo verrà arrestato, visto che nel corso della sua vita gli succederà altre decine di volte.
Vani sono i tentativi del giovane Corridoni di plasmare il mondo sindacalista, di renderlo un vero movimento rivoluzionario, spurgandolo da quegli elementi borghesi e melmosi che ancora oggi stanno alla base di ogni sindacato. 
Dopo essersi schierato contro l’intervento italiano in Libia, Corridoni è tra i fondatori dell’Unione Sindacale Italiana, in questo momento conosce l’uomo che probabilmente gli cambierà la vita, Benito Mussolini. Il 7 Giugno del ‘14 Corridoni tiene un comizio all’Arena Civica di Milano insieme a Mussolini, ci sono oltre 100.000 operai, interviene la polizia e Corridoni e il futuro Duce vengono anche feriti. Il sindacalista marchigiano viene anche arrestato per l’ennesima volta. Quella del 7 giugno del 1914 era la settimana della famosa “settimana rossa” evento che scosse profondamente il movimento socialista.
Il 5 Settembre dello stesso anno viene scarcerato. E’ un momento fondamentale per capire la genesi del nostro Eroe. Infatti, allo scoppio della Grande Guerra Filippo si schiera con gli interventisti: 
“I proletari di Germania hanno dichiarato di essere prima tedeschi e poi socialisti. Ecco un fatto nuovo che noi ignoravamo e che abbiamo avuto il torto di non intuire.”
Da queste parole possiamo intendere chiaramente il cambio di rotta effettuato da Corridoni, il quale si rende conto che, prima dei diritti, ogni operaio ha dei doveri nei confronti dello Stato, quale difendere il Sacro Suolo della Patria. 
Allo scoppio della Guerra, Corridoni si arruola immediatamente come volontario, conscio del fatto che alle masse si debbano dare esempi. Inizialmente destinato alle retrovie a causa della tisi, che lo assillava da anni, risoluto decide di scappare e di raggiungere la prima linea. Viene quindi catturato e accusato di diserzione. Fortunatamente però viene mandato in prima linea, temporaneamente, con la Brigata Catanzaro. 
Viene quindi spostato nella Brigata Siena, dove, prende parte, dal 21 Ottobre 1915 alla terza battaglia dell’Isonzo. La mattina del 23, Filippo viene messo al comando di un plotone, alle 15:30 parte l’attacco che vede il plotone guidato da Corridoni conquistare la posizione.
Purtroppo però, i due lati dello schieramento non cadono in mano italiana e il plotone di Filippo rischia di essere annientato, al che Corridoni si espone al fuoco nemico per chiedere rinforzi, ma viene colpito da una pallottola nemica e cade.
La figura di Corridoni, è fondamentale non solo per comprendere la genesi stessa del Fascismo, ma deve essere anche un esempio da seguire, come lui lo è stato per il popolo italiano, sacrificando se stesso per rendere onore alla sua scelta. Più del suo lato sindacalista vero e proprio, e del nazionalismo, Corridoni deve rappresentare un esempio perché è stato tra i primi “a cadere con la fronte davanti al nemico, come per andare più avanti ancora”. E tra quelli che, per un motivo o per un altro, dopo la guerra tornarono, si venne a creare la spina dorsale di quel movimento che, con lo spirito di Corridoni, rivoluzionò e scombussolò la borghese Italia di inizio ‘900.