L’individualismo

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L’acqua: persona e individuo.
L’individualismo nella sua essenza di “forza disgregante” è il motore immobile del mondo moderno, con tutte le sue sfaccettature. Parlare di individualismo ci riporta immediatamente alla definizione di individuo e di conseguenza a quella di persona. L’individuo è concepito come un atomo sciolto dal contesto in cui vive uniformato e chiuso sulla propria umanità; da tale chiusura si sviluppa una capacità che è esclusivamente di ordine razionale e naturale non riuscendo più a concepire nulla che lo trascenda e dunque negando la vera conoscenza che è di ordine metafisico e inerente ad un piano intellettuale.

Al contrario la persona è l’individuo dotato di qualità sue proprie, che si sviluppa in una società naturale e normale in relazione alle sue capacità in base a cui rivendica un’appartenenza ad una casta, che è legge ed è ordine preciso da dare ad ognuno in base alla propria natura. Per capire la differenza tra individuo e persona e di conseguenza tra collettività e comunità porteremo un esempio semplicissimo.

Se consideriamo l’acqua sappiamo bene che questa è formata da molecole che si legano tra di loro in modo da accoppiare a 2 atomi di idrogeno 1 di ossigeno. Le molecole così formate hanno delle proprietà benefiche per il mondo e l’uomo. L’acqua è tale perché 2 atomi di idrogeno, dunque atomi che hanno una qualità precisa e che comunque anche tra di loro differiscono per qualcosa, si uniscono ad uno di ossigeno, atomo dotato di qualità. Perciò se assimiliamo l’acqua ad una comunità ideale, la sua proprietà di essere “cosa buona” sarà legata alle persone che la compongono, ognuna con delle qualità precise, ed ai legami che si stabiliscono tra loro, legami che implicano la compartecipazione di elettroni, dunque condivisione delle proprie abilità messe a servizio della comunità. Ma se al posto di ossigeno e idrogeno avessimo 3 atomi identici che non si legano tra loro cosa avremmo? Una “schifezza”, non certo l’acqua, e quindi non più una comunità ma una collettività che poi è a fondamento della democrazia.
L’individualismo e le sue conseguenze.
Laddove la Tradizione è unità, politica (Impero), culturale (riconoscimento di una Verità) e
sociale (Comunità con un Capo) l’individualismo è disgregazione. Questa spinta disgregante, semplificata dall’immagine della vecchietta della parabola evangelica chiusa su se stessa, e confermata da Padre Amorth che racconta come un demone, interpellato da lui durante un esorcismo di una donna posseduta, gli abbia detto che laggiù ognuno è ricurvo su sé stesso, si estende a macchia d’olio a tutta la realtà andando a creare disunione.
Nel campo politico la demolizione dell’idea imperiale è distrutta dall’affermasi delle nazioni, nel campo sociale con l’avvento delle democrazie e dei totalitarismi si abbatte l’idea di comunità per quella di collettività, nel campo del sapere, negata ogni facoltà superindividuale si giunge al relativismo.
La filosofia e le scienze
Per comprendere in pieno la forza disgregante dell’individualismo prenderemo in esame il processo sia filosofico che scientifico dalla rinascenza in poi. Nel mondo tradizionale ogni scienza è immagine particolare di una Verità universale unica e oggettiva, di modo che ogni uomo nel proprio campo possa raggiungere, attraverso un mezzo particolare la Verità Metafisica. Tutte le scienze ordinate intorno ad una asse generano un’armonia nel campo del sapere. Così anche la filosofia come indagine della ragione ed amore per la sofia se orientata alla Verità non può che rientrare nel campo prima descritto. Ma con Cartesio qualcosa cambia e con il  “Cogito ergo sum”  sposta il centro dell’essere nella ragione. Da ciò si innesta un processo a valanga che annullando ogni facoltà sovra individuale e dunque sovra razionale, approda prima al naturalismo e poi al relativismo. Da tale mentalità si sviluppa prima come idea filosofica e poi come teoria scientifica l’evoluzionismo come ricerca della propria origine in sé stessi, nella propria animalità.
La facoltà umana così, da una originale apertura verso il mondo sacro, viene chiusa alla sola ragione e anche laddove vi siano, come nel romanticismo, delle rivolte ad essa non si va oltre il piano sentimentale e dunque subumano.
Nel campo scientifico, caduto ogni riferimento ed ogni rapporto gerarchico tra le scienze, le quali per analogia si rimandavano a vicenda e costituivano l’una per le altre una preparazione preliminare alla Conoscenza, ogni scienza rivendica la sua autonomia, la sua verità e si approda così alla confusione del relativismo che critica la Verità poiché non la comprende e annulla sé stesso per il sol fatto che se relativizzo tutto allora relativizzo anche il relativismo e dunque non ho la certezza che tutto sia relativo e riconosco di conseguenza la verità. Ciò cui assistiamo è una vera contraddizione in termini logici, la stessa che ci offre l’idea dell’azione per l’azione, o meglio agitazione per agitazione, oggi predominante nel mondo occidentale in cui gli uomini brulicano e si muovono come formiche impazzite per fare quello e quell’altro ma senza una ragione che sanno ben definire. Perché lavoro 12 ore al giorno e rinuncio alla mia vita? Perché sono un servo di quel politico o quell’amico? Perché prostituisco il mio corpo e non so dominare i miei istinti? Perché sto incollato al pc tra chat e siti pornografici?
La psicoanalisi
L’uomo vive come una nave in preda al mare in tempesta e non sa né dove va, né perché vive e tutto ciò riguarda ognuno anche presunti uomini della Tradizione. A questa situazione caotica si aggiunge la psicoanalisi la quale non solo nega l’esistenza di una Verità ma, invece di chiudere le fenditure dell’essere umano verso le sue bassezze, dunque insegnare a combattere i draghi dell’anima, le fa assaporare e analizzare rompendo la porta che protegge l’uomo dal baratro degli istinti e controiniziandolo al mondo degli inferi. Guenon stesso vedrà nella psicoanalisi una forma di contro iniziazione e se l’iniziazione apre a Dio la contro iniziazione non può che aprire l’uomo all’Accusatore, al caos alla dissoluzione.
Enea e l’azione anti individuale
Abbiamo visto in breve come la decadenza del mondo moderno è da ricercarsi proprio nell’individualismo ed in virtù di ciò chi vorrà ripristinare in sé un ordine naturale dovrà innanzitutto demolire l’io attraverso un’azione impersonale ed una fede che sia indirizzata verso di sé, con lo studio e la preghiera, verso gli altri con il dono delle proprie abilità alla comunità e verso Dio con un ringraziamento quotidiano ed un rispetto verso i padri e verso i figli. Ciò che meglio di tutto sintetizza quanto detto è l’immagine di Enea in fuga da Troia in fiamme, nella mano la mano del piccolo Ascanio, dovere verso i posteri, sulle spalle il padre Anchise, dovere e riconoscenza verso i padri,  i simboli del tempio tenuti dal vecchio padre che ei porta sulle spalle e che non si reputa degno di sfiorare perché reso impuro dalla battaglia.
L’uomo può amare tanto Dio da annullare sé stesso o amare tanto sé stesso da annullare Dio. Sant’Agostino
Fonte:http://tradizionalmente.it/ac-furor/56-lindividualismo