Coscienza e Dovere | Valutare senza valori

245

(A Cura della Comunità Coscienza e Dovere)

L’inganno della rivoluzione smart

Fra alienazione, involuzione delle capacità intellettuali, regressione a stati vegetativi e manipolazione del pensiero, sono a tutti evidenti i primi risultati delle generazioni nate e cresciute a pane e progresso, nel pieno della rivoluzione smart.
Circondati da bit, reti e collegamenti, le attuali possibilità di condivisione di pensieri e informazioni sono considerate la più grande ricchezza della nostra società. Eppure qualcosa non funziona.
E infatti, anche con la presenza di strumenti come l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, la robotica, l’identità digitale, gli avatar virtuali, tonnellate di informazioni sempre disponibili e reperibili a tutti, si raddoppiano di mese in mese casi di giovani suicidi, rifiuto della scolarizzazione e degrado giovanile. In poche parole, i giovani abbandonano la società della quale sono figli.

Un reflusso naturale

Ansia, angoscia e paura, nel percorso di un giovane, con tutti i suddetti strumenti, non dovrebbero esistere poiché circondati da tantissimi supporti per realizzarsi nel modo più sicuro e veloce possibile, teoricamente.
Nonostante siamo certi che, oggigiorno, gli istituti liceali ed umanistici non siano certo un’oasi felice nel mondo moderno, il dato in discesa delle iscrizioni a questi ultimi è significativo. Insomma, la conoscenza non è una disciplina memorizzabile a pappagallo bensì è l’assunzione di uno stile di vita.
La mole di comodità tecnologiche di cui siamo travolti, però, potrà pure anestetizzare ma non riuscirà mai a soffocare del tutto le coscienze. Il disagio giovanile, infatti, è l’amara emersione dell’incompatibilità dell’uomo ad essere ridotto a un mero esecutore. Un reflusso, a cui i più quotati pedagoghi, psicologi e politici cercano maldestramente soluzioni, come quella di eliminare le valutazioni numeriche a scuola.

Valutare senza Valori

Ciò che viene completamente dimenticato e perso di vista in tutto il cervellotico lavoro accademico sull’istruzione è, però, l’uomo: fra schemi, metodi, analisi, lunghe inchieste e griglie si è completamente persa ogni concezione normale di esso. Complici le ideologie annidate fra i banchi di scuola, si pretende di chiedere a insegnanti e studenti ciò che il sistema stesso ha cancellato: la responsabilità del proprio ruolo e servizio.
È così che gli insegnanti, ridotti a meri esecutori, non curanti della loro capacità educativa, ripetono nozioni ed esigono dagli alunni solo echi di se stessi.
Perfetto mix, questo, per distruggere la dimensione di affidamento e abbandono che l’allievo ripone con fiducia nell’insegnante e consolidare, invece, un rapporto tossico con i voti.

Il voto come mezzo non come fine

Questi ultimi, infatti, se assegnati da un Maestro – più che insegnante – sono dei mezzi con cui lo studente si confronta per conoscere se stesso e il proprio grado di conoscenza, oppure, ancora, una sfida per superare i propri limiti ed eccellere. Un lavoro, questo, per niente meccanico ma che ha come condizione necessaria la consapevolezza dell’insegnante di essere una guida, coerente e luminosa per i propri allievi. 
Tutto il contrario dell’immagine odierna della valutazione, diventata ormai un fine da raggiungere cinicamente e il cui non raggiungimento scatena l’impensabile. I voti sono ormai mercificati e snaturati da complessi di apparenza amplificati da esistenze deformate da una ostentata virtualità oppure ancora da ricatti famigliari, a loro volta condizionati da espedienti economici o di ambizione per i propri figli.

Con cosa sostituire i voti?

Insomma, se per assegnare dei numeri abbiamo individuato una non qualificazione degli odierni docenti, cosa potrebbe far pensare che questi ultimi siano in grado di sostituire i voti con dei giudizi scritti? In base a quale riferimento valoriale potrebbero esprimersi? Tornerebbe lo stesso problema: come valutare senza Valori?
Sarebbe indifferente il metodo di valutazione impiegato se a monte si considerasse l’educazione una missione (sacra) e non, banalmente, come uno dei tanti impieghi che offre il mercato del lavoro.
 
Solo allora, magari, sostituire i voti con dei giudizi potrebbe essere un’alternativa su cui confrontarsi. Ma nello stato in cui versa la scuola moderna, vera discarica in potenza di tutte le distorsioni e le perversioni della società, l’esperimento è totalmente inutile se non deleterio. E a farne le spese sono gli studenti: giovani vite che decidono progressivamente di mollare gli studi, nella migliore delle ipotesi, fino ad alienarsi dalla realtà o a decidere di farla finita.

La vera rivoluzione non è l’innovazione

Piuttosto che aguzzare l’ingegno di qualche “esperto” per non demotivare o scuotere troppo gli alunni, insomma, è fondamentale e prioritario ristabilire vincoli di fiducia con gli educatori. Essi devono tornare a far corrispondere le azioni alle parole, ridando la giusta centralità a coerenza, rettitudine e senso di giustizia, fissando in rapporti sinceri l’opportunità che gli anni scolastici rappresentano per i giovani: una palestra di vita.Per sgonfiare l’importanza attribuita alle valutazioni sarà doveroso recuperare impersonalità e distacco dai frutti, da vittorie e sconfitte, da gioie e dolori. Solo così si tornerà all’originale senso di cultura che è coltivazione e non giustificazione di sé.

(tratto da secoloditalia.it) – Crisi d’ansia e pianti per interrogazioni e verifiche, un liceo classico sospende i voti

Gli iscritti al liceo classico stanno diminuendo per un motivo preciso: la paura. Molti giovani confessano di temere che sia troppo impegnativo cimentarsi in latino e greco. Quei vocabolari enormi e quelle traduzioni sono un incubo. Ma la validità degli studi classici è intatta. Resta il fatto che in molte scuole si verificano troppe crisi d’ansia tra gli studenti dopo le interrogazioni o i compiti, troppi pianti dopo una chiamata alla lavagna da parte dell’insegnante finita magari con un “impreparato”.

Liceo classico, il terrore del greco e latino

Un fenomeno, questo, diffuso in molti istituti italiani. Fare una verifica di greco è come infilarsi in un tunnel, così come avere a che fare con l’ablativo assoluto in latino. Allora accade che il liceo classico e scientifico “Giordano Bruno” di Mestre (Venezia) decide di sperimentare un quadrimestre di lezioni senza voti, sostituendoli con giudizi meno impietosi.

I voti “sospesi”, si inizia con i giudizi

I ragazzi continuano a fare le verifiche stabilite dagli insegnanti ma, al termine, non c’è più il voto. Si parla invece, di “risultati raggiunti” scritto in verde o di “preparazione da migliorare” in rosso con i dettagli specifici dei punti dolenti. Alla fine quadrimestre, ovviamente, il voto ci sarà e finirà direttamente in pagella.

Liceo classico e scientifico, parla la dirigente

Tutto questo, nelle intenzioni della dirigente scolastica, Michela Michieletto, dovrebbe aiutare a gestire lo stress e insegnare agli alunni a non vivere un cattivo giudizio in aula come un incidente demotivante nel cammino che porta alla maturità. A sottolineare il problema sono stati soprattutto i professori delle classi prime, che hanno allargato la discussione ai genitori e ai consigli di classe. Alla fine si è deciso di tentare la strada alternativa ai voti, al liceo classico e allo scientifico.

Evitare i giudizi troppo tranchant

Le verifiche orali e scritte sulla preparazione scolastica vengono fatte come prima ma al termine i compiti non vengono giudicati con i classici voti da 1 a 10. Per smussare gli angoli acuti di qualche giudizio troppo tranchant viene preferito evidenziare i punti dolenti con specifiche annotazioni che passano da “non funziona la sintassi” a “la riflessione va approfondita”.