Chi può rubarti ciò che offri?

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Oggi la parola amore è stata talmente abusata da svuotarla di significato, da confonderla con altro come il delirio del possesso. Un estratto del libro “Cittadella” di Antoine de Saint-Exupery potrà di sicuro aiutarci a comprendere il vero significato dell’Amore, con la A maiuscola, ovvero del Dono disinteressato.


Non confondere l’amore col delirio del possesso, che causa le sofferenze più atroci. Perché contrariamente a quanto comunemente si pensa, l’amore non fa soffrire. Quello che fa soffrire è l’istinto della proprietà, che è il contrario dell’amore. Perché se amo Dio me ne vado a piedi sulla strada zoppicando per portarlo agli altri uomini. Non riduco il mio Dio in schiavitù. Io mi nutro di tutto ciò che egli concede agli altri. In tal modo so riconoscere chi ama veramente dal fatto che egli non può essere danneggiato. Colui che muore per l’impero, l’impero non lo può danneggiare. Si può parlare dell’ingratitudine del tale o del tal altro, ma chi ti potrebbe parlare dell’ingratitudine dell’impero? L’impero è costruito con le tue offerte, e che sordido calcolo sarebbe il tuo se ti preoccupassi di ricevere una ricompensa dall’Impero! Colui che ha dato la sua vita per il tempio e ha barattato se stesso col tempio amava veramente, ma in che modo potrebbe sentirsi danneggiato dal tempio? L’amore vero inizia là dove non attendi più nulla in cambio. E se l’esercizio della preghiera si rivela così importante per insegnare all’uomo l’amore degli uomini, ciò avviene soprattutto perché essa non ottiene risposta.
Il vostro amore è basato sull’odio perché fate della donna o dell’uomo i vostri schiavi considerandoli dei beni di cui solo voi dovete godere e cominciate a odiare come i cani quando girano attorno al truogolo, chiunque adocchia il vostro pasto. Voi chiamate amore questo pasto da egoista. Appena l’amore vi è concesso, di questo dono spontaneo, come nelle false amicizie, fate una servitù e una schiavitù, e dal momento in cui siete amati cominciate a scoprirvi danneggiati e a infliggere agli altri, per meglio asservirli, il triste spettacolo della vostra sofferenza. Voi soffrite veramente ed è proprio questa sofferenza che mi disgusta. Per quale motivo secondo voi dovrei ammirarla?
Certo anche io quand’ero giovane ho camminato su e giù sulla mia terrazza per via di qualche schiava fuggita nella quale leggevo la mia guarigione. Avrei sollevato eserciti interi per riconquistarla. E per possederla avrei gettato ai suoi piedi intere province, ma Dio mi è testimone che non ho mai confuso il senso delle cose e che non ho mai definito amore, anche se metteva in gioco la mia vita, questa ricerca della preda.
L’amicizia io la riconosco dal fatto che non può essere delusa e riconosco l’amore vero dal fatto che non può essere oltraggiato.
Se qualcuno viene a dirti: “Ripudia quella donna perché ti disonora..”, ascoltalo con indulgenza ma non mutare il tuo comportamento, poiché un giorno hai fatto la tua scelta. Se ti possono rubare ciò che ricevi, chi ha il potere di rubarti quello che offri?
E se qualcun altro viene a dirti: “Qui hai dei debiti. Qui non ne hai. Qui si riconoscono i tuoi meriti. Qui sono beffeggiati”, tappati le orecchie per non sentire simili calcoli.
A tutti costoro dovrai rispondere: “Amarmi significa anzitutto collaborare con me”.

Da “Cittadella” Cap. LIV (LV) – Antoine de Saint-Exupery