Covid: La Procura di Brescia chiede archiviazione per Conte e Speranza

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La Procura di Brescia ha chiesto l’archiviazione per Giuseppe Conte e Roberto Speranza nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione del covid nei primi mesi di pandemia.
…Davvero pensavate che andasse diversamente?
Si tratta di un esito annunciato, perché le indagini si basavano su un presupposto ben preciso: i governanti del 2020 avrebbero dovuto pagare, se del caso, non per quello che hanno fatto – lockdown e restrizioni – ma per… aver fatto troppo poco!
Siete meno sorpresi, ora?

(tratto da ansa.it) – Covid: La Procura di Brescia chiede archiviazione per Conte e Speranza
Su emergenza covid. Ora la parola al Tribunale dei Ministri

 
La procura di Brescia ha chiesto al Tribunale dei Ministri di archiviare l’indagine nei confronti dell’ex premier Giuseppe Conte e dell’ex ministro della Sanità Roberto Speranza finiti indagati per la gestione della prima ondata di covid nella bergamasca. Lo si apprende da fonti legali. 

Da quanto si è saputo la Procura ha depositato la richiesta di archiviazione motivata, circa una settimana fa.

“Aspettiamo la decisione”, si è limitato a dire il professor Guido Calvi aggiungendo che non si sa quando arriverà in quanto i termini non sono perentori.

Le conclusioni dei pm bresciani sono arrivate dopo che lo scorso 10 maggio Conte e Speranza sono stati sentiti dai giudici bresciani. Durante il loro esame, hanno ricostruito, spiegato e chiarito i motivi delle loro decisioni per cui ora sono stati indagati, con altri 17 (tutti trasferiti per competenza funzionale al Tribunale dei Ministri), nell’inchiesta della Procura di Bergamo per la mancata istituzione di una zona rossa per isolare i comuni di Nembro e Alzano Lombardo e per la mancata applicazione del piano pandemico che, seppur datato 2006, per la magistratura poteva limitare i danni e salvare parecchie vite. Per loro le accuse sono epidemia colposa e omicidio colposo plurimo. Conte e Speranza, tramite i loro legali, hanno anche depositato una memoria e Speranza in una sorta di dichiarazione spontanea, ha ribadito l’estraneità di ogni addebito, affermando di non aver applicato il piano pandemico del 2006 in quanto, tutta la comunità scientifica lo riteneva totalmente inefficace per combattere il Coronavirus. Anche se, allora “furono presi tutti i provvedimenti a cominciare dal blocco dei voli dalla Cina – sono in sintesi le parole dell’ex ministro – e l’Italia fu la prima ad adottare misure insieme a Stati Uniti e Israele, subito dopo l’emergenza sanitaria”.