La luce della Tradizione è il faro nell’ombra del mondo moderno

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Con il termine Kali-Yuga, che significa età oscura, si definisce anche “l’éra del mercante” che rispecchia in tutto e per tutto la società terminale contemporanea, dominata dall’economicismo.
Assumendo, per esempio, un punto di vista cristiano, ci perviene, come esempio, Gesù Cristo, che di certo non aveva buoni rapporti coi mercanti del suo tempo. Lo si può notare nell’episodio del Vangelo della “cacciata dei mercanti dal tempio”, in cui viene solitamente raffigurato con in mano una frusta e visibilmente adirato contro di essi.
Un Gesù molto diverso dalla narrazione post-Concilio Vaticano II. Questa era anche la visione generale nel Medioevo, epoca permeata dai crismi di una visione del mondo autenticamente cattolica e tradizionale.
Ancora nel Medioevo, quindi, fino all’età industriale, l’economia aveva un ruolo marginale.
Non è un caso infatti che l’economia come scienza politica nasce recentemente, nella metà del XVIII secolo, parallelamente con l’espansione del concetto di economia moderno e del suo primato sulla politica. Per lunghissimo tempo – anzi diciamo anche da sempre – in tutte le società e civiltà pre-industriali, sia d’occidente che d’oriente, il mercante non era visto molto bene, egli occupava gli ultimi gradini della scala sociale. A buon ragione si è sempre pensato che vendere e comprare a fine di lucro e di accumulo fosse qualcosa di meschino. “Nulla il mercante dà gratuitamente, qualora avreste l’impressione che vi sia regalato qualcosa, la merce siete voi”. Il mercante perciò non agiva per dovere, per l’onore – cioè i valori condivisi dalla società del tempo – ma agiva per profitto, per denaro, per affermazione individuale. Questi ultimi concetti, oggi così esaltati, in passato erano profondamente disprezzati.
Sempre guardando la questione dalla prospettiva cattolica, San Giovanni Crisostomo ci ricorda che “i mercanti devono essere cacciati dalla casa di Dio”; più recentemente, Ezra Pound ci dice che “il tempio è sacro perché non in vendita”. Ritornando allora a Gesù e alla sua zuffa coi mercanti, Egli disse, dopo aver distribuito equamente randellate e rovesciato i banchi: “la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, e voi ne fate una spelonca di ladri”. Ecco chi sono i mercanti per Gesù Cristo che ci ricorda anche che “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco per le porte del Paradiso”. Oggi, con l’esaltazione del denaro si finisce per dimenticare questi preziosi insegnamenti.
Addirittura si usa dire, in questi tempi oscuri, che “il tempo è denaro”, falso!
Alla deriva economicista e consumista dei mercanti noi ribattiamo che il tempo è meditazione, spirito, ordine, il tempo è, sì, prezioso, ma nella misura in cui “decidiamo cosa fare con il tempo che ci viene concesso”, cercando di incarnare quei principi della Tradizione – di contro alla visione moderna sovvertita – provenienti dal passato, si, ma destinati alla costruzione del futuro, attraverso l’azione e l’esempio nel qui ed ora.
Non si tratta di demonizzare il denaro, ma attribuirgli il giusto posto che gli spetta: non al vertice, ma alla base, così come la quantità è assoggettata alla qualità. Tornare a collocare il denaro là dove gli spetta è imprescindibile per riportare equilibrio e armonia nella società e, prima ancora, nella nostra vita, abbandonando ogni visione economicistica, anche incoscia, ed affermando il primato della politica (i fini) sull’economia (i mezzi).
“Tradizione non è ricordo glorioso del passato, è fondamento del presente e progetto per il futuro”. Nelle epoche buie della storia la Tradizione è la luce che continua a vivere e agire nel cuore e nelle opere dei suoi figli. Adoperiamoci, quindi, con tutto il cuore, con tutta la nostra mente e con tutto il nostro corpo ad essere ribelli per Tradizione, contro la palude del mondo moderno che ci vuole abbrutiti e solamente dei numeri, inconsapevoli ingranaggi di un meccanismo diabolico che non conosciamo a fondo.