Trento, il quartiere ‘green’ e ‘smart’ rischia di diventare città fantasma

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300 appartamenti in 30 unità, tutti con efficientamento energetico e vigilanza 24/7: un quartiere multifunzionale – 23 mila metri quadri di uffici, supermercato, biblioteca, 2 mila posti auto – e green – 5 ettari di parco -. 
Tutto perfetto, sulla carta. Peccato, però, che a Le Albere, complesso ideato da Renzo Piano nell’ambito di un’operazione di rigenerazione urbana, a dieci anni dall’inaugurazione, buona parte degli appartamenti siano ancora invenduti.
Perché? Perché non sempre è oro ciò che luccica: dietro alla scintillante facciata si nascondono prezzi alti e assenza di identità.
Lo stile tutto vetro dei nuovi edifici è infatti in netta discontinuità con l’elegante, tradizionale stile delle cittadine e dei paesi trentine, dove la solida pietra ha disegnato per secoli un paesaggio di vera coesione ed integrazione tra uomo e natura. 
Viene allora da chiedersi se i vantaggi dell‘architettura ‘sostenibile’ superino davvero il prezzo di creare città anonime e per pochi privilegiati.

https://corrieredeltrentino.corriere.it – Trento, lanciato come quartiere di pregio è però considerato troppo lontano dal centro e il 10% delle case non trova un inquilino

di Chiara Marsilli

Sulla carta, è tutto perfetto. Un unicum italiano a livello architettonico e funzionale: 300 appartamenti in 30 unità, 23 mila metri quadri di uffici, 2 mila posti auto e 5 ettari di parco.

E poi i servizi: dal supermercato Conad al nuovo grande Itas forum con 250 posti, senza parlare della Buc, la Biblioteca universitaria centrale e del Museo delle scienze. 

Insomma, alle Albere, nel quartiere di proprietà del Fondo immobiliare Clesio (partecipato da Isa, Fondazione Caritro, Dolomiti Energia, Itas e da altri soci con quote minori) c’è tutto. Mancano solo gli abitanti. Le Albere continuano a soffrire lo stigma di una narrazione partita male.

La firma di Renzo Piano

Lanciato come quartiere di pregio con la firma dell’archistar Renzo Piano, che doveva «riconnettere Trento al suo fiume», la zona residenziale ad oggi continua a subire ancora un po’ il giudizio di molti trentini che la considerano troppo lontana dal centro e vuota, senza una vera personalità.

Ad oggi quasi il 10% degli appartamenti stanno ancora cercando una propria destinazione, con due scale ancora “al grezzo” per un totale di 32 appartamenti. La restante parte è stata venduta per circa il 30% e locata per circa il 55%.

 Alcuni appartamenti sono gestiti da una realtà che affitta per periodi brevi, altri per il progetto di “studentato diffuso”. Ci sono poi gli accordi con le società sportive per accogliere i giocatori dell’Aquila Basket e, dall’anno prossimo, dell’Itas Volley.

Facendo i conti, circa 40 appartamenti sono liberi per la vendita o la locazione. Poco più del 10%, un dato in linea con il tasso fisiologico del mercato locale.

«La partenza è stata difficile»

Ma le criticità del passato sono davanti agli occhi di tutti. «La partenza è stata difficile — confermano da Castello Sgr, la società che gestisce il Fondo Clesio — ma le aspettative sono ora positive e trovano conferma nei dati registrati nel corso dell’ultimo triennio, nel quale sono stati venduti 45 appartamenti e quasi 20 unità tra uffici e negozi».

I prezzi sono in linea con quelli dei principali quartieri confinanti con il centro storico cittadino, complice anche il rialzo generale del mercato immobiliare che ha portato a un maggiore allineamento con il resto della città. 

Facendo un giro sulle agenzie immobiliari si trovano alcuni prezzi: per un trilocale da 108 metri quadri la richiesta è di 380 mila euro; per un appartamento da 170 metri quadri si arriva a 580 mila.

Il Fondo Clesio ora prevede una riconsiderazione dei prezzi al metro quadro, non una svendita, ma un ragionamento che forse prenderà anche in considerazione gli anni trascorsi.

A innamorarsi delle Albere oggi sono soprattutto giovani professionisti, famiglie con bambini e chi viene da fuori regione.

I primi scelgono il quartiere per la vicinanza a uffici e servizi, i secondi per la sicurezza di strade senza auto e la presenza dell’ampio parco, gli ultimi, in particolare lombardi e stranieri, per la fascinazione di vivere in città ma con la montagna a due passi.

Le complessità affrontate in questi anni hanno riguardato vari aspetti. Innanzitutto quello logistico: ci sono stati ritardi nell’apertura per veicoli e pedoni che porta alla rotatoria di via Perini e via Giusti, rafforzando l’idea di un quartiere separato dalla città.

Altro nodo la questione economica e le spese condominiali decisamente elevate, che però oltre ai costi condominiali in senso stretto (le usuali spese relative alle zone comuni e alle manutenzioni), includono anche le spese energetiche e consumi personali (riscaldamento, raffrescamento, acqua calda) e alcuni servizi come il portierato, la gestione centralizzata dei rifiuti e la vigilanza 24/7 .