Essere se stessi

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Essere se stessi…una parola!
I cervelloni della cultura dominante non gridano altro…soprattutto gli psicologi alle mamme di figli disadattati…essere se stessi!
Peccato che l’espressione venga diabolicamente sovvertita dal suo significato originale.
Essere se stessi, dal punto di vista della cultura tradizionale, significa far emergere il proprio Sé nella quotidianità della vita, per dirigere i propri pensieri e le proprie azioni in conformità al volere dell’Assoluto.
Nulla di più satanico invece, del significato corrente dato a questa espressione.
Ci insegnano che essere sé stessi è fare ciò che ci suggerisce l’Ego, cioè l’Avversario, quindi fare sempre ciò che ci piace, ciò che ci passa per la testa, soddisfare i nostri desideri e pulsioni, quali esse siano, assentire sempre a quella vocina che dentro di noi grida Io e che ci mette al centro del mondo, per poi scaraventarci inesorabilmente nei bui meandri della disperazione.
Questa vocina infatti continuamente ci instilla paura, dubbi ed arroganza e ci lascia vuoti ed esausti e laddove come Ragione si mette a valutare i pro e contro di ogni decisione, ci fa prendere quella del momento che poi sempre rimpiangeremo. Oppure non ce ne fa prendere nessuna e ci lascia in balia degli eventi.
Il problema è che facciamo una vita fin troppo comoda ed abbiamo esorcizzato il pensiero della morte.
L’uomo antico, che viveva pericolosamente e senza il conforto di una classe medica che eventualmente si prendesse cura di lui, era giocoforza costretto a prendere le proprie decisioni al cospetto della propria morte, certo che avrebbe potuto coglierlo da lì ad un minuto.
E quindi le proprie decisioni si caricavano di un potere e di un gusto a noi ignoto, spesso attirando così l’assentire dell’Assoluto che ne favoriva l’esecuzione oppure svelava il significato delle cose attraverso i simboli.
L’attenzione ininterrotta era la condizione necessaria per ogni azione, anche la più umile, e la testimonianza costante, inesorabile della morte diventava ciò che suggeriva ogni retto agire.
Se riuscissimo ad assumere la morte come consigliera, ma senza panico, timore od ossessione, la nostra vita cambierebbe improvvisamente…ci libereremmo di tante meschinità e preoccupazioni inutili se osservassimo il volto dei nostri cari…come se fosse per l’ultima volta…ci riempiremmo di amore nei loro confronti e qualunque sacrificio compiuto per loro assumerebbe una veste di gloria, fosse anche per esempio il lavoro più degradante compiuto per portare avanti la propria famiglia.
Assumendo questa attitudine qualunque aspetto della vita si trasfigurerebbe, e impareremmo nuovamente a spalancare gli occhi come fanno i bambini piccoli al cospetto delle meraviglie del mondo.
E’ allora e solo allora che siamo noi stessi, nudi accanto alla nostra morte, la nostra migliore consigliera, e solo allora il nostro Sé affiora con una Voce calda e calma che ci dà sempre il tu.
E anche se l’Avversario cercherà maldestramente di imitarla, intanto avremo fatto un primo grande passo per indebolirlo escludendo comunque per sempre quella vocetta stridula che grida io io io io…