Cosa è ribellione?

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Puoi scegliere se essere uno sgherro del caos o lottare per essere portatore di Ordine. È l’origine del fuoco ad orientare la tua vita attraverso la tua azione, sulla base di principi senza tempo, questo, ti condurrà alla scelta del sacrificio, senza compromesso all’interno del mondo che ha ingannato l’uomo costringendolo ad una vita animale; illudendolo di non essere divino. Ma oggi, durante l’attacco incessante della sovversione, è necessario anzitutto distinguere il “Ribelle per Tradizione” dall’ “agitato”, uomo di piazza, questo, mosso dal basso.
Perché il caos non dovrebbe agire attraverso una rivoluzione o una sommossa? Basta forse riversarsi per strada per essere Rivoluzionari? La storia è piena di esempi, come lo è l’attualità. 
Prendiamo come modello chi recitava che la libertà equivalesse alla “testa del Re”, chi urlava la triade tanto famosa: libertà, uguaglianza, fratellanza; affermando la necessità, attraverso il terrore, di costruire un mondo nuovo, orizzontale, sicuramente migliore di uno verticale e organico, si è giunti a degni e fierissimi eredi, se si pensa ai fatti e agli scontri che attanagliano tutta la Francia. Oggi come allora i “ribelli” altro non sono che violenti, saccheggiatori, i quali non costruiscono ma distruggono. Ciò non sorprende, la loro “rivolta” è materiale, dall’inizio alla fine. È ovviamente strumentale in quel senso: ben venga se la rivolta porta nel proprio armadio una nuova maglietta griffata, tra un cassonetto della spazzatura divelto ed una macchina data alle fiamme. Perché quindi parlare di scontro culturale se in fin dei conti questi “ribelli” non sono che 
prodotti del nostro mondo? Una causa che ha il materiale come sua radice e come suo fine può essere certamente giusta qualora si tratti di vivere o morire, ma quanto risulta nobile questa stessa causa se il piano materiale è già in partenza in linea con quello di una famiglia media francese? Essere animati da un asserito e non dimostrato abuso di potere che porta alla morte di un giovane per scagliarsi contro l’ingiustizia sociale su fondamenti razzisti è fallace nel momento in cui le parti in causa, francesi bianchi e francesi neri, sono entrambe facce della stessa medaglia, figlie di una forte economia europea che ha abituato entrambi i fronti a sguazzare nelle gabbie dei centri commerciali.
È bene tenere presente anche un “fattore emulatore”, che rende entrambi gli schieramenti supposti dai “ribelli” discriminati dalla componente bianca della popolazione, dei falsi. Questo “fattore emulatore”, la cui esistenza è provata dai fatti, dapprima agiva sulla parte nera della popolazione francese nei confronti di chi era bianco e dunque privilegiato, per poi sortire lo stesso effetto a parti inverse: il bianco finiva per nutrire interesse in usi e costumi tipici di quella popolazione nera integrata solo ove il sistema ha voluto si integrasse, nella pancia di questo, nei comportamenti più consumistici. 
Con ciò è chiaro come anche i rivoltosi di queste notti francesi siano parte di una sola, unica, schiera di consumatori: una massa, che priva di senso ogni “rivolta” che abbia solo una base materiale.
La ribellione in esame ecco dimostrata essere agitazione, e non retta azione. Il vero ribelle non conosce attaccamento, né la sua lotta pretende un guadagno personale. Egli combatte per ciò che è Vero e per ciò che è Giusto. Combatte per la Tradizione.