Noi e gli altri

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Riceviamo e pubblichiamo un articolo arrivato in Redazione da un lettore.

Tempo fa leggevamo sull’ottima rivista Heliodromos un articolo interessante, firmato da E. Iurato, dal titolo “Gli altri”, dove si descrive un’esperienza comune a tutti i veri ricercatori dello spirito.

Nell’articolo in questione veniva citato un passo di Evola: “A partire da un dato momento, non più per il sangue, non più per gli affetti, non più per la patria, non più per un umano destino potrai ancora sentirti unito a qualcuno. Unito ti potrai sentire solo con chi è sulla tua stessa via”.

L’autore aggiunge che gli Altri, cioè i profani, che passano per esseri vivi e reali sono in verità fantasmi, inconsapevoli del loro reale stato, con cui ogni contatto è inutile, se non dannoso.

In effetti, gli Altri possono diventare davvero micidiali, in quanto le forze oscure li utilizzeranno (anche inconsapevolmente ndr) per attaccare colui che è sulla via per sfuggire alle loro grinfie… senza alcun motivo pure i suoi amici diventeranno sarcastici, aggressivi e violenti verso di lui anche se, nello stesso tempo, una piccola parte di loro desidererà ardentemente la sua compagnia…perché il loro cuore si sente riscaldato dalla sua presenza.

Se sono persone irrecuperabili è meglio starne lontano…possono diventare davvero pericolose, ma se hanno ancora qualche grazia a salvarli, stringendo i denti, e se proprio è necessario avere rapporti con loro, il Viandante può certamente portare un po’ di luce nelle loro vite, con la sua semplice presenza.

Soprattutto crediamo che quest’ultimo non deve soggiacere al subdolo assalto dell’Avversario, che gli suggerisce di disprezzare gli Altri, in quanto costoro sono semplicemente stati meno fortunati di lui e meritano solo compassione per il loro cieco brancolare nelle tenebre.

La sfida più dura, per il Viandante, è costituita dai rapporti familiari.

Si accorgerà con tristezza di come i suoi figlioli via via che crescono, siano sempre più preda del Nemico, e di come la propria moglie diventi …un’Altra.

Però in questo caso, poiché tra gli appartenenti alla stessa famiglia esiste un legame invisibile, se il cercatore dello spirito è impeccabile e fortunato, in un modo o nell’altro li trascinerà con sé, anche a loro insaputa .

Comunque resta il fatto che per colui che è sulla Via spesso la solitudine è compagna…sia perché viene cercata deliberatamente per distaccarsi dall’influenza degli Altri, sia perché i propri simili sono sempre più mosche bianche e guai se sconsideratamente si cercherà, come spesso succede all’inizio, di fare proselitismo…saranno bastonate per sé e per…gli Altri.

Allora e solo allora si capirà veramente la necessità di una via religiosa per la maggior parte della gente e ci si renderà conto che gli attacchi furiosi alla religione dominante, nonostante tutto ciò a cui si è ridotta ad essere, sono sempre causati dalle forze delle tenebre.

Però, poiché il veleno si può trasformare in farmaco, la presenza degli Altri può essere girata a proprio vantaggio, ottenendo svariati benefici.

Innanzi tutto come dicevamo educa alla compassione, inoltre ci invita alla gratitudine nei confronti di Dio che ci ha scelti per un compito così arduo, ci insegna a vedere il lato positivo delle cose e delle persone, ad eliminare la nostra autocommiserazione, a trattare con loro in termini di pazienza, calma, gentilezza, astuzia e spietatezza, quest’ultima intesa come fredda inesorabilità nelle proprie azioni per perseguire la propria strategia che deve essere quella di vincere materialmente e soprattutto di non diventare un dèmone…come gli Altri.

Se poi l’Altro è una persona nociva e in posizione di potere, il rapporto con questo può persino svolgere gli effetti di un’acqua corrosiva, per usare un termine alchemico; l’Altro diventa così l’equivalente del guerriero nemico nella piccola Guerra Santa, un elemento che saggiamente assunto può degnamente temprare il combattente dello spirito e addirittura essere foriero di una trasfigurazione.

Si potrebbero concludere queste considerazioni umoristicamente, con l’invito a non lamentarsi più del proprio capoufficio, ma ringraziare Dio di avercelo messo tra i piedi…per poterlo usare ai fini della nostra ascesa spirituale.