Lottare contro le tentazioni

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Durante il percorso di vita di ognuno di noi le tentazioni mondane saranno tante, addirittura quotidiane. Alcune sono da noi conosciute, addomesticate e relativamente semplici da allontanare, altre, invece, si presenteranno senza preavviso, creando in noi una forte instabilità.
Dobbiamo partire dal presupposto che siamo decisamente lontani dall’essere dei santi e che in alcune situazioni asseconderemo tali tentazioni, venendo meno a noi stessi e alla nostra drittura. 
Il nostro compito in quelle situazioni sarà quello di riconoscere la caduta commessa e, anche grazie alla visione del mondo che ci appartiene, lavorare per rimetterci in pista e riscattarci.
Questo si rende possibile in particolare quando abbiamo al nostro fianco dei fratelli, una Comunità
Ciò sarebbe, infatti, estremamente più difficile, se non impossibile per alcuni di noi, se mancasse il fondamentale sostegno di ogni militante.
Lungi dall’essere un mero sostegno emotivo e psicologico, il dovere di ogni militante è quello di essere sì una spalla su cui confortarsi, ma soprattutto uno scudo che permette di riparare la pioggia acida del mondo moderno e il pungolo che permette, con bontà e distacco, di dare il meglio di noi.
Da soli, probabilmente, non saremmo in grado di affrontare il lerciume che questo mondo ci svuota addosso. Indispensabile è, quindi, il confronto militante che permette di avere una visione lucida di ciò che stiamo facendo, in un momento di vista annebbiata.
È fondamentale ricongiungerci al centro, ogni volta che tendiamo l’orecchio ad una lamentela del nostro ego, ad un suo desiderio o capriccio.
Ciò che, infatti, propina il mondo in cui ci troviamo a lottare, è la supremazia dell’avere sull’essere, la supremazia del possedere, dell’afferrare e del consumare. 
Invece l’avere dovrebbe essere al servizio dell’Essere
Consci delle mille tentazioni che questa vita ci offrirà, sta a noi scegliere ogni volta quale percorso prendere. Il lavoro su noi stessi serve per fugare i dubbi sulla strada da prendere, quando riconosciamo che una delle due può comportare un male.
Con ciò non si vuole affermare che l’avere in sé sia un male. Disse, infatti, Rutilio Sermonti: 
“L’avere è forse un male in sé? No di certo, allorché è uno strumento dell’essere, utile ed umile come tutti i suoi strumenti. Male diventa allorché si ribella e con Satana diventa il suo verbo, il grimaldello con cui il Maligno riesce a penetrare nell’essere per distruggerlo.”
Non potremo mai fuggire dalla presenza delle tentazioni e, se ci pensiamo, persino “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo” (Matteo, IV).
Possiamo, però, fare in modo di avere le armi giuste per combattere ogni giorno a testa alta, saldi in noi stessi e con il cuore in alto.