Coscienza e Dovere | Attenti all’ALERT

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Le esercitazioni del nuovo sistema di allarme pubblico nazionale stanno andando a gonfie vele. Il successo di IT-alert, con dispiacere per chi non sa guardare oltre il dito che indica la luna, non è dato dal corretto funzionamento della tecnologia impiegata tantomeno dall’abuso di questa con un conseguente accesso a dati e informazioni riferibili ai ai proprietari dei cellulari coinvolti. Il “successo” è di altra natura.
Dobbiamo infatti spostarci sul piano umano per fare una concreta riflessione e non una banale constatazione distopica della “sirena diffusa”. Sicuramente, l’ubiquità di quest’ultima è fonte di inquietudini e fantasticherie ma, se non si vuol tenere in considerazione la possibilità di fuggire la nostra epoca e rifugiarsi nel mondo selvatico – e non lo vogliamo -, bisogna andare oltre l’isterismo momentaneo e le facili conclusioni.
Partendo, però, dalla succitata ubiquità, potremmo da subito notare come il sistema, dopo aver appiattito la dimensione umana a mere logiche di mercato, “dividendo e imperando”, targhettizzando e profilando, ha ormai di nuovo la strada spianata per metodi di comunicazione massificata. 
Infatti, pressocché tutti i contenuti multimediali, ormai, non sono più veicolo di notizie, riflessioni e analisi di personaggi autorevoli o ritenuti tali, ma di un processo empatico basato sulle emozioni piuttosto che su contenuti. E cosa innesca più velocemente questo processo emotivo di narrazioni pervase da morte e paura? Insomma, il sensazionalismo ha germogliato in un corpo sociale sempre più ignorante, passivo e sempre meno esigente culturalmente.
In balìa degli umori stabiliti dagli esperti dell’informazione, l’uomo moderno non sa più scegliere né avere carattere, saltando da un’emergenza all’altra quotidianamente. È in questo contesto umano che si legittimano strumenti di controllo – più che di comunicazione – di massa, come il recente caso di IT-alert. L’uomo contemporaneo, scoraggiato e disorientato, ma soprattutto privo di un qualsiasi punto di riferimento spirituale, affida ormai il proprio destino al caso e, di conseguenza , sente sempre di più il bisogno di garanzie di sicurezza, cedendo in cambio di volta in volta pezzi di libertà. 
Scollegato dal Cielo, utilitaristico e in costante fuga da sé, egli ripone tutte le sue speranze nella tecnologia e nel progresso, ripudiando l’esistenza di equilibri e riflessi del divino nella natura e nella propria vita poiché troppo faticoso il percorso del sacrum-facere. Questo è il successo del nuovo allarme nazionale: un altro scacco al buon senso da parte della presunzione filantropica della tecnica.
Di fatto, di tutte le “emergenze” che sta attraversando il nostro paese, praticamente nessuna di queste vede schierate forze, fondi, strategie e impegno intellettuale degni per una concreta prevenzione, preparazione, formazione e manutenzione affinché tragedie e disastri ambientali vengano prevenuti, piuttosto che diffusi, sotto forma di isteria, su ogni dispositivo.
Dietro un apparente innocuo sistema di allarme, si nasconde dunque una pericolosa concezione prometeica dell’esistenza, per la quale non conta più l’uomo in quanto manifestazione dello Spirito e della Volontà di Dio, nato libero e amato, con lo scopo di vivificare le virtù e trasmetterle con l’esempio; conta altresì esclusivamente la sua dimensione sub-fisica: benessere e attaccamento alla vita.
Il ruolo “salvifico” della tecnologia, insomma, sta penetrando in ogni aspetto della nostra quotidianità, dal lavoro alla salute alle relazioni sociali, continuando la sua deleteria azione di scollamento dalla realtà.
Per l’uomo della Tradizione è allora fondamentale non sentirsi legati inseparabilmente dalle tecnologie e dalle sue ammalianti comodità, recuperando una centralità sintomo non di vitalismo ma di integralità e di sovranità sul proprio destino, sulla propria parola data e sulla propria disposizione al sacrificio.