Cuori in Rivolta. Il perché di una frase [Recensione]

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(…) Il lancio di quest’ultimo passa attraverso l’esempio, cioè l’azione. Come si può vedere nel manifesto: un uomo, senza volto, ma non perché anonimamente confuso nella massa, ma perché è portatore di un’idea, di un fuoco, rappresentato dalla comunità. Infatti, dentro la figura umana ci sono frammenti di attività di Raido.
Il militante infatti agisce non per se stesso, non come singolo, ma come parte organica di un corpo vivo. E’ l’azione impersonale del soldato politico, che incarna l’Idea con lo stile. L’esempio rappresenta dunque ciò che trascina.
Questo esempio va, però, anche tradotto in slogan, in parole d’ordine. E per penetrare un messaggio, è necessario quindi partire dalle parole.
Rivolta!” evoca subito una bella canzone nota a tutti. Dobbiamo però essere oggettivi: “Rivolta” è un grido di battaglia che purtroppo nel nostro ambiente è spesso rimasto una dolce illusione in cui cullarsi. Un’aspirazione mal riposta e puntualmente frustrata dal corso degli eventi.
Un’aspirazione anche confusa, poiché rivolta non significa sfasciare le vetrine e nemmeno sviluppare una sapiente strategia politica per arrivare al potere e un minuto dopo ritrovarsi a non sapere cosa fare per cambiare il sistema.
Il vocabolario ci viene dunque d’aiuto. Rivolta: “Moto di ribellione“, come sostantivo. Ma anche “orientata verso una direzione“, se preso come aggettivo. Un significato doppio, quindi. Negativo e positivo. Distruggere, con la ribellione, e ricostruire, orientando il proprio sforzo verso qualcosa da edificare.
Ecco, per noi che amiamo definirci Ribelli per Tradizione, la rivolta contro questa realtà piatta e virtuale, contro questo mondo omologato che ci sta stretto, contro la rassegnazione che non ci sia più nulla da fare, non può rimanere allo stadio elementare della distruzione cieca e priva di prospettive.
Occorre un orientamento, quello di una Visione del mondo, la Tradizione, che mette al primo posto i valori dello spirito. Che afferma il primato di Coraggio e Onore su comodità e portafoglio. Lo Spirito contro la materia. Il Sacrificio che vince l’edonismo.
I valori del CUORE, cioè, che si impongono sulla viltà della pancia.
Sì, il cuore. Ma che cos’è anche questo? Se ne parla tanto, ma forse, non ci siamo mai chiesti che cosa sia davvero, questo cuore.
Intendiamoci: di sentimentalismo questo mondo è pieno. Anche il famigerato mi piace nei nostri telefoni, altro non è che un cuoricino, che con l’amore, però, non hanno nulla a che fare, visto che dietro i like si nascondono spesso invidie, doppiezza e ipocrisie. 
 Spesso nella psicologia delle persone i like sono una fonte di appagamento del proprio ego, che confonde la felicità con l’approvazione degli altri.
Il cuore a cui ci riferiamo non è dunque la retorica che ci ammorba quotidianamente sul “love”, non le lagne su questo “amore” indiscutibile e senza limiti che è un po’ l’apostrofo rosa su un mondo che, cinico e spietato come oggi, non è mai stato.
Un mondo dove gli anziani sono uno scarto, i bambini nelle pance delle madri non sono esseri viventi, dove fino all’altro ieri – non scordiamocelo – erano pronti a chiuderti in casa se non avevi il pass, ma fortunatamente, puoi scegliere il pronome con cui farti chiamare… Bella vittoria.
Il cuore che abbiamo in vista non c’entra nulla con tutto questo.
Esso è invece il nucleo dell’uomo da cui parte ogni slancio, ogni dono, ogni eroismo, dove ha la sua fonte ogni istante di vita vera. Aggiungiamo, così facciamo contente anche le ragazze: è la fonte del vero amore, che è dare senza chiedere in cambio e non conosce il desiderio di possesso e la gelosia, che promanano invece dall’ego.
Il cuore, non è retorica, ma quanto ci insegna la dottrina tradizionale, è la sede dello spirito, centro dell’essere umano.
Senza perdersi però in questioni elevate che non possiamo affrontare in questa sede, è sufficiente chiarire che, quando parliamo di cuore, parliamo di spirito, non di anima, non di semplice sentimento o passione.
Ciò a cui dobbiamo aspirare insomma, non è qualsiasi ebbrezza o esaltazione momentanea che questo mondo può darci quando vuole, per stordirci o distrarci, ma riappropriarci della dimensione spirituale, la grande assente del mondo contemporaneo.
La sola in grado di dare pienezza, gioia e, in definitiva, senso alla nostra vita su questa terra.
Sì, perché in un mondo che ha messo al bando lo spirito, il cuore, e al suo posto ha messo di tutto, dal denaro ai social, creando nell’essere umano un vuoto che né un milione di euro né un milione di like è in grado di colmare, è proprio dai CUORI che deve partire la RIVOLTA.
Mentre in Italia anche le ultime illusioni democratiche di cambiamento si stanno sbriciolando di fronte ai compromessi imposti dai poteri forti, appare sempre più evidente che l’unico vero cambiamento possibile è quello che parta dal cuore dell’uomo.
Un cuore da accendere, risvegliando le virtù che sempre nella nostra Europa hanno brillato, perché, ardendo come una fiaccola, ne risvegli altri.
Dando vita ad una marcia dei CUORI, che, con i passi cadenzati ma inesorabili della Comunità, compiano la loro RIVOLTA.
Di fronte alla decadenza di questo mondo, in questa Europa che importa immigrati per non gravare i suoi cittadini della responsabilità di far nascere e crescere figli, perché è più comodo farli pascolare tranquilli dentro l’ingranaggio, il recinto del produci-consuma-crepa,
allora, per rivoltarsi, bisogna rivolgersi verso i valori della Tradizione:
onore e fedeltà, coraggio e sacrificio, verità e giustizia.
Ed attraverso la militanza, quotidiana, instancabile testimonianza di una scelta, fare formazione di sé, cioè dare al proprio essere la forma di un ideale.
Per compiere così la rivoluzione. Quella più difficile, la rivoluzione dell’uomo, ma al contempo la più tangibile. Perché cosa c’è di più concreto di un uomo o una donna in carne ed ossa che, chiacchiere e proclami a parte, è alternativa, è cambiamento, è rivoluzione?
Dalla Tradizione alla rivoluzione attraverso la formazione, dunque.
Dal cuore alla rivolta, attraverso un orientamento ed una strategia.
E se l’orientamento, abbiamo detto, è la bussola che punta al cuore, anche la strategia è rivolta al cuore. Sì, al cuore dell’uomo, per offrirgli una riscossa dal torpore della mediocrità contemporanea.
L’”offerta politica” di Raido guarda all’uomo: è la formazione di uomini nuovi, per creare, in prospettiva, una nuova classe dirigente del domani.
Siamo troppo ambiziosi? Sì, pazzi? forse. Ma non c’è alternativa. Dovremmo forse agitarci e sgomitare per una poltrona in questa o quella tornata elettorale? O all’opposto, chiuderci nella torre d’avorio e rinunciare dandoci per sconfitti in partenza?
Giammai. Siamo realisti e vogliamo l’impossibile.
Vogliamo creare, a partire da noi, a partire da stasera, uomini e donne nuovi, che non promettono diritti, ma si assumono doveri. Che non ricercano le comodità, ma ambiscono alle responsabilità della prima linea.
Che cosa faremo allora, nell’ambito di questa campagna?
  • porteremo la rivolta nel cuore delle scuole e dei quartieri, con affissioni di manifesti e volantinaggi ed iniziative politiche varie;
  • ci saranno attività metapolitiche, cicli di approfondimento su tematiche specifiche;
  • un’attenzione particolare sarà data alle attività sportive, sia con le escursioni che ormai da tanti anni portiamo avanti, una domenica al mese, con il nostro Gruppo Escursionistico Orientamenti, sia con una iniziativa che a passi piccoli ma costanti sta crescendo, quello della nostra palestra militante “La Clava” e che merita un approfondimento.
Cadrebbe in inganno chi in queste attività vedesse solamente dello svago: la nostra ispirazione è l’Accademia di Platone, che era letteralmente una palestra, dove i giovani virgulti di Atene passavano il pomeriggio a formarsi come uomini e come guerrieri, attraverso l’esperienza dello scontro.
La dialettica della filosofia e la dialettica della lotta, complementari e non antagoniste. Ossia, l’esatto opposto di quello che vuole insegnarci, invece, l’istruzione italiana basata sul nozionismo e la parcellizzazione del sapere.
Ecco, la conoscenza di se stessi, questo è l’insegnamento dei nostri avi europei che al liceo non ci hanno raccontato, passa tanto attraverso lo studio, quanto attraverso lo sforzo fisico: accanto alla filosofia, “amore per la conoscenza”, Platone usa una parola, filoponia, che vuol dire “amore per la sofferenza”, quando descrive la predisposizione dei suoi allievi verso il superamento di se stessi nell’esercizio fisico. Infatti, sfinirsi in palestra significa fare esperienza della fine. Di che cosa? Delle nostre energie, dei nostri limiti. Spostarli ogni volta più in là, questi limiti, ed edificarsi, così, come persone.
Esattamente come quando la militanza ci impone di superare i nostri limiti, donandoci sempre di più.
Per questo, i nostri corsi di pugilato non sono semplice attività fisica né ‘raduni per maschi sudati attratti dall’estetica della violenza’, come si raccontano in tv opinionisti, sociologi e benpensanti vari.
Ma sono uno strumento potenzialmente rivoluzionario: in primo luogo perché permettono alle nostre generazioni, figlie dei lockdown, di riappropriarsi del proprio corpo e delle proprie capacità, ormai atrofizzate, di difendersi fisicamente; in secondo luogo, perché l’attenzione è sempre rivolta all’esperienza interiore, e quindi alla formazione del militante, che abbiamo detto prima, è il cambiamento più difficile, ma quello decisivo e che porta più risultati a lungo termine. E’ la vera rivolta.
In conclusione, speriamo di aver dato degli spunti a ciascuno di voi, come singolo e come gruppi, per la buona battaglia che attende tutti noi da domani mattina.
Di aver lanciato dei semi che il terreno del vostro cuore possa accogliere, preservare e trasformare in fusti poderosi dalle radici forti e profonde, quelle che non gelano.