La Preghiera e il Tempo

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«Cristo è entrato nel mondo attraverso l’incarnazione. La fede ortodossa confessa l’unità di natura del Verbo incarnato, vale a dire l’unione perfetta che si è operata in lui tra il divino e l’umano. Di conseguenza, Cristo ha unito in se stesso le azioni umani temporali, il tempo, alla sua divinità eterna. Tutto ciò che Cristo ha praticato nella propria carne – la preghiera, le opere di misericordia e di compassione, come anche le sofferenze redentrici assunte sulla croce – tutto ciò ha ricevuto in lui una dimensione divina eterna. In altre parole, il tempo si è unito all’eternità nella persona di Gesù Cristo.
Unirsi a Cristo mediante la preghiera significa in realtà glorificare il tempo, santificarlo; significa glorificare l’azione umana in quanto tale e santificarla, perché vuole dire conferirle, in Cristo, un’eterna dimensione divina. La preghiera autentica è un vero ‘riscatto del tempo’ (Ef 5,16), perché trasforma il tempo morto in un’opera divina definitiva. Perciò l’accesso alla preghiera autentica si accompagna necessariamente a una liberazione rispetto alla percezione del valore umano e materiale del tempo. Il movimento dell’orologio deve lasciare il posto al movimento dello spirito. Nella preghiera il tuo spirito è chiamato a entrare in comunione con gli spiriti dei santi nell’eternità, perché avvicinandoti a Cristo ti avvicini necessariamente al regno dei cieli.
La fretta nella preghiera, così come il senso di stanchezza, sono il segno che ti aggrappi al tempo materiale, privo delle benedizioni dello Spirito e della aspirazioni all’eternità. La percezione del tempo materiale, dell’importanza dei minuti, delle ore, delle azioni umane che ti attendono dopo la preghiera, contribuisce a soffocare in te lo Spirito e a impedirti di godere della percezione dell’eternità e di vivere in essa durante la preghiera.
Così, la fretta e la stanchezza sono sufficienti per togliere alla preghiera il suo autentico carattere spirituale. Essa si riduce allora a nulla più di uno dei tanti atti della vita temporale che compi con il pensiero o con il corpo, come quelli di incontrare un superiore, di pronunciare un discorso o di prendere il pasto. Perciò Cristo ti avverte «Bisogna pregare sempre, senza mai stancarsi» (cf. Lc. 18, 1). È meglio quindi per te esprimere con lo spirito una preghiera calma, tranquilla, degna, che dura cinque minuti, piuttosto che pregare un’ora intera con fretta o tre ore con svogliatezza».
Matta el Meskin, Consigli per la preghiera, Ed. Qiqajon