Cuori in rivolta | ‘Ok computer’, i Radiohead e l’uomo ai tempi della tecnologia

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Il cuore è l’organo più importante del corpo umano, e quando la gerarchia dei valori viene invertita, esso deve ribellarsi.
Questa rubrica propone contributi, pensieri e recensioni che sgorgano dal cuore dei giovani militanti.
Ah, che bella la musica!
La musica è probabilmente una di quelle fonti di piacere da cui l’uomo trae giovamento da più tempo. Dal suono dell’arpa, visto dagli antichi come lo strumento dell’armonia, passando per i violini di Stradivari e arrivando alla Fender Stratocaster di sua maestà Jimi Hendrix.
Ma la grande musica europea dei secoli passati (si rimanda al testo di Evola “da Wagner al jazz”) ha lasciato spazio a musica da suoni sempre più elementari e primitivi (e si, stiamo parlando proprio della Trap) e privo non solo di richiami ad un mondo più sano, ma anche di quel mito e di quella bellezza che accompagnava tante band e tanti artisti dei decenni passati.
Uno degli album che più mette in guardia dal baratro che ci apprestiamo a raggiungere è Ok Computer, dei Radiohead
I Radiohead nascono ufficialmente a Oxford nel 1985, con il nome On a Friday, i fondatori sono due ragazzi inglesi: Thom Yorke e Colin Greenwood, presto a loro si aggiungeranno altri componenti, Ed O’Brien, Philip Selway e Jonny, fratello di Colin. 
Il primo lavoro importante della band è Pablo Honey, album di cui fa parte forse il brano più famoso della band stessa, quel Creep che per tanti anni Thom Yorke e i suoi si rifiuteranno di cantare, visto che (e a ragione) non rappresentava ciò che i Radiohead volevano esprimere con la loro musica. 
Dopo Pablo Honey segue The Bends, lavoro molto più maturo del precedente, basti pensare a pezzi come Fake Plastic Trees. Ma la vera svolta arriva nel 1997, con l’uscita di uno dei migliori album del decennio, Ok Computer
 
A heart that’s full up like a landfill
A job that slowly kills you
Bruises that won’t heal
You look so tired, unhappy
Bring down the government
They don’t, they don’t speak for us
I’ll take a quiet life
A handshake of carbon monoxide
 
I versi sopra riportati sono l’inizio di No Surprises, uno dei brani di punta dell’album, accompagna la canzone uno xilofono che richiama l’attenzione. Il tema della canzone, (e di molte altre dell’album, ad esempio Paranoid Android) è quello della lacerazione avvenuta all’interno dell’uomo dall’avvento della tecnologia, un uomo sempre più chiuso in se stesso, con un “cuore pieno come una discarica”, per citare la canzone stessa. 
Ma pieno di cosa? Di certo non di amore, quell’amore che la tecnologia ha via via prosciugato dai nostri cuori, e che oggi più che mai avrebbe bisogno di essere riempito nuovamente dai valori che la Tradizione dona: coraggio, virtù cavalleresche, fedeltà e onore
In conclusione possiamo dire che anche uno degli album più famosi degli anni 90 (e che molto probabilmente non fu capito dai più nel suo senso più puro, visto che la stessa No Surprises divenne quasi un tormentone da radio) può contenere spunti interessanti per colui che nel 2023 ancora si ostina ad andare contro il mondo moderno.