Indy non deve morire

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(a cura del Cuib femminile di Raido)
La storia di Indy è solo l’ultima delle storie da brividi (a proposito di quell’Halloween caro ai più) che ci arrivano da oltremanica. 
Da ciò che leggiamo, sembra che nel Regno Unito, in caso di malattie degenerative, come quella della piccola, o comunque gravemente invalidanti e incurabili come quelle di altri pazienti diventati tristemente famosi, l’avviso sia quello di considerare il malato “non idoneo alla vita” e, pertanto, interrompere le cure. Non idoneo alla vita. È curioso come il consiglio direttivo di un ospedale o una equipe di medici possano arrogarsi il diritto di stabilire chi possa essere o meno idoneo a continuare a vivere, ancorché con l’ausilio di macchinari o alimentazione endovenosa. E quando non vi è accordo con la famiglia, la decisione spetta ai tribunali, altrettanto miseramente.
Oggi l’Italia, che talvolta ci riserva anche sorprese positive, ha teso una mano verso Indy e i suoi coraggiosi genitori. Ci associamo alle loro preghiere, perché Indy possa continuare a lottare per la vita, nonostante qualcuno avesse deciso che non doveva più farlo. E ci auguriamo che tutti i “non idonei alla vita” del Regno Unito possano presto essere considerati nella loro interezza di persone. Ad oggi, invece sono considerati alla stregua di cose, semplici oggetti che, se non si possono riparare, sono da buttare. 
Dimenticano forse che ogni persona non è solo cellule, cromosomi e DNA. L’anima e, soprattutto, lo Spirito, la scintilla divina in ognuno di noi, sono in ogni cellula del nostro corpo e lo trascendono. Con quale diritto una o più persone possono stabilire, di un’altra, quando è giunto il momento di “tagliare il filo”?  
Aristotele sosteneva che “Il tutto è maggiore della somma delle sue parti” così come ogni persona è molto più della somma delle sue cellule. Il mondo moderno ha divorato una ad una tutte le certezze e le Verità assolute ben note ai nostri predecessori, come il terribile Kronos divorava i suoi figli, sino a che nemmeno la certezza tra le più ovvie sembri più tale. 
Quella che siamo corpo, anima e Spirito.

(tratto da ilgiornaleditalia.it) – Cittadinanza italiana a Indi Gregory, la bimba inglese di 8 mesi con malattia mitocondriale: “Andrà al Bambin Gesù, in UK sarebbe stata ‘staccata la spina’”

La Corte di Londra aveva deciso di interrompere i trattamenti sanitari che tenevano la piccola in vita, la decisione durante una seduta lampo del governo di farne una cittadina italiana, però, permetterà il suo trasferimento a Roma e la prosecuzione delle cure

Ad Indi Gregory è stata concessa la cittadinanza italiana dopo una seduta d’urgenza del Consiglio dei Ministri. Indi è una bambina inglese di 8 mesi affetta da una rarissima malattia mitocondriale, la sindrome da deperimento mitocondriale, che ne impedisce lo sviluppo dei muscoli. La decisione dell’Alta Corte londinese, andando contro la volontà dei genitori della piccola, aveva indicato la sospensione dei trattamenti vitali. “La soppressione di una bambina”, era stata una delle critiche più condivise a margine della decisione della Corte. Ora la piccola è cittadina italiana, e come tale sarà trasferita al Bambin Gesù di Roma, dove le procedure per tenerla in vita non saranno interrotte.

Concessa a Indi Gregory la cittadinanza italiana: la Corte londinese aveva disposto l’interruzione delle cure

Secondo indiscrezioni, la seduta del Cdm sarebbe durata appena pochi minuti, al termine dei quali Indy Gregory è diventata a tutti gli effetti una cittadina italiana. Motivo di tanta urgenza, permettere l’immediato trasferimento di Indi al Bambin Gesù di Roma, l’ospedale offertosi di accogliere la bambina inglese di 8 mesi colpita da una malattia degenerativa, la sindrome da deperimento mitocondriale, che ne impedisce lo sviluppo della muscolatura. Una corsa contro il tempo, dopo che la Corte londinese aveva stabilito, andando contro il volere dei genitori della piccola, l’interruzione dei trattamenti vitali. Di fatto, la morte.

Indi è al momento ancora ricoverata al Queen’s Medical Center, a Nottingham, dove, alle 15:00 avrebbe dovuto aver luogo l’esecuzione della direttiva della Corte di Londra. Esecuzione alla fine impedita, essendo Indi diventata cittadina italiana. Grande sollievo da parte dei genitori della piccola, il cui padre, Dean Gregory, ha commentato: “Grazie di cuore al governo, siamo orgogliosi che nostra figlia sia italiana. C’è speranza e fiducia nell’umanità”.

Esprime soddisfazione anche il legale della famiglia inglese, l’ex senatore leghista Simone Pillon, che su X (ex Twitter) ha scritto: “Ora al lavoro per rimuovere i residui ostacoli e portare la bambina presto a Roma”.