Infuria a Gaza la battaglia fra IDF e Hamas

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Mentre in Medio Oriente la situazione sta prendendo una svolta sempre più drammatica, con il ministro della Difesa israeliano Yav Galant, che minaccia di trasformare Beirut, capitale del Libano, in una seconda ‘Gaza’, continua ad infuriare lo scontro fra Palestinesi e Israeliani in città. Le forze di difesa israeliana stanno operando una manovra a tenaglia circondando la città da nord e da est. L’esercito israeliano ha già raggiunto la costa, seppur con gravi perdite di uomini e mezzi. Ciononostante, le forze israeliane sembra stiano avanzando con una certa facilità, senza incontrare una grossa resistenza fra gli edifici della città ormai completamente rasa al suolo. Dove sta Hamas? Dove sono i guerrieri per la libertà della Palestina?
La verità è che dopo settimane di immani bombardamenti a tappeto – senza alcuna attenzione per edifici civili e ospedali – gli Israeliani hanno distrutto gran parte degli edifici di Gaza e così anche possibili roccaforti palestinesi. L’avanzata israeliana è fatta con grande intelligenza perché, consapevoli di entrare in un territorio nemico ben fortificato contro una milizia che da anni si prepara a questo tipo di battaglia, si stanno muovendo con estrema cautela. Gli Israeliani avanzano lentamente, creando ampi spazi di manovra liberando le postazioni dei soldati dalle macerie con ruspe e bulldozer, per allontanare la minaccia di imboscate da parte dei soldati di Hamas.
Ora, con tutti i combattenti di Hamas sotto assedio, ma ampie porzioni di territorio occupato, gli israeliani saranno in grado di installare sensori sismici per rilevare eventuali tunnel che collegano Gaza al resto della Striscia di Gaza. Gli Israeliani sanno bene che i Palestinesi hanno chilometri e chilometri di tunnel, rifugi sotterranei e altre postazioni nascoste dove difendersi. Virale è infatti diventato il video in cui un soldato di Hamas, uscito da una botola nella boscaglia, attacca e distrugge un carro Merkava IV (4,5 milioni di dollari ca.), prima di rintanarsi nuovamente nel suo rifugio. Proprio per evitare di essere decimati dalle imboscate, l’avanzata israeliana è cauta e ben calibrata. 
Dopo queste brevi righe si può pensare: Quindi Gaza è perduta per sempre?”. La risposta è: No”. I Palestinesi sanno bene che il tempo è dalla loro parte, che possono vivere e sopravvivere per mesi nelle loro gallerie e postazione, che per ogni soldato israeliano morto l’opinione pubblica di Tel Aviv diventerà sempre meno bellicosa; che per ogni invasore sconfitto la via alla libertà si aprirà sempre di più. La strategia rimane quella di combattere con intelligenza e attenzione, cercando di decimare il nemico e i suoi costosissimi asset non appena possibile, riducendo al minimo le perdite. Il 5 novembre un soldato israeliano ha detto a Haaretz: “Vediamo a malapena i terroristi, sono sottoterra”. Altri soldati israeliani si lamentavano che mortai nascosti stavano bersagliando il loro posto di comando con estrema precisione e che dovevano cambiare continuamente posizione. I combattenti palestinesi usano i tunnel e questi piccoli fori per spostarsi da una posizione di combattimento all’altra senza essere rilevati dai droni di sorveglianza. Una tattica a cui ricorrono spesso è semplicemente sparare i loro razzi RPG agli edifici occupati dai fanti nemici, dopodiché si ritirano rapidamente e cambiano posizione.
I crimini di Israele sui civili hanno anche risvegliato un forte sentimento antisraeliano non solo in tutto il mondo arabo, ma in gran parte delle società occidentali. In Europa, ad esempio, sebbene i governi siano  – ovviamente – pro Israele, una buona parte della popolazione non crede più al racconto dell’israeliano vittima, e si schiera con sempre maggiore convinzione a fianco di Gaza e dei Palestinesi.  Alla fine, l’esito della battaglia di Gaza dipenderà in gran parte sia da ciò che farà Hezbollah a nord, sia da come reagirà il mondo arabo su questa crisi umanitaria, visto che centinaia di migliaia di civili sono intrappolati in questa zona di guerra e circondati dall’IDF senza possibilità di uscire. Se Hezbollah entrerà in campo con tutta la sua forza, gli  israeliani saranno costretti a divergere grandi attenzioni a nord, diminuendo così la pressione su Gaza.
La piega che sta lentamente prendendo l’opinione pubblica internazionale contro le azioni sanguinarie di Israele, insieme alla tenacia e alla resistenza dei Palestinesi, che possono resistere per lungo tempo dentro la città distrutta, possono mettere in crisi l’intero alto comando dell’esercito israeliano, così come le future decisioni di Tel Aviv e Washington. Come reagirà Israele quando il sostegno internazionale sarà diminuito o completamente raffreddato, e il numero di soldati ebrei caduti in battaglia sarà troppo alto da sopportare per l’opinione pubblica interna al paese? Gli Arabi palestinesi, cristiani o musulmani che siano, sono soliti sopportare povertà, sacrifici e dolore, gli Israeliani no. Come, quindi si comporterà Israele? Raderanno completamente al suolo Gaza come hanno più volte annunciato alla stampa? O continueranno a combattere, seminando morte e distruzione fra i Palestinesi e rischiando di perdere migliaia e migliaia di soldati in una battaglia difficilmente risolvibile in breve tempo?