Recensione | La mostra su Tolkien vista da noi

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Il 16 novembre è stata inaugurata a Roma (e fino all’11 febbraio), presso la Galleria Nazionale, la grande mostra che omaggia J.R.R. Tolkien. Una iniziativa che nasce da una data: quella del cinquantenario della morte del celebre scrittore inglese e da quella della prima edizione italiana del lo Hobbit.
Una mostra che ha subito fatto parlare di sé, nel bene e nel male, in perfetto stile italiano.
Una iniziativa fortemente voluta dalla destra che ha voluto rimarcare ancora una volta la passione per i testi di Tolkien (ricordiamo i giornali all’unisono che riprendevano la passerella del premier Giorgia Meloni).
Una iniziativa blandamente criticata dalla sinistra per il budget di 250mila euro, a quanto pare enorme, per sviluppare il progetto.

Al di là degli sterili battibecchi della politica parlamentare, e del legittimo dubbio (spoiler) sul come questi 250mila siano stato spesi, cerchiamo di dare una opinione sulla bontà degli intenti, sulla veridicità dei contenuti (che in tempi come questi non c’è mai da fidarsi) e sul senso che può avere oggi una mostra dedicata a Tolkien.
Partiamo subito dal secondo punto. La mostra è ricca di informazioni sulla vita di Tolkien. Nessun vezzo agiografico o intento di tirare la giacchetta dell’autore verso qualche sponda particolare.
Ricchissima di Curiosità e dettagli biografici oggettivi. E questo è un bene. Ma forse anche ciò che delude di questa mostra; ma ne parleremo più avanti.
Sulla bontà del prodotto il giudizio è sufficiente. È una mostra semplice, pulita, lineare. Ben al di sotto degli standard moderni.
Ciò che a noi importa e da valore ad una iniziativa del genere non sono certo i prestigi tecnologici e i mirabolanti effetti speciali, ma da una mostra che ha richiesto, a detta dei tecnici, un alto budget ci saremmo aspettati qualcosa di più, se non altro per immergere lo spettatore nel mondo fantastico di Arda e dell’universo tolkeniano. Mai effetti speciali sarebbero stati più d’uopo ad una mostra.
Lo scopo degli organizzatori crediamo sia stato in parte raggiunto.
Far conoscere il nome del Maestro: raggiunto. Far parlare delle iniziative culturali del centro-destra: raggiunto. Rimarcare Tolkien quale riferimento culturale della destra e liberarlo definitivamente dalle grinfie di una sinistra radical chic sincretica e dalle idee confuse: raggiunto. Far appassionare un nuovo e giovane pubblico alle opere dello scrittore inglese: nì.
E per i motivi di cui sopra, e soprattutto in base a ciò che più conta e più affascina sull’insegnamento di Tolkien, e che risponde al quesito fondamentale che abbiamo accennato all’inizio: quale è il senso che può avere oggi una mostra dedicata a Tolkien?
Non è questa la sede per chiarire la differenza tra Cultura in senso tradizionale e anagogico, e intellettualismo da pipparoli egocentrici; ne abbiamo già parlato altrove.
Quello che è importante sottolineare oggi è che la cultura di Destra, o per meglio dire una cultura tradizionale, debba avere come obiettivo l’arricchimento del fruitore, la sua crescita spirituale, la conoscenza e il miglioramento di sé.
Le nozioni e gli aneddoti da snocciolare alla bisogna, come ammoniva Evola, li lasciamo agli intellettuali di sinistra ed ai piccoli uomini che hanno solo in vista l’obiettivo di ingrassare il loro ipertrofico ego.
L’uomo non è importante, è importante l’opera. Il maestro non è importante, è importante la Via. Il guerriero non è importante, è importante fare ciò che deve essere fatto.
In Tolkien ciò che più è importante è ciò che c’è oltre Tolkien e al di là di lui.
Il mondo di Tolkien, il suo insegnamento, i valori che trasuda la sua prosa, il senso del Sacro e l’antimaterialismo, la lotta allegorica al mondo moderno, del bene contro il male, dell’eroismo dell’uomo comune e dell’esempio dei grandi eroi archetipici.
Questo è tutto ciò che conta in Tolkien e quello che valeva la pena esaltare e che avrebbe affascinato tutte quelle persone che covano una scintilla nel cuore che è candela contro le ombre di Mordor.
Tolkien può essere considerato a pieno titolo un Maestro della Tradizione moderno, un bardo ispirato dal Sacro con un destino e una missione voluta dall’Alto.
Forse questo è il maggior rimpianto per una iniziativa lodevole e potenzialmente dirompente, ma che forse è mancata di quel fuoco che avrebbe permesso di esser strumento per combattere per tutto ciò che c’è di bello in questo mondo.