le migliori 10 fake news della “informazione ufficiale” edizione 2023

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Tratto da lindipendente.it


Da sempre su L’Indipendente ci siamo presi l’impegno di aiutare i nostri lettori ad informarsi al meglio e a farsi luce tra la mole sconfinata di notizie false, distorte e ingigantite che ogni giorno circolano. Lontani dall’attività dei presunti servizi di fact-checking che vanno per la maggiore e che molto spesso si tramutano in strumenti orientati alla difesa ad oltranza della narrazione ufficiale, anche quest’anno abbiamo dovuto spendere molto tempo per verificare e demolire, dati alla mano, molti presunti scoop diffusi impunemente sui media mainstream italiani. Articoli che, se è vero che spesso già appena pubblicati destavano più di un sospetto, riletti a distanza di mesi risultano quasi comici, se non fosse che testimoniano il pessimo stato di salute e di dipendenza dai poteri politici ed economici di cui i media dominanti soffrono in Italia. Ecco a voi le 10 bufale più assurde che abbiamo smontato in questo 2023.

La presunta strage di bambini israeliani di Hamas

In ogni guerra l’informazione è un arma, ed è normale che le parti in causa diffondano notizie – spesso false – per alimentare la propria propaganda. Quello che non è normale è che i media le riportino acriticamente, dandole per certe pur senza avere possibilità di verificarle. Si tratta di una dinamica che quasi sempre riscontriamo quando le notizie provengono da Paesi nostri alleati, come nel caso di Israele. L’11 ottobre scorso, ad esempio, tutti i principali quotidiani italiani hanno dato a caratteri cubitali la notizia che i guerriglieri palestinesi di Hamas avrebbero decapitato bambini israeliani. Nei titoli non c’è alcun condizionale: “I bambini, l’orrore” (Corriere della Sera), “La strage dei bambini” (La Repubblica), “La Strage degli innocenti” (La Stampa), e via dicendo. Ebbene la notizia non è mai stata verificata ed anzi nessuno degli inviati di media stranieri sul posto ha detto di poterla confermare.

Gli illogici paragoni tra Israele e Ucraina

Un altro dei meccanismi con i quali la propaganda mediatica tira i fili del discorso unico è quello dei paragoni forzati con l’obiettivo di fare apparire strettamente connesse questioni in verità molto distanti per non dire opposte. Un caso da manuale è nel paragone tra Israele e Ucraina nelle rispettive guerre contro il popolo palestinese e contro la Russia. E così su molti media italiani è toccato leggere analisi ed editoriali che cercavano di far passare lo stato ebraico come vittima di un’aggressione esterna dello stesso tipo di quella subita dall’Ucraina per mano di Mosca. Peccato che decine di risoluzioni ONU abbiano da tempo stabilito quanto è ovvio a chiunque abbia una conoscenza minima della questione palestinese: ovvero che il Paese occupante è Israele.

Il tracollo della Russia che combatte con le pale

Alcuni articoli letti a mesi di distanza fanno veramente sorridere, è il caso ad esempio dei contenuti che ciclicamente spiegano come la Russia sia economicamente e militarmente al collasso. “Putin nel suo delirio, la Russia affonda”, titolava ad esempio La Stampa il 4 marzo 2022, in un articolo nel quale si spiegava senza timore di smentita che “la Russia è piombata in una crisi economica che sarà peggio di quella del 1991” e che tempo “altre due-tre settimane” si sarebbe rivelato che “non ha le risorse per proseguire la guerra” in Ucraina. D’altronde la crisi russa era talmente conclamata che i suoi soldati erano mandati al fronte senza armi, a rivelarlo un rapporto dell’intelligence ucraina che ai media internazionali era parso talmente poco credibile da non venire nemmeno citato, ma che a quelli italiani era invece parso evidentemente un capolavoro, al punto da dedicarci più articoli ed analisi di contorno. “Mancano munizioni, russi all’assalto del nemico con le pale” (La Repubblica), “Le truppe russe all’assalto degli ucraini con le pale” (Fanpage), “La Russia (senza fondi) combatte con le pale e i carri armati della Seconda guerra mondiale” (Il Messaggero): questo il tenore dei media mainstream nell’ormai lontano 6 marzo 2023: sono trascorsi nove mesi e le pale si sono dimostrate evidentemente molto efficaci.

Gli incredibili voti scambiati all’ONU

D’altra parte ai media nostrani la Russia oltre che al collasso pare anche tremendamente isolata sul piano internazionale e scaricata da tutti. I BRICS che si allargano? I risultati economici della Russia migliori di quelli europei? Il patto sempre più stabile con la Cina? Fandonie! I giornaloni italiani conoscono la verità e la raccontano senza sconti né indugi: “Cina e India scaricano Putin” (Il Riformista), “Cina e India riconoscono l’aggressione russa all’ONU” (Ansa), “Cina e India riconoscono per la prima volta l’aggressione russa all’ONU” (l’immancabile Open). Erano i primi di maggio e i giornali davano in questo modo una notizia sorprendente: Cina e India avevano votato contro la Russia all’ONU riconoscendo che quella all’Ucraina fosse un’aggressione. Il problema è che, travolti dall’entusiasmo, nelle redazioni dei giornali nessuno si era accorto che erano stati confusi due voti diversi e Cina e India non avevano affatto condannato la Russia.

Miracolo: l’uranio impoverito è diventato improvvisamente innocuo

L’uso dei proiettili all’uranio impoverito venne definito un crimine di guerra già dalla Corte penale internazionale nel 2001, e da lungo tempo le indagini hanno provato i danni di salute gravissimi subiti anche dai militari italiani che all’uranio impoverito furono esposti durante l’intervento nelle guerre in ex-Jugoslavia. Per molto tempo i media italiani hanno pubblicato inchieste sui danni di questi proiettili. Ad esempio, nel 2018, un articolo di Fanpage dettagliava la strage dei soldati italiani morti a causa delle munizioni con uranio impoverito: “Oltre 300 morti e 7000 malati, l’uranio impoverito nel nostro paese è stato causa di una vera e propria strage di militari”. Cinque anni dopo la stessa Fanpage come altri ha cambiato posizione come d’incanto: i proiettili all’uranio impoverito diventano di colpo “dotati di una radioattività molto bassa” e in generale “senza  rischi aggiuntivi di tossicità rispetto alle altre armi”. Come è successo che dei proiettili che avevano causato una strage di morti e malattie sia diventata improvvisamente innocua? Semplice, nel frattempo gli USA hanno deciso di inviarli all’Ucraina.

Lupi e Orsi distruggono il turismo del Trentino, anzi no…

Non che quando si tratti di verificare le notizie italiane le cose vadano sempre molto meglio. Anzi, se di mezzo ci sono interessi politici o economici la verifica diventa sempre molto difficile da riconoscere. Un esempio arriva dal Trentino nell’agosto scorso: la provincia autonoma di Trento è da mesi impegnata in una guerra senza frontiere a lupi e orsi – giudicati causa di pericoli ed ingenti danni economici – e addossa a questi animali anche lo scarso andamento della stagione turistica, trovando fedele cassa di risonanza in molti media. “La questione orsi e lupi ha influito sull’andamento delle prenotazioni per la stagione estiva” si scrive sui giornali. La questione va avanti per giorni, quando a smentirli arriva direttamente il presidente dell’Agenzia turistica territoriale, che spiega come “le camere invendute non sono da imputare alla presenza dell’orso, ma al meteo e alla situazione economica che preoccupa la nostra clientela abituale”. Caso chiuso, ma ormai il concetto è passato e molti cittadini sono stati convinti di come sia necessario abbattere orsi e lupi per salvare l’economia del territorio.

I morti per malori improvvisi in Italia

Le bufale chiaramente non provengono solo dai media mainstream, ed anche a quanto circola in rete c’è da fare molta attenzione. Per questo non abbiamo mancato di smontare contenuti allarmistici e fuorvianti che si erano diffusi a macchia d’olio su chat e social network. Un caso interessante è stato quello della presunta notizia degli oltre 850 mila morti per malori improvvisi in Italia certificati dall’Istat. Una notizia in realtà compresa male e diffusa in maniera del tutto irresponsabile da alcune pagine molto seguite.

L’Italia maglia nera d’Europa?

Vi sono poi temi sui quali pare essere il senso comune più che la conoscenza a parlare. I media, in questi casi, finiscono a ripetere presunte verità che non vengono verificate probabilmente per semplice pigrizia, alimentando però in questo modo narrazioni inesatte. È il caso ad esempio della situazione del lavoro e del suo costo in Italia: non certo idilliaca, ma nemmeno la peggiore come la vulgata mediatica sottolinea. “Stipendi, Italia maglia nera in Europa” titolava ad esempio La Stampa, “Salari, Italia maglia nera Ue: persi 40 miliardi” ribadiva il Corriere della Sera.  Eppure andando a leggere i dati non è così e la realtà – una volta tanto – è meno nera di quanto i media mainstream la vogliano raccontare.

Aiuto, la Brexit!

L’ipotesi che possa esserci vita, lavoro ed economia anche al di fuori dell’Unione Europea è un vero e proprio sconvolgimento inammissibile per buona parte dei giornali dominanti italiani. E così che ogni volta che dal Regno Unito arriva una notizia di problemi di qualsiasi tipo gli analisti da salotto si fiondano ad affermare con incrollabile fede che la colpa è tutta della Brexit. Nell’inverno scorso anche la carenza di frutta e verdura era stata interpretata come un problema dovuto all’uscita dall’UE di Londra: La Repubblica addirittura riportava tragiche scene da economia di guerra, con “scaffali vuoti e razionamenti nel supermercati”. Ovviamente è bastato poco per capire che le cose erano un tantino differenti da come raccontate…

Milioni di cinesi sono morti per il Covid, ancora una volta (o forse no)

I media italiani hanno anche un altro riflesso incondizionato: aspettare ogni ciclica ondata di Covid per predire con immarcescibile convinzione che la Cina stia crollando ed è condannata ad un’ecatombe di morti e ribellioni. È successo anche all’inizio di quest’anno, quando di fronte a un panorama di contagi e ricoveri in crescita, giornali e virologi avevano presto sentenziato: “Senza vaccini a Rna sono indifesi” (La Stampa), “La situazione Covid-19 in Cina rischia di rappresentare una futura bomba biologica” (l’immancabile virologo Matteo Bassetti), “Covid: la Cina rischia un milione di morti” (Agi). E niente, ancora una volta non è successo.