In Maria, maternità e maternità spirituale

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Condividiamo le riflessioni di inizio anno del Mons. Giovanni D’Ercole (apparso su “la Domenica” del 1° gennaio 2024), che contestualizza la dedicazione a Maria, da parte della Chiesa Cattolica, del primo giorno dell’anno civile, anche nell’ottica di santificare il tempo profano, radicandolo nella dimensione sacra.
Tali riflessioni sono suscettibili di porsi ben al di là di un orizzonte confessionale, afferendo al valore del tempo, alla maternità spirituale (quale dimensione da realizzare nella propria anima) e al valore della maternità in sé come dono.

Il riflesso del volto tenero e misericordioso di Dio

Dal 1968, per decisione di san Paolo VI, ogni anno nuovo si apre nel nome di Maria «Madre di Dio» in una giornata dedicata alla preghiera per la pace. Gesù, che è la nostra Pace, come scrive san Paolo (Ef 2,13), è venuto nel mondo grazie a Maria, Madre di Dio, e si è fatto uomo. L’odierna festa ci conduce a Efeso, in Turchia, dove era la casa di Giovanni evangelista, il quale prese con sé Maria, perché Gesù morente li aveva l’uno all’altra affidati come madre e figlio (Gv 19,25-27). Fu proprio a Efeso che l’11 ottobre del 431 si giunse a formulare il primo dogma mariano della Chiesa.

Fu l’esito di un aspro dibattito teologico tra due diverse fazioni; tra chi difendeva la dottrina che Gesù è vero Dio e vero uomo e chi, invece, sosteneva che Gesù è vero uomo, ma è Dio solo per una speciale adozione divina. Per i primi Maria è Madre di Dio (in greco Theotokos), per gli altri è solo madre dell’uomo Cristo, e quindi non madre bensì portatrice di Dio in sé (Theophoros). Da allora noi professiamo che Maria diede alla luce non un uomo, ma Dio fattosi uomo, e questo è importante per noi: se, infatti, Maria è vera Madre di Dio, tutto può sul figlio Gesù e tutto può anche per noi, divenuti suoi figli spirituali. In lei si realizza il prodigio della maternità divina, e per questo, diventa modello di fiducia per ogni donna chiamata a generare la vita. La maternità della vergine Maria, umanamente impossibile, si realizzò perché come disse l’angelo Gabriele, «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37), e, se si nutre la stessa fiducia, si diventa pronti ad accogliere quel che Dio dona.

Parlare di maternità come dono non è facile in un tempo come il nostro, in cui si rivendica la maternità come un diritto e una conquista, con il ricorso a maternità surrogate con ogni mezzo e metodo artificiale, sino a giungere all’utero in affitto e al commercio dei gameti, prenotando un figlio quasi come un prodotto da un catalogo. Tutto questo unito, specialmente in Occidente, a una crisi delle nascite e al sempre più frequente ricorso alle varie pratiche per impedire la nascita di figli o per ucciderli appena concepiti o nati, è il segno di una sofferenza sociale che ci provoca tutti. Piuttosto che giudicare e condannare, occorre rendersi conto che siamo nel pieno di un’umanità smarrita e confusa, ma anche assetata di speranza e di consolazione. Il desiderio di maternità oltre ogni umana possibilità, non è spia di una solitudine che cerca amore e, allo stesso tempo, segno della fatica di realizzarlo?

La Chiesa vuole che un nuovo anno inizi con la presenza di Maria Madre di Dio perché laddove domina l’incertezza, la paura e lo stordimento dell’anima, solo la carezza di una Madre può restituire sicurezza e pacificare il cuore. Possa il volto tenero e misericordioso della Madre di Dio incoraggiare ogni donna ad essere aperta alla vita, generandola fisicamente o spiritualmente, come avviene per quelle donne che non riescono ad avere figli o si consacrano nella verginità al servizio del regno di Cristo. Maria ci aiuti a comprendere che la maternità è sempre un aprirsi e aprire alla vita, e questo comporta un prezzo da pagare: se la vita è dono, allo stesso tempo è sacrificio e rinuncia, gioia ma anche sofferenza e dolore. Maria ha vissuto la sua maternità nella totale fiducia in Dio, accettando, pur non comprendendo, che Gesù facesse il suo cammino, per lei irto di inquietudine.

Con Gesù ha patito le incomprensioni dei discepoli, l’abbandono degli amici e finalmente il martirio della croce. Tutto però è stato ripagato dalla gioia della risurrezione. La vita e la pace vanno insieme: per questo oggi la Chiesa ci invita a invocare dalla Madre di Dio il dono della pace per ogni cuore, per le famiglie, le comunità e il mondo intero. Madre in ascolto d’ogni figlio, Maria sussurra al cuore di ogni suo figlio: «Non avere paura. Non ci sono forse io che sono tua madre?».

+ mons. Giovanni D’Ercole, Vescovo