In memoriam | Hiro Honoda e la fedeltà

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L’esempio che viene riportato è quello di Hiroo Onoda: a dieci anni dalla sua scomparsa (Kainan, 19 marzo 1922 – Tokyo, 16 gennaio 2014), è giusto ricordare e tenere costantemente viva la memoria di questo eccezionale combattente, che mai rinnegò la parola e il giuramento fatto verso l’Imperatore e il Giappone.
Onoda è ricordato per il tempo passato nella giungla filippina di Lubang dove, insieme ad altri commilitoni (che si arresero prima di lui, chi per problemi fisici o per altre difficoltà), porterà avanti azioni di guerriglia, rifiutando di arrendersi. La sua battaglia continuerà per trenta lunghi anni, durante i quali come “soldato fantasma” affronterà ostacoli di ogni sorta tra i quali la fame e la solitudine. Inoltre, non mancheranno schermaglie con le pattuglie americane e filippine che, conclusa la guerra, tenteranno invano di catturarlo.
Hiroo ci lascia nel suo scritto/memoriale un manuale semplice ma di estrema bellezza, che può aiutare ognuno di noi ad affrontare i tempi nei quali siamo chiamati a vivere. Tempi dissoluti dove gli ideali vengono meno e tutto è “liquido” e senza solide basi. È da questi esempi che dobbiamo trarre continuamente energie e stimolo per avanzare.

Ma oltre a questo, ‘Dietro le linee’ (così titola il libro di Onoda) è capace di farci apprezzare la semplicità e la bellezza del creato che può donarci energia e forza. Le notti stellate della giungla filippina e i doni che riceverà da essa per sopravvivere sono spesso ricordati con gioia da Hiroo. Questo aspetto di vicinanza e rispetto della natura lo troviamo anche riportato in maniera poetica nei passi della canzone di Massimo Morsello a lui dedicata nell’album “Per me… e la mia gente”:
“E cosi tra flash e radio la sua storia fu chiarita,
ma lui rimpianse la pallottola che non gli levò la vita
e rimpianse pure il canto della natura abbandonata,
foresta per lui sorella di quell’ultima crociata.”
 
La guerra di Hiroo si concluse nel marzo 1974, sempre con rettitudine. Decise, infatti, di arrendersi solamente al Maggiore Yoshimi Tanigushi, suo ufficiale superiore durante la guerra. Il maggiore sollevò dalla consegna il tenente Hiroo Onoda, il quale consegnò così il suo fucile, mantenuto perfettamente funzionate per trent’anni, e fece ritorno in Giappone con la propria spada di samurai.
“In qualità di ufficiale dell’esercito imperiale,
avevo ricevuto una consegna:
Sarebbe stato vergognoso per me
Non essere all’altezza di osservarla.”
Hiroo Onoda