FUOCO 12 | C’eravamo tanto a(r)mati

141

Il vecchio ordine mondiale bipolare è vecchio, stracotto, finito.
Tutti gli stravolgimenti contemporanei corrispondono a una fase di transizione tra un ordine e un altro, forse. Questo – che potrebbe essere l’incipit di un nuovo saggio geopolitico – deve necessariamente estendersi su ogni piano delle attività umane. L’illusione della ‘fine della Storia’ – citando la sgangherata visione del famoso storico americano Francis Fukuyama – aveva incantato milioni di persone. Incantato e, allo stesso tempo, illuso. Quello che doveva essere il trionfo della superpotenza statunitense e la sua vittoria contro ogni nemico in campo artistico, militare, culturale, economico, intellettuale e valoriale si è rivelato essere un grande fallimento storico o, piuttosto, una fase necessaria. Voluto o meno dalle grandi élite globali – che si riuniscono a Davos come ad Aspen, o chissà dove… – il mondo sta subendo un nuovo rivolgimento non solo politico, economico e militare ma, come ogni fenomeno che si determina sulla Terra, di origine essenzialmente spirituale.
«Siamo alla fine di ciclo», afferma Julius Evola nelle prime righe di Orientamenti e, coerentemente con la visione contenuta nei trattati sapienziali, ci lascia un monito significativo per i tempi da affrontare.

Tutto porta a considerare che ci si stia dirigendo verso una permanenza di guerre scellerate, sanguinose e imposte, come sta accadendo in ogni angolo del pianeta. Del resto, nessuna Pax Americana ha portato pace nel mondo e, secondo i folli dettami di Washington, quella di nessun altro deve prevalere. Non quella russa, per la quale è stata aperta anche la piaga ucraina. Né, tantomeno, quella del temibile Drago cinese, assai ben conosciuto dagli oscuri burocrati di Capitol Hill. Del resto, pensare a uno scenario da Guerra Fredda, stile anni ’50, è del tutto illusorio.
Valutare come ininfluenti gli effetti del debito statunitense – detenuto in gran parte dalla Bank of China, tramite cui tiene letteralmente ‘per le palle’ gli USA – sarebbe un drammatico errore di valutazione, per tutti gli effetti politici, economici, finanziari, militari e geopolitici.
Come, del resto, è stata sottovalutata la Cina, che sotto il naso del mondo, da potenza emergente quale era fino a pochi anni fa, è prima diventata un valido concorrente e, successivamente, si è affermata quale autentica e indiscussa potenza che detiene la supremazia su ogni altra nazione del mondo.

È stato – ed è tuttora – necessario, quindi, per l’Alleanza occidentale innescare una serie infinita di focolai, di guerre per procura, mantenendo uno squilibrio permanente che non pregiudichi ma, anzi, rafforzi in massimo grado il sistema delle reti finanziarie globali. A tale riguardo, non risulta casuale la coincidenza tra lo sviluppo del progetto e l’affermazione del Grande Reset Tecnologico che, secondo una chiara ma oscura visione distopica, rappresenta l’obiettivo perseguito razionalmente dalle grandi centrali finanziarie, lobby economiche, banche e fondi speculativi. Il grande sabba finale, il trionfo della materia scatenata che incombe su un’umanità totalmente schiavizzata e affranta come atto conclusivo della Grande Parodia che ne sarebbe il risultato auspicato. L’esatto contrario del piano divino nel Creato. Considerando, aspetto non secondario, che qualcuno sta direttamente lavorando e cooperando con il Nemico per l’Apocalisse.
Come spiegare altrimenti, il reiterato massacro del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania? Come spiegare la totale anestetizzazione dei cuori di fronte alle migliaia di bambini macinati sotto le bombe, in mancanza di cibo, acqua, elettricità, dal governo sionista di Tel Aviv?
L’umanità che popola questi tempi – capace di commuoversi a comando quando l’agenda unica dei media lo prevede perentoriamente – può darsi una soluzione per i destini futuri del pianeta? La popolazione occidentale, che vive di suggestioni provocate a tavolino, dopo aver espulso quasi del tutto Dio dalla propria esistenza, può realisticamente trovare delle vie di pace per se stessa e per il mondo?
Senza la consapevolezza di un Altro o di un Alto Mondo, una pace lunga e duratura è pressoché impossibile, nonostante le prediche laiche o simil-religiose dei falsi profeti dei diversi schieramenti. Fuori dai convenevoli, dunque, la risposta non può che essere una: senza Dio, senza l’affermazione del Sacro, fondata su Verità e Giustizia, non può esservi pace. Consegue l’inevitabile situazione, pressoché permanente, di una guerra disumana: una guerra a bassa intensità, asimmetrica, economica, civile o incivile, esogena o endogena, uno stato di paura e di terrore generalizzato, dove predominano l’insicurezza e il disagio utili ai dominatori, la cuccagna per i padroni del mondo.

La condizione primaria indifferibile è sgomberare il campo dalle interpretazioni manichee e strumentali che i significati di guerra e pace hanno assunto nei tempi attuali. Senza una eradicazione radicale di tutti i pregiudizi, i sentimentalismi, gli umanitarismi di cui la cultura globale contemporanea è infarcita, non solo è impensabile affrancarsi da uno stato di caos globale dove regnano menzogna e ingiustizia, ma è inconcepibile cogliere in maniera corretta gli stessi significati – profondi – di guerra e pace. Queste ultime, infatti, più che il semplicistico risultato di ideologie o filosofie, sono condizioni correlate e strettamente connesse con l’ordine celeste. Come afferma René Guénon, «ritenere la storia dell’uomo come isolata, in qualche modo da tutto il resto, è un’idea esclusivamente moderna, in netta opposizione con l’insegnamento di tutte le tradizioni, che, al contrario, sono unanimi nell’affermare l’esistenza di una correlazione necessaria e costante tra l’ordine cosmico e quello umano».

Tuttavia, pensare che le genti contemporanee possano ‘magicamente’ essere ricondotte a purezza e lealta, senza un radicale e rivoluzionario cambiamento, è semplicemente irreale. Lasciamo questa favola ai decadenti esponenti religiosi, ai filantropi e agli ambientalisti, ai media e ai politicanti di ogni risma, il cui interesse è tenere a bada la massa anodina a ogni latitudine, popolata dagli utili idioti che si fidano della tirannia globale. La soluzione, responsabilizzante e netta, non può prescindere dalla presa di coscienza delle precedenti parole dell’Autore francese, che bene esprimono la necessità di una cooperazione attiva e consapevole con la volontà divina. Tertium non datur.
Cooperazione che richiede un percorso formativo e personale la cui affermazione deve avvenire in ogni ordine (religioso, politico, economico, sociale e culturale), attraverso un respiro comunitario, fino ad assumere – in conformità con il destino di questa fine di ciclo – una vera e propria missione civilizzatrice. Come ci ricorda Marco Aurelio, per salvarsi dai flutti travolgenti dell’attuale modernità «siate come lo scoglio contro il quale si frangono le onde, ma che si erge immobile a dominare la furia delle acque». Un lavoro immane, indubbiamente, ma l’unico in grado di favorire la ricostruzione di ponti di pace tra la terra e il Cielo, rispetto al quale non cè più tempo da perdere.