Giù le mani dalle Fiabe!

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“La sinistra riparta da Paola Cortellesi!” Preparatevi a questa nuova tiritera mediatica, con tanto di lodi sperticate da parte dei sinistri e dei telegiornali all’attrice, e da poco regista, Paola Cortellesi, dopo che si è pubblicamente esposta contro le fiabe tradizionali. Chiamata all’inaugurazione dell’anno accademico della prestigiosa, e al contempo costosa, Università Luiss di Roma, la Cortellesi si è lanciata in diversi strali contro il patriarcato, il sessismo, il sessismo del patriarcato, e la società odierna; ma la sua vittima prescelta sono state le fiabe. Indifese, antiche, ricche e vere fiabe. Fra le sue uscite sgangherate, un misto fra battute poco divertenti e cliché femministi, i giornali riportano cose del tipo: “Perché il principe ha bisogno di una scarpetta per riconoscere Cenerentola, non poteva guardarla in faccia?” o, peggio ancora, “siamo sicuri che se Biancaneve fosse stata una cozza il cacciatore l’avrebbe salvata lo stesso?”.
Si è acceso subito – e giustamente – un intenso dibattito intorno alle parole dell’attrice. Eppure, il suo attacco alle fiabe non è niente di nuovo. Al di là dell’Oceano Atlantico, da anni ormai gli estremisti ANTIFA e LGBTQ+, insieme ai democratici e i liberali stanno deformando, sovvertendo, stravolgendo e distruggendo le fiabe, dichiarate come relitti sessisti, maschilisti, patriarcali, antiquati e da ‘ancien regime’ di un mondo che deve essere distrutto. L’attacco alla fiaba, alla fantasia, ai racconti tradizionali, alle più semplici tradizioni popolari tramandate di padre in figlio, di nonno in nipote, di madre in figlia, è l’ennesimo tentativo di distruggere le fondamenta della nostra Civiltà. Non è un caso, infatti, se proprio in America – e malauguratamente stanno arrivando anche qua – vanno di moda le fiabe lette da transessuali e drag queen  agghindati come streghe e mostri spaventosi; fiabe, ovviamente, piene di concetti pericolosi e dogmi ideologici gender.
Perché attaccare le fiabe, dunque? Perché le fiabe, con tutta la semplicità della Verità e del mondo tradizionale, raccontano ciò che c’è di più vero al mondo. Raccontano di ordine, di sacrificio, di bene e male; raccontano del coraggio di opporsi ai malvagi, sempre più potenti e arroganti, raccontano le buone maniere, la gentilezza e la sincerità, l’amore puro e sincero. Raccontano, dunque tutto ciò che il mondo fluido, trasformista, deviato, malato e invidioso del transfemminismo LGBTQ vuole distruggere.
Difendere le fiabe, Cappuccetto rosso, Biancaneve, Cenerentola e tutte le altre, a volte meno famose, che ogni settimana compaiono su questo nostro sito, è un nostro sacro dovere. Perché difendere le fiabe vuol dire difendere la nostra tradizione, vuol dire difendere la Verità, vuol dire difendere la Civiltà.

(tratto da tg24.sky.it) – Paola Cortellesi e il sessismo nelle fiabe. Il suo monologo alla Luiss di Roma

L’attrice e regista ha inaugurato l’anno accademico dell’università Luiss Guido Carli. Per l’occasione, ha scelto di offrire un monologo sul sessismo nelle fiabe. “Se Biancaneve fosse stata una cozza, il cacciatore non l’avrebbe salvata”, ha detto durante il suo discorso inaugurale.

L’attrice e regista, reduce dallo strepitoso successo nelle sale del suo debutto da regista C’è ancora domani, è stata chiamata a inaugurare l’anno accademico dell’università Luiss Guido Carli, occasione in cui ha voluto parlare dell’esistenza di luoghi comuni che costruiscono l’immaginario collettivo delle donne nelle favole.

Oltre a dire “siamo sicuri che se Biancaneve fosse stata una cozza il cacciatore l’avrebbe salvata lo stesso?”, Cortellesi ha aggiunto: “Perché il principe ha bisogno di una scarpetta per riconoscere Cenerentola, non poteva guardarla in faccia?”. Queste sono alcune delle parole del monologo di Paola Cortellesi, come riporta il Corriere della Sera.

Il monologo di Paola Cortellesi

Cortellesi incomincia in questa maniera il suo monologo, con l’intento di mettere l’accento “sulla necessità di riconoscere quei luoghi comuni, gli stereotipi, che a suo parere hanno costruito la cultura patriarcale e maschilista nel nostro Paese”, scrive Federica Bandirali in un articolo apparso nelle scorse ore sul Corriere.

“Rimanete originali, siate pazzi, ma non per forza straordinari”, ha detto l’attrice e regista alla platea. Il suo monologo si è concluso con l’intervento di Paola Severino, Presidente della Luiss School of Law, la quale ha posto l’accento sulle donne che hanno segnato la vita di altre donne. Donne eccezionali come Lina Merlin (nel primo comma dell’articolo 3 della Costituzione della precisazione “senza distinzione di sesso”), Rosa Oliva (grazie a lei si sono aperti i concorsi pubblici alle donne), Franca Viola (che si è opposta al matrimonio riparatore dopo una violenza sessuale) e Tina Anselmi (suo il merito del riconoscimento della parità salariale).

Il presidente della Luiss, Luigi Gubitosi: “Paola Cortellesi è un’ambasciatrice straordinaria”

“Diritti, inclusione e sostegno al merito sono i valori che cerchiamo di trasmettere ogni giorno ai nostri studenti e che trovano, in Paola Cortellesi, un’ambasciatrice straordinaria”, ha commentato il presidente della Luiss, Luigi Gubitosi. “Stimolare la sensibilità e la consapevolezza dei più giovani su temi cruciali come questi significa arricchire la loro formazione e rafforzare l’impegno e la responsabilità di Luiss come ateneo internazionale, aperto alle sfide del futuro e connesso con il mondo reale”.

Come riporta Valentina Lupin in un articolo appena uscito su La Repubblica, l’ateneo intitolato a Guido Carli nell’anno appena concluso ha migliorato la propria posizione nelle classifiche globali dell’Higher education, a partire dal primo posto in Italia, secondo in Europa e quattordicesimo al mondo per gli studi politici e internazionali nel prestigioso qs Ranking by subject 2023.

Sempre nel corso del 2023, ha raggiunto il 30° posto nella classifica del Financial Times masters in management, guadagnando oltre venti posizioni. Anche sulla sostenibilità, la Luiss è, secondo il Ranking World University UI Greenmetric, la 15° università più green e prima per la categoria “Energy and climate change” a livello globale.

Luiss, un ateneo il cui ruolo è “educare alla diversità i futuri leader globali”

“Il ruolo del nostro ateneo è educare alla diversità i futuri leader globali che gestiranno la complessità delle sfide geopolitiche, economiche, giuridiche e tecnologiche che accelerano e trasformano il mondo. Studentesse e studenti, infatti, dovranno acquisire nuove competenze, allenandosi a formulare domande, a risolvere problemi e ad esplorare soluzioni innovative. Imparare a disimparare: sarà questa la capacità che consentirà loro di reinventarsi nel corso di carriere non più lineari e convenzionali”, queste le parole del rettore Andrea Prencipe.

La professoressa Paola Severino, presidente della Luiss school of law, aggiunge: “Se ripercorriamo il cammino per la parità di genere, nell’ispirazione della nostra costituzione, constatiamo importanti conquiste lungo le direttrici distinte e complementari della sfera pubblica e di quella privata. Talune, tuttavia, pienamente realizzatesi a decenni di distanza dall’entrata in vigore della nostra carta costituzionale. Resta ancora molta strada da percorrere, per i giovani una sfida importante. L’educazione, la formazione, la scuola, l’università e il senso della legalità e del riconoscimento del merito sono determinanti nel raggiungere il fondamentale risultato della uguaglianza di genere”.