Cinquant’anni senza Evola e Romualdi

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Tratto da RigenerazionEvola


In uscita per Cinabro Edizioni e RigenerAzione Evola un’antologia dei contributi di Adriano Romualdi pubblicati su L’Italiano (1959-1973).
 
Dicembre 2023, gennaio 2024.
Si chiude l’anno “romualdiano” e si apre l’anno “evoliano”: sono passati cinquant’anni dal momento in cui Adriano Romualdi (1940-1973), prima, e Julius Evola (1898-1974), dopo, hanno lasciato la loro vita terrena dedicata alla determinazione e codificazione di un linguaggio, alla chiarificazione e conservazione di una visione del mondo, alla definizione e trasmissione di una cultura che fosse “tradizionale” e, al contempo, “di destra”.
Il biennio 1973-1974 e, con esso, gli odierni anniversari dei relativi cinquantennali rappresentano una sorta di trapasso bifronte sotto il segno di Giano, uno di quei “riti di passaggio” che fondano quelle “società degli uomini” sui quali tanto entrambi hanno scritto: quelle iniziazioni con le quali i “figli” perdono e, contemporaneamente, diventano “padri”, quelle perdite che sono al contempo conquiste, quei sacrifici e distacchi che favoriscono la nascita e maturazione degli “ordini”, quei lasciti con i quali gli “eredi” ricevono dagli “avi” il testimone nonché la responsabilità e l’onere di custodire, vivificare e trasmettere quanto ricevuto ai posteri.
Il “salto” e il “trapasso” si è aperto con il 12 agosto ’73 e si è chiuso con l’11 giugno ’74: la destra italiana con l’apertura e chiusura di questa parentesi si è scoperta orfana dei suoi principali intellettuali capaci di informarla e formarla, conservarla e rinnovarla.
Contro natura è stato il “discepolo” – anche se “allievo” del “maestro” non si è mai voluto definire ma che sicuramente fu colui il quale, come è stato scritto da Gianfranco de Turris, «più ne aveva assimilato e meglio interpretato le idee» – a lasciare prematuramente il “maestro”, il quale, nel fascicolo dell’agosto-settembre 1973 de L’Italiano – la rivista fondata e diretta dal padre di lui Pino e alla quale lo stesso Evola collaborò proficuamente[1] – scrisse brevi e dense pagine di commemorazione: «Con la morte del carissimo giovane amico Adriano Romualdi, dovuta ad una brutta contingenza, la nuova generazione orientata in senso “tradizionale” e di Destra viene a perdere uno dei suoi più qualificati esponenti»[2].
All’indomani di quel fatidico incidente d’auto sulla via Aurelia nei giorni dell’esodo ferragostano, intere generazioni – tra le quali possiamo quindi annoverare anche quella di Evola – hanno perso un luminoso riferimento e un vivo animatore; e un intero “mondo” – quello della Tradizione e di coloro che, da “destra”, ad essa da allora si rivolgono – si è risvegliato orfano di colui il quale gli aveva, con nemmeno trentatré anni di vita alle spalle, fornito una “visione”, mettendo a frutto il migliore insegnamento evoliano attraverso la messa a punto di una Weltanschauung di cui il nostro gruppo, umano prim’ancora che editoriale, è profondamente debitore.
È per questo motivo che – con l’aiuto degli amici Mario Michele Merlino e Rodolfo Sideri – Cinabro Edizioni ha deciso di commemorare assieme a RigenerAzione Evola – che ha oltretutto lanciato un anno di iniziative per commemorare il cinquantennale evoliano – il citato “anniversario bicefalo” con una pubblicazione che potesse omaggiare e offrire testimonianza ad entrambi: sono stati allora raccolti tutti gli articoli pubblicati da Adriano Romualdi su L’Italiano tra il 1959 e il 1973.
Un’antologia che nasce con la convinta e ambiziosa pretesa di evitare il rischio che il suo lascito culturale e la sua opera – «sparsa sovente su riviste dimenticate e/o ormai introvabili» – potessero «cadere nell’oblio, nonostante il suo insegnamento venga ricercato «dalle nuove generazioni che sentono citare Adriano Romualdi ma non ne conoscono gli scritti»[3].
Non a caso, gli ultimi tre articoli in ordine di tempo mandati in stampa da Adriano per L’Italiano, tra il maggio e il luglio 1973, furono redatti proprio per commemorare il 75° compleanno di Evola, a mo’ di appendice, sintesi e postilla al suo saggio già pubblicato per Volpe in occasione del 70° genetliaco del medesimo: a fronte dei segnali di «stanchezza» che la discussione sulla «cultura di destra» stava offrendo, un imperterrito Romualdi volle «approfittare del settantacinquesimo compleanno di Evola per rievocare, con la necessaria ampiezza, il contributo da lui dato a quella cultura che – collocandosi fuori dagli ideali del progressismo, dell’umanitarismo e dell’egualitarismo – può a ben diritto chiamarsi “di destra”»[4].
In occasione di uno degli ultimi colloqui tra Evola e Romualdi, i due si intrattennero a riflettere e meditare sul detto «la vita è un viaggio nelle ore della notte».
Dopo la loro morte, il viaggio si è fatto più difficile e la notte più buia, senza luna né stelle, ma la torcia da loro accesa è viva e custodita ancora da chi, dopo quel biennio, si è risvegliato orfano ma anche e soprattutto erede.
 
[1] I cui contributi sono stati ora raccolti da Alberto Lombardo in J. Evola, L’Italiano (1959-1973), Fondazione Julius Evola, Roma, 2023.
[2] J. Evola, Per Adriano Romualdi, in L’Italiano, agosto-settembre 1973, pp. 485 ss. ora in A. Romualdi, Su Evola, Fondazione Julius Evola, Roma, 1998, pp. 19 ss.
[3] «… Resta il suo lascito culturale, la sua opera cui fare riferimento, che, sparsa sovente su riviste dimenticate e/o ormai introvabili, corre il rischio di cadere nell’oblio, nonostante venga ricercata dalle nuove generazioni che sentono citare Adriano Romualdi ma non ne conoscono gli scritti …» (Gianfranco de Turris, Adriano Romualdi e Julius Evola, in A. Romualdi, Su Evola, Fondazione Julius Evola, Roma, 1998, p. 18).
[4] A. Romualdi, I 75 anni di Julius Evola (I), ora in Un italiano per l’Europa, Cinabro Edizioni, Roma, 2024.